Diritti

Denis Cavatassi, Fico ricorda l’italiano condannato in Thailandia: “Il nostro Paese rifiuta la pena di morte”

Il presidente della Camera è intervenuto in sostegno dell'imprenditore di Tortoreto. L'uomo è stato arrestato nel 2011 con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del suo socio in affari Luciano Butti a Phuket. Nelle prossime settimane è attesa la pronuncia definitiva della Corte suprema

“La storia giudiziaria e detentiva di Denis Cavatassi colpisce profondamente e chiama in causa la nostra coscienza civile e democratica”. Il presidente della Camera Roberto Fico ha ricordato in una nota pubblicata su Facebook l’imprenditore di Tortoreto (Teramo), dichiarando di essere vicino a lui e alla sua famiglia. Cavatassi è stato arrestato nel 2011 in Thailandia con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del suo socio in affari Luciano Butti a Phuket. Per questo stato condannato a morte dalla suprema corte thailandese. “Il nostro Paese”, ha detto Fico, “rifiuta incondizionatamente la pena di morte e si batte da anni per la sua abolizione in ogni parte del mondo. Si tratta di un passo fondamentale, ma non ancora sufficiente per parlare di civiltà e di umanità delle pene e quindi di pieno rispetto delle garanzie e dei diritti fondamentali della persona”. Quindi la terza carica dello Stato ha detto di avere fiducia che possa esserci un’evoluzione positiva del caso: “Sappiamo bene quanto sia difficile il percorso che conduce al riconoscimento e alla tutela effettiva di questi diritti, ma sappiamo anche che nessuna conquista è mai data, integralmente, una volta per tutte. La cultura dei diritti si evolve e va costantemente alimentata. Nelle prossime settimane è attesa la pronuncia definitiva della Corte suprema sul caso di Cavatassi. Siamo fiduciosi in un esito diverso. A Denis e ai suoi cari va in questo momento il nostro pensiero e tutta la nostra umana solidarietà”.

Cavatassi si è sempre proclamato innocente e durante la detenzione ha più volte lamentato numerose e reiterate violazioni del diritto a un equo processo e a una detenzione rispettosa della dignità della persona. Ha anche detto di essere stato torturato dopo l’arresto. La legale della famiglia Alessandra Ballerini, intervistata dall’agenzia Ansa, ha dichiarato che Cavatassi “è stato posto in stato di fermo senza avere diritto a un avvocato, senza un traduttore, senza nessun rappresentante dell’ambasciata”. Il 6 febbraio scorso in Senato, l’allora presidente della Commissione diritti umani Luigi Manconi ha organizzato una conferenza stampa per lanciare un appello alla Farnesina e al governo Gentiloni: in quella sede si chiese di fare pressione sulle autorità thailandesi per avere la liberazione di Denis Cavatassi. Il 19 agosto è stata organizzata una fiaccolata in solidarietà a Cavatassi nel suo paese natale Tortoreto.