Politica

Decreto Dignità, il divieto di fare pubblicità alla cocaina danneggia il mercato e fa perdere posti di lavoro

Il settore droghe è importante per l’economia italiana e sicuramente vale più di un punto del Pil. L’impossibilità di pubblicizzare sulle televisioni, sui giornali e sul web questi prodotti, definiti voluttuari, impedisce una corretta espansione del mercato in quanto inibisce la diffusione della droga tra i giovani, le casalinghe e i lavoratori.

Giovannetto Pera e Paolettino Buco, rispettivamente presidente dell’Unione del Commercio Ludico e amministratore delegato della Sacra Corona Unita hanno commentato negativamente il decreto legge che sarà tra breve discusso in Parlamento per la reiterata assenza di norme permissive “che non inibiscano lo sviluppo di un settore trainante della nostra economia”. Anche Marcellino Sniffa, presidente della Mafia Spa, azienda di punta del settore, lamenta l’insensibilità del nuovo governo verso “il diritto di impresa e la libertà di commercio e di parola. Libertà di parola peraltro chiaramente indicata dalla Costituzione dello Stato italiano come un diritto fondamentale e inalienabile di tutti i cittadini a prescindere dalla loro religione, dal colore della pelle e da quello della fedina penale.

Attenzione: sto ironizzando sulle proteste contro il divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo!
È successo proprio questo: vari esponenti del mondo imprenditoriale e sportivo stanno protestando perché il Decreto Dignità contiene il divieto di fare pubblicità al vizio del gioco! Non volevo crederci ma ho verificato: è proprio così!

Credo che tutti pensino che dare il diritto di pubblicizzare l’eroina sarebbe criminale.
Ma visto che in rete ci sono esseri umani sprovvisti di senso dell’umorismo, chiarisco che sono contrario alla pubblicità delle droghe e peraltro nessuno ha avuto il coraggio proporre l’abolizione del divieto di pubblicizzare la cocaina; e per fortuna inneggiare all’uso della droga è un reato.

Inoltre non esiste l’Unione del Commercio Ludico e la mafia non è registrata come Spa. E i signori Pera, Buco e Sniffa non esistono e se per caso dovessero esistere non si occupano certo di smercio di droga.

Questo articolo vorrebbe ironizzare sulle proteste da parte di svariati settori imprenditoriali per il ventilato divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo. Pubblicizzare uno dei metodi più veloci per rovinarsi la vita è per loro un diritto inalienabile dell’imprenditore moderno.
E fa particolarmente impressione che alle proteste si siano unite associazioni e imprese calcistiche, spaventate dalla perdita di incassi che porterebbe la sparizione della pubblicità per scommesse e gioco d’azzardo che, dicono è fondamentale per l’economia dello sport.
Stupisce l’assoluto disinteresse di queste persone per il terribile impatto sociale che deriva dal gioco d’azzardo che è, a tutti gli effetti, una forma di tossicodipendenza psicologica. Si tratta di una malattia sociale capace di rovinare vite e famiglie generando ogni sorta di disastro, suicidi compresi.
Ma chissenefrega!
Se spendere milioni per convincere sempre più persone a giocarsi la vita conviene, va bene!

Una volta c’erano degli illusi che consideravano lo sport uno strumento per migliorare la vita e la cultura della gente…

A noi dispiace che molti possano non gioire per il divieto della pubblicità al gioco d’azzardo ma da tempo in molti chiediamo un provvedimento simile e speriamo che sia presto approvato.
E abbiamo anche un po’ di pietà per le anime di quelle persone che mettono i soldi davanti a tutto.
A questo punto sarebbe bello se qualche calciatore scendesse in campo rompendo lo schieramento delle società calcistiche.
Come si dice in questi casi: è una battaglia di civiltà.