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Cartelle esattoriali, così la pace fiscale del governo può far esplodere i Comuni. E far pagare a tutti il conto di pochi

Il tributarista Fabio Benincasa: “In questa proposta ci sono problemi che riguardano l'assetto costituzionale nel rispetto dell'equità fiscale dei contribuenti. Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola"

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è tornato a rilanciare la cosiddetta pace fiscale invocando la chiusura immediata di “tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100mila euro”, cioè la quasi totalità degli atti degli ultimi due anni. Che cosa questo significhi esattamente non è però chiaro a nessuno. Non lo è al suo staff di comunicazione, che rinvia alla proposta politica contenuta nel contratto di governo. E non è chiaro nemmeno fra professori universitari e tributaristi che, come l’Agenzia delle Entrate Riscossione,  sono peraltro alle prese con le rottamazioni delle cartelle di renziana memoria.

“In questa proposta ci sono problemi che riguardano l’assetto costituzionale nel rispetto dell’equità fiscale dei contribuenti – spiega il professor Fabio Benincasa, docente di diritto tributario all’Università della Campania – Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola. A questo punto, dopo queste dichiarazioni, mi chiedo che cosa faranno i contribuenti che devono versare le prossime rate della definizione agevolata. Probabilmente penseranno che è meglio aspettare”. Anche perché il ministro dell’Interno ha finora ipotizzato aliquote della sanatoria comprese fra il 6% e il 25 per cento, ben più convenienti della definizione agevolata.

“Inoltre la cancellazione dei debiti avrà poi degli effetti sui conti pubblici – aggiunge Benincasa – Onestamente non riesco ad immaginare dove si troveranno le coperture”. Per il ministro del Tesoro, Giovanni Tria, sarebbe davvero un bel problema se davvero coloro che hanno aderito alla rottamazione e alla sua versione bis dovessero decidere di non pagare le prossime rate: la definizione agevolata bis dovrebbe infatti portare nelle casse pubbliche altri due miliardi di cui ben 1,6 miliardi con le rate da pagare nel 2018. Per non parlare del fatto che la prima rottamazione, con un incasso atteso da 7,2 miliardi (di cui 6,5 già versati), prevede il pagamento delle ultime due rate a luglio e settembre.

Ma i potenziali effetti della cosiddetta pace fiscale non si fermano qui. Anzi. La sanatoria di Salvini avrebbe un impatto anche sui bilanci degli enti locali in cui sono iscritti a credito contravvenzioni e soprattutto imposte non versate che verranno cancellate in un solo colpo. “Ad alcuni contribuenti morosi potrà anche far piacere una sanatoria come quella prospettata da Salvini, ma alla fine, attraverso l’impatto sui conti degli enti locali, tutto tornerà sulle spalle della collettività. Per questo l’uscita di Salvini mi sembra più propaganda elettorale che non un reale progetto”, conclude Benicasa. Del resto, “anche se si ammette la possibilità di un condono come quello ipotizzato dal ministro, non si può non tener conto delle esigenze dei comuni che avrebbero bisogno di finanziamenti aggiuntivi – precisa il professor Giorgio Fontana, docente di diritto del lavoro all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e fra i promotori di un neonato tavolo di riflessione sui bilanci degli enti locali – In assenza di un contributo aggiuntivo, ci sarebbe un pesante impatto sui conti dei comuni di cui molti già sull’orlo del dissesto”.