Politica

Migranti e rom, questa politica fatta di slogan ha cancellato i fatti

Sento di vivere in tempi così aspri che è persino difficile raccogliere le forze per reagire alla marea di indifferenza, di odio e di rancore che contro tutti i dati della realtà ci sta sommergendo. I crimini diminuiscono, anche quelli minori? Cresce la “percezione dell’insicurezza” e bisogna armarsi. Gli immigrati diminuiscono in maniera rilevante? Cresce l’odio contro gli invasori che portano via tutto agli italiani e vanno respinti impedendo persino di salvare chi naufraga. I bambini che fuggono da guerra e fame continuano a morire in mare? Nessuna pietà, sono solo fantocci. Si può toccare un punto più basso di questo in una società che si crede civile, con una costituzione modello, con una lunga tradizione di sofferenze e di umanità?

Una vecchia canzone del 900 racconta la tragedia del naufragio della nave Sirio, affondata con più di 800 migranti italiani che cercavano nel Nuovo Mondo una nuova vita, fuggendo dalla miseria delle campagne italiane. Quella tragedia scosse a tal punto la coscienza del Paese che divenne canto popolare. Oggi nessuno non canta, ma nemmeno rispetta con un atto di dolore la pena di questi bambini che il mare porta a riva, morti, e la pena è tale che vien quasi da pensare che la fine della loro illusione di una vita semplice da bambino è forse più dolce nel mare che li accoglie che nella ricca, opulenta Europa che alza muri e che al più li avrebbe accolti in moderni campi di concentramento circondati da odio e razzismo.

Guardando i volti, quasi sereni, di questi bambini portati a riva morti è difficile non pensare ai volti feroci ed entusiasti di quelli che acclamano i Salvini, gli Orban, i Kurz, ecc. ricchi e arroganti mentre spargono odio contro gli immigrati, contro i musulmani, contro omosessuali e diversi vari, tra i quali non dimentico certo i rom, vittime di veri pogrom in Ungheria, in Ucraina e di una persecuzione silenziosa in Italia con sindaci ringalluzziti o pavidi che istituiscono “zone rosse” (Vicenza), che sgomberano sinti cittadini italiani da sempre lì residenti (Gallarate), che con atti stupidi quanto odiosi distruggono container di proprietà pubblica rendendoli inutilizzabili per 430 persone che non possono sgomberare, oppure vietano il parcheggio alle auto dei residenti nel campo posto ai confini cittadini (Roma).

Questa politica, fatta di slogan semplici e di invettive, è riuscita a cancellare i dati di realtà che non contano più nell’analisi e nelle azioni di governo; si decide sulla base della “percezione”, di quello che sembra, non di quello che è e che dovrebbe guidare le scelte che decidono il destino delle persone. Ma questa percezione non è il frutto di disattenzione, ma è il risultato di una lunga, costante campagna di deformazione che non ha deformato solo la realtà e il linguaggio della politica, ma soprattutto la coscienza delle persone per cui sui social, sulla stampa e dai politici si possono ascoltare parole disumane, incitamenti all’odio fino alle minacce di morte, farneticazioni sovraniste che in un mondo globale significano guerra e che fanno riemergere i rigurgiti della supremazia razziale ed evocano scontri di civiltà.

Di fronte a questo il destino di qualche decina di migliaia di rom e sinti sembra poca cosa ma è la misura di come sta la società. Non ci fa paura un altro censimento etnico: ci indigna, questo sì, ci fa anche un po’ ridere perché non c’è comunità più censita (illegalmente) a tutti i livelli, dal paese più piccolo alla capitale. Lo sgomento e la paura che, per la gioia di chi ci odia, sono in questo momento i sentimenti miei e della mia gente, di rom e sinti, nascono dalla certezza di un’altra persecuzione, diversa da quella nazifascista, ma non meno crudele. Ci si dice che solo Rom e sinti italiani “purtroppo” ce li si deve tenere, cittadini italiani sì ma di categoria inferiore.

Invece senza “purtroppo” ci si deve tenere intere zone del Paese in mano al crimine organizzato, ci si deve tenere intere categorie di evasori che affossano l’economia, una corruzione endemica nell’amministrazione pubblica e nella politica, ci si deve tenere infine, e qui si dovrebbe dire purtroppo, un Paese malato nel quale viene uccisa una donna ogni 60 ore, e che nella tanto glorificata famiglia cova il 90% della violenza, con parricidi, matricidi e infanticidi che non diventano mai ragione di riflessione, ma solo occasioni di pena passeggera.
Allora sì, “purtroppo” tenetevi i nostri rom e sinti italiani, che vivono spesso di espedienti, che spesso rubano, che sono inconciliabili con il vostro modello di vita perché non mandano i loro vecchi a morire soli in un ospizio, tra loro non ci sono parricidi, matricidi e infanticidi perché la cosa più preziosa che hanno sono i loro bambini nei cui occhi si specchia l’innocenza di quei loro fratelli che hanno chiuso gli occhi prima di toccare la “terra promessa”.