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Decreto dignità, “dal Colle nessun impedimento alla firma”. Ma Mattarella attende il testo definitivo

Il Quirinale ha fatto sapere che non ci sono ostacoli al via libera del provvedimento. Ma non c'è ancora la versione bollinata. Secondo fonti del governo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale è imminente. Intanto la capigruppo di Montecitorio ha stabilito che la discussione in Aula sarà a partire del 24 luglio. Dentro la maggioranza fa discutere la reintroduzione dei voucher

Sergio Mattarella, dopo aver esaminato le bozze del decreto Dignità, ha fatto sapere che non sono stati riscontrati impedimenti alla firma del provvedimento licenziato dal consiglio dei ministri il 2 luglio scorso. Ma resta in attesa del “documento bollinato dalla Ragioneria dello Stato per procedere”. Secondo fonti di governo interpellate da ilfattoquotidiano.it, la pubblicazione in Gazzetta ufficiale è “imminente”. Protestano Pd e Forza Italia: “E’ talmente urgente che ancora non c’è il documento”, hanno dichiarato. Per i democratici è “un decreto fantasma“. Mentre tra gli azzurri c’è chi si augura che ritardi così da “decadere”. Intanto la capigruppo di Montecitorio ha annunciato che l’Aula inizierà a discutere il testo a partire dal 24 luglio e poi il 25-26 si procederà con la votazione.

A una settimana dal via libera del cdm manca ancora il testo finale e il ritardo ha provocato attacchi da parte delle opposizioni. Il Capo dello Stato sta aspettando la versione ufficiale e, come ricostruito dal Sole 24 ore, già ieri aveva lasciato intendere di essere pronto a firmarla, chiedendo solo che sia motivata l’urgenza. Tra le parti che sarebbero ancora al vaglio dei tecnici ci sarebbe lo stop alle pubblicità sul gioco d’azzardo per il quale si devono considerare le eventuali perdite di introito. Fonti del governo però, interpellate da ilfattoquotidiano.it, hanno smentito che ci siano ritardi dovuti alla mancanza di coperture e assicurano che il testo sarà presentato nelle prossime ore. Diversa la versione dei partiti all’opposizione. “L’unica misura partorita sino ad oggi è il decreto dignità”, ha scritto l’ex segretario Pd Matteo Renzi, “era talmente urgente che nessuno trova più il testo. Non scherzo: il decreto non è neanche stato pubblicato in Gazzetta ufficiale”. Accusa che condivide con la capogruppo di Forza Italia al Senato Anna Maria Bernini: “AAA Cercasi DL Dignità (?)”, ha scritto su Twitter. “Ultimo avvistamento 10 giorni fa a Palazzo Chigi. Per segnalazioni contattare vicepremier Di Maio #chilhavisto #decretismarriti”.

Ma non ci sono solo le polemiche sui tempi: la Lega infatti insiste nel chiedere che vengano fatte modifiche al testo una volta arrivato in Aula. Iniziativa di Luigi Di Maio, il decreto sta spaccando il centrodestra con Forza Italia che fa pressione sul Carroccio perché, se restasse così come è, l’intervento “sarebbe un danno per le aziende”. A dirlo chiaramente è stato Silvio Berlusconi che domenica 8 luglio ha scritto una lettera al Corriere della Sera definendo il provvedimento “simbolo di un’ideologia della sinistra dirigista”. Drastica in proposito la posizione del deputato di Forza Italia Giorgio Mulè: “Quando arriva l’ora della dignità? Del pessimo decreto, varato dal governo il 2 luglio, non c’è ancora traccia”, ha dichiarato. “Nel frattempo, grazie all’immediata reazione di Forza Italia, gli amici della Lega hanno messo sul tavolo la necessità di intervenire immediatamente con l’introduzione dei voucher per turismo e agricoltura. Ma non basta. Il decreto, quando vedrà la luce, andrà corretto integralmente”. Quindi per Forza Italia saranno necessari ulteriori interventi in Aula: “Sia chiaro fin da adesso che non accetteremo corse contro il tempo: a causa della incapacità e dell’improvvisazione del governo, infatti, il provvedimento rischia di arrivare in Aula a ridosso della chiusura del Parlamento. A questo punto viene da augurarsi che l’indegno decreto dignità sia equiparato a un colpo di sole estivo: decada e lasci spazio a una legge ben fatta che non sia penalizzante e mortificante per lavoratori e imprese”.

Uno dei punti chiave su cui il Carroccio chiederà interventi una volta in Aula è appunto quello dei voucher. Di Maio si è detto disponibile ad effettuare della modifiche e il governo ha già detto di non voler mettere la fiducia. Ma il tema è delicato perché non tutti in casa 5 stelle sono possibilisti sull’argomento. Il ministro del Lavoro l’ha detto anche ieri: “Se usati per sfruttare ci sarà il nostro muro”. Oggi Salvini però è tornato alla carica: “Ci sono alcuni limitati settori, penso ad agricoltura, commercio, turismo e servizi, lavori stagionali per i quali l’alternativa è: lavoro nero o voucher? Io preferisco i voucher allo sfruttamento e al lavoro nero. Ritengo che combattere la precarietà sia giusto e, quindi, benissimo ha fatto Luigi Di Maio a portare il decreto in discussione”. A smentire che ci sia uno scontro nel governo sull’argomento è intervenuto il ministro all’Agricoltura Gian Marco Centinaio: “L’introduzione dei voucher in agricoltura e turismo”, ha detto al Tg5, “è stata richiesta dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. Quindi chi dice che c’è uno scontro in atto all’interno della maggioranza mente sapendo di mentire. L’introduzione di questi voucher ha un doppio scopo. Da un lato tutelare il datore di lavoro in quanto nel voucher ci sarà indicato il giorno, l’ora e il nome del dipendente. Dall’altro lato tutelare il dipendente stesso”.