Scuola

Mense, dal Consiglio di Stato via libera al pasto da casa. Presidi: “Sentenza giusta”

La pronuncia è relativa al regolamento voluto dal sindaco di Benevento Clemente Mastella, che vietava ai bambini di consumare cibo confezionato fuori dalla scuola. Ma per i giudici interferiva con la circolare del Miur del 3 marzo 2017, che confermava la possibilità di portare la "schiscetta". Genitori: "Ora i Comuni non avranno più alcun potere"

Si riapre la partita sul panino da casa. A dare il via libera alla schiscetta ora è arriva una sentenza del Consiglio di Stato che non darà più alcuno scampo a presidi e comuni che finora hanno negato a mamme e papà di mandare a scuola i figli con il pranzo anziché usufruire del servizio di mensa. A perdere la battaglia è il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che aveva approvato un regolamento che vietava il consumo a scuola di cibi portati da casa. Cinquanta genitori avevano fatto ricorso al Tar della Campania e il tribunale, il 26 settembre 2017, aveva sospeso il regolamento per poi bocciarlo con la sentenza del 13 marzo scorso.

Una battaglia che non si è fermata lì perché Mastella aveva deciso di appellarsi al Consiglio di Stato che ora ha dato ragione ai genitori parlando di “un’incompetenza assoluta del Comune che con il regolamento impugnato impone prescrizioni ai dirigenti scolastici, limitando la loro autonomia con vincoli in ordine all’uso della struttura scolastica e alla gestione del servizio mensa”. La decisione, secondo Mario Rusconi dell’Associazione nazionale presidi, “toglie dall’imbarazzo i dirigenti che ora avranno qualche difficoltà in meno di fronte alle richieste dei genitori. Questa sentenza servirà non solo a mamme e papà ma anche a noi. Abbiamo sempre ribadito che siamo a favore delle norme igieniche ma non al talebanismo. Il genitore ha tutto l’interesse a far portare al bambino cibi sani. Il Consiglio di Stato ha ben fatto a bocciare Mastella”.

Per i giudici amministrativi quel regolamento tra l’altro “interferisce con la circolare del Ministero dell’Istruzione 348 del 3 marzo 2017, rivolta ai direttori degli uffici scolastici regionali” che – in attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sui ricorsi proposti dallo stesso Miur contro le pronunce dei giudici di merito – ha “nelle more, confermato la possibilità di consumare cibi portati da casa, dettando alcune regole igieniche ed invitando i dirigenti scolastici ad adottare una serie di conseguenziali cautele e precauzioni”.

Una vittoria per i comitati genitori che hanno sostenuto la battaglia per il panino da casa e soprattutto per Giorgio Vecchione, avvocato e papà divenuto leader di questo movimento in tutt’Italia: “Con questa sentenza i Comuni non avranno più alcun potere. È uno strumento in più per i presidi in buona fede. Un genitore d’ora in poi si potrà presentare dal dirigente scolastico con in mano questa sentenza. Ma sia chiaro: non è finita qui. Incontreremo ancora ostacoli da parte dei presidi e dei comuni”. Il legale ricorda che “è proprio l’aspetto igienico sanitario, da sempre brandito dagli oppositori del pasto da casa, che ha offerto al Consiglio di Stato l’occasione per confermare i principi già affermati dal Tar Campania“. E cioé che “l’assunto che il consumo di pasti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente possa rappresentare un comportamento scorretto dal punto di vista nutrizionale si manifesta irrispettoso delle libertà”.