Politica

Orban-Salvini, a Milano la sinistra è uscita dai social

L’indignazione contro Matteo Salvini è tracimata dai social ed è scesa fisicamente in piazza. Dopo un’estate di opposizione essenzialmente virtuale contro il ministro dell’Interno e la sua politica sui migranti, un bel pezzo di sinistra milanese si è ritrovata in piazza San Babila per manifestare il proprio dissenso, approfittando dell’incontro in prefettura tra il leader leghista e il primo ministro ungherese Viktor Orban. Molte migliaia di persone – in attesa delle stime ufficiali – in una città che è ancora semideserta per le vacanze estive (e in un orario lavorativo per chi non era in ferie). Tanto che – per dire – una famiglia di quattro persone esibiva la “delega” di una dozzina di amici e amiche impossibilitati a partecipare, come si fa nelle riunioni condominiali.

Insomma, prove tecniche di opposizione contro il vicepresidente del consiglio che, di fatto, ha monopolizzato la scena politica, catalizzando in questi mesi consensi e dissensi altrettanto viscerali. Prove riuscite – nei numeri e nel morale della truppa, piuttosto alto in piazza San Babila – in attesa del banco di prova autunnale. Alla manifestazione indetta da Insieme senza muri e Sentinelli di Milano le bandiere andavano dal Pd – una grande spinta è venuta dall’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino, al secondo mandato sulla trincea dell’accoglienza – alla Fiom, delle Acli alla Uil, dall’Anpi agli anarchici…

Soggetti molto diversi, accomunati dalla ferma opposizione all’azione politica di Salvini, dipinto senza mezzi termini su cartelli e striscioni come un fascista, se non un nazista (vedi foto). Non sarà un manifesto politico, ma è pur sempre un punto di partenza. Ed è comunque un passo in più rispetto alle veementi contese su Facebook e alla liturgia delle dichiarazioni.

L’esperienza passata – vi ricordate di un certo Silvio Berlusconi? – insegna però che l’indignazione da sola non può fare tutto, e dopo un po’ si spegne, se a sinistra non si riesce a creare un’alternativa – ieri alla demagogia berlusconiana, oggi a quella salviniana – credibile agli occhi degli elettori.