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Consiglio Ue sui migranti, Conte: “Oggi c’è in gioco l’Europa”. E non solo: Angela Merkel si presenta col governo a pezzi

I leader dei 28 Paesi dell'Ue a Bruxelles per discutere delle strategie per gestire i flussi da Africa e Medio Oriente. Conte ha parlato alle Camere alla vigilia: "L'Unione sia all'altezza del suo compito, cambiare Dublino". Ma difficilmente il tema sarà sul tavolo. Mentre il caso Lifeline ha aggravato la crisi tra la Cancelliera e il suo ministro dell'Interno Seehofer

Il governo arriva a Bruxelles compatto e pronto a parlare “con una voce sola, ferma e risoluta”. Perché sui migranti “sono in gioco i valori dell’Europa unita“. Al Consiglio europeo che si apre oggi e si annuncia difficilissimo, l’obiettivo dichiarato da Giuseppe Conte e dal governo Lega-M5s è quello di sancire il superamento del regolamento di Dublino, definito dal presidente del Consiglio “inadeguato”. Ma la realtà si annuncia diversa. Difficilmente la riforma del trattato sarà sul tavolo. In più i leader europei saranno chiamati a trovare una soluzione in grado scongiurare la crisi che rischia di far cadere il governo in Germania.

Il tentativo che il premier italiano vorrebbe fare sarebbe quello di codificare quanto già avvenuto con la nave della ong Lifeline, accolta da Malta in cambio dell’impegno di 8 Paesi Ue a farsi carico di una parte dei 234 migranti. Un modello che rompe gli schemi dei ferrei egoismi del passato e, nelle visione italiana, dovrebbe aprire la strada ad una solidarietà pragmatica basata sul principio della condivisione delle responsabilità sugli sbarchi. Roma punta ad una compartecipazione delle capitali su porti di sbarco e smistamento dei migranti, un’idea che trova contrari non solo i quattro di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), ma anche Austria e Danimarca.

Un tema che in questo momento è così divisivo da far risultare chiaro, come hanno sottolineato fonti europee, che dal vertice non usciranno novità su una sua riforma. In più i 28 saranno chiamati a trovare un punto di equilibrio in grado di scongiurare la crisi del governo di Angela Merkel, da settimane alle prese con un braccio di ferro con Horst Seehofer. Nel tardo pomeriggio di ieri è arrivato il nuovo strappo del ministro dell’Interno, bavarese con l’orizzonte delle elezioni nel suo Land a ottobre: Sehhofer è comparso davanti al Bundestag per spiegare personalmente che la Germania non accoglierà nessun profugo della Lifeline. Non si vuole creare un precedente, che riproporrebbe la questione su ogni nave, ha detto. Uno schiaffo alla cancelliera, da sempre più dialogante con i partner europei su temi spinosi come quello dei ricollocamenti, che ha reso più concreto lo spettro di una crisi di governo.

Lo spartiacque, aveva avvertito Seehofer la scorsa settimana, è proprio il vertice di Bruxelles: il “Salvini tedesco“, come lo ha bollato qualcuno, chiede che Berlino cominci a respingere i suoi confini i migranti che vogliono entrare in territorio teutonico ma sono già stati registrati in un altro Paese, l’Italia in primis. E ha dato l’ultimatum alla cancelliera: trova una soluzione a Bruxelles o la Baviera comincerà a farlo per conto proprio.

Secondo die Zeit, i capi di Stato e di governo sarebbero pronti a venire incontro a frau Angela per salvare la Grosse Koalition: da un’anticipazione della bozza delle conclusioni del vertice, emerge che i 28 si sarebbero impegnati a intraprendere “misure legislative e amministrative” per evitare che i migranti registrati in un Paese si trasferiscano in un altro. Così, poiché si tratta di una soluzione inaccettabile per l’Italia, Roma e Berlino potrebbero finire per unire le loro forze in uno scambio che garantisca la chiave del problema ad entrambe, magari con quegli “accordi bilaterali e trilaterali” che la cancelliera aveva già indicato al minisummit di domenica. Una soluzione “attraverso una collaborazione tra più Stati che decidono di andare avanti assieme”, come enunciato dal presidente francese Emmanuel Macron. Ovvero le “cooperazioni rafforzate”, rilanciate oggi anche dallo spagnolo Pedro Sanchez per superare la mancanza di consenso.

Difficoltà cui Donald Tusk ha pensato di ovviare decidendo di non portare in discussione la revisione delle norme di Dublino, l’obiettivo più difficile e divisivo. In una lettera inviata ai leader che prenderanno parte al vertice, il presidente del Consiglio europeo ha elencato i temi all’ordine del giorno, insistendo in particolare sul controllo delle frontiere, la lotta all’immigrazione irregolare, i rapporti con i paesi di origine e transito per fermare i flussi. Poco, o nullo, lo spazio sui temi dell’asilo, dell’accoglienza e integrazione e della migrazione legale, che sono i temi di reale divisione. Perché, come spiegato una fonte qualificata Ue, “non c’è ragione di credere che si possa raggiungere un accordo in tempi rapidi”. Il leader polacco ha piuttosto preferito virare l’attenzione sulle piattaforme regionali di sbarco nei Paesi terzi, come Marocco e Tunisia. E anche se sull’ipotesi alla fine potrebbero essere tutti d’accordo perché allontana il problema dalle frontiere europee, la formula con cui si pensa di inquadrare l’argomento, ovvero quella di “esplorare il concetto”, rivela quanto l’idea sia allo stato embrionale e ancora piena di incognite.

Davvero troppo poco per un’Italia stufa delle briciole e delle pacche sulle spalle. Per questo Conte è pronto a puntare i piedi, fino anche a minacciare di prendere in ostaggio le conclusioni del vertice sulla parte della migrazione: un gesto simbolico, ma dall’alto valore politico. E a mantenere la riserva per il finanziamento della seconda tranche dell’accordo Ue-Turchia, fino a quando non avrà sufficienti garanzie per la disponibilità delle risorse necessarie per il Fondo fiduciario per l’Africa, indispensabile per la gestione dei flussi nel Mediterraneo Centrale. Un risiko in cui il leader italiano, oltre che sui movimenti secondari, potrebbe aprire anche ai centri per gli sbarchi della proposta franco-spagnola, purché siano nel nome della responsabilità condivisa, e quindi lo facciano anche altri Stati europei.