Cronaca

Caso Viganò, Papa Francesco risponde con il Vangelo: “Contro lo scandalo la verità è mite, la verità è silenziosa”

Le parole del pontefice arrivano mentre imperversano ancora le discussioni sul monsignore che in una lettera ha sostenuto che Bergoglio fosse a conoscenza dei comportamenti dell’ex cardinale Theodore McCarrick accusato di pedofilia e successivamente di aver incontrato durante il suo viaggi in Usa funzionaria che rifiutava nozze ai gay

Lo aveva detto che non avrebbe parlato, “il giudizio fatelo voi”. E anche di fronte al nuovo attacco di monsignor Carl Maria Viganò Papa Francesco resta sulla sua linea. “La verità è mite, la verità è silenziosa”, “con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione”, l’unica strada da percorrere è quella del “silenzio” e della “preghiera” ha detto Bergoglio riprendendo la celebrazione della messa nella cappella della Casa Santa Marta dopo la pausa estiva. Le parole del pontefice arrivano mentre imperversano ancora le discussioni su Carlo Maria Viganò che in una lettera ha sostenuto che Bergoglio fosse a conoscenza dei comportamenti dell’ex cardinale Theodore McCarrick accusato di pedofilia e successivamente che il papa ha incontrato durante il suo viaggi in Usa funzionaria che rifiutava nozze ai gay.

Il Papa – riferisce il sito della Santa Sede Vatican News – è partito dall’odierno Vangelo di Luca, in cui Gesù, tornato a Nazareth, viene accolto con sospetto. La narrazione evangelica permette, dunque, di “riflettere sul modo di agire nella vita quotidiana, quando ci sono dei malintesi” e di comprendere “come il padre della menzogna, l’accusatore, il diavolo, agisce per distruggere l’unità di una famiglia, di un popolo“. Giunto nella sinagoga, Gesù è accolto da una grande curiosità: tutti vogliono vedere con i propri occhi le grandi opere di cui è stato capace in altre terre. Ma Gesù usa solo “la Parola di Dio”, un’abitudine che adotta anche quando “vuol vincere il Diavolo”. Ed è proprio questo atteggiamento di umiltà che lascia spazio alla prima “parola-ponte”, ha chiarito il Papa, una parola che semina il “dubbio”, che porta a un cambio di atmosfera, “dalla pace alla guerra”, “dallo stupore allo sdegno”. Con il “suo silenzio” Gesù vince i “cani selvaggi”, vince “il diavolo” che “aveva seminato la menzogna nel cuore”. “Non erano persone, erano una muta di cani selvaggi che lo cacciarono fuori dalla città – ha detto -. Non ragionavano, gridavano. Gesù taceva. Lo portarono sul ciglio del monte per buttarlo giù. Questo passo del Vangelo finisce così: ‘Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino’. La dignità di Gesù: con il suo silenzio vince quella muta selvaggia e se ne va. Perché non era arrivata ancora l’ora. Lo stesso accadrà Venerdì Santo: la gente che Domenica delle Palme aveva fatto festa per Gesù e gli aveva detto ‘Benedetto Tu, Figlio di Davide’, diceva ‘crucifige‘: avevano cambiato. Il diavolo aveva seminato la menzogna nel cuore, e Gesù faceva silenzio”. “Questo – ha affermato il Papa – ci insegna che quando c’è questo modo di agire, di non vedere la verità, resta il silenzio“.

“Il silenzio che vince, ma tramite la Croce – ha spiegato -. Il silenzio di Gesù. Ma quante volte nelle famiglie incominciano delle discussioni sulla politica, sullo sport, sui soldi e una volta e l’altra e quelle famiglie finiscono distrutte, in queste discussioni nelle quali si vede che il diavolo è lì che vuol distruggere. Silenzio. Dire la sua e poi tacere. Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa. Non è facile, quello che ha fatto Gesù; ma c’è la dignità del cristiano che è ancorata nella forza di Dio. Con le persone che non hanno buona volontà, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, che cercano soltanto la distruzione, anche nelle famiglie: silenzio. E preghiera”.
Papa Francesco ha quindi concluso con questa preghiera: “Il Signore ci dia la grazia di discernere quando dobbiamo parlare e quando dobbiamo tacere. E questo in tutta la vita: nel lavoro, a casa, nella società… in tutta la vita. Così saremo più imitatori di Gesù”.

Intato secodo il Washington Post la figura del Papa emerito Benedetto XVI incombe nella polemica innescata da Viganò. Secondo il quotidiano sono state le stesse dimissioni di Papa Ratzinger nel 2013 a rendere possibile il clima di questi giorni. Secondo gli osservatori e gli ‘insider’ vaticani, “è difficile immaginare” una lettera come quella resa pubblica da Viganò, nella quale si chiedono le dimissioni di Francesco, “senza che Benedetto creasse la possibilità che i papi moderni possano lasciare il proprio incarico prima della morte“. Ma non solo, nonostante i suoi sforzi per rimanere al di fuori dello scontro tra fazioni all’interno della Chiesa, scrive il Post, “Benedetto è stato usato come un simbolo di resistenza dai tradizionalisti che si oppongono al papato riformista di Francesco”.