Diritti

Aquarius, un Paese che non accoglie è un Paese che non sa pensare al futuro

Spesso la soluzione ai problemi l’abbiamo sotto il naso. Anche quello legato ai fenomeni migratori non ha una soluzione lontano da noi, ma è sotto gli occhi di tutti: il migrante. Che incarna oggi il più rivoluzionario e straordinario agente di cambiamento per la società che siamo chiamati a costruire. E’ questa la posizione espressa da noi, undici soggetti che rappresentano in Italia, Ashoka, la più grande rete di imprenditori sociali al mondo.

Noi, fellow di Ashoka, siamo persone che, nei rispettivi ambiti, operiamo sia in Italia che nei Paesi del Sud del mondo lavorando ogni giorno, attraverso le nostre innovazioni sociali, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati a livello internazionale e nazionale: sradicare la povertà, ridurre le disuguaglianze, promuovere la sostenibilità; affermare i diritti umani, la democrazia, la dignità della persona, l’uguaglianza di genere, di razza, di abilità; prevenire i conflitti e sostenere i processi di riconciliazione; educare le nuove generazioni al cambiamento e alle relazioni empatiche tra pari.

Gli ultimi eventi che hanno riguardato la vicenda della nave Aquarius ci hanno obbligato ad assumere una posizione pubblica ferma, chiara, univoca. Qualcuno è convinto che la via crucis dell’Aquarius sia servita ad aprire un fronte di discussione per una nuova politica dell’immigrazione. Noi rispondiamo che non servono azioni di forza, perché spazi di discussione e ideazione di soluzioni efficaci, serie e profonde, già esistono e vanno potenziati e valorizzati, per raggiungere un cambiamento sociale reale e duraturo.

«All’interno della nostra rete di imprenditori sociali in tutto il mondo – si legge nella lettera aperta1 – abbiamo soluzioni innovative e di successo che affrontano il tema in maniera efficace. Eppure, se da un lato la società civile ha dimostrato una grande capacità di risolvere i problemi relativi alla migrazione e all’integrazione, spesso non trova lo spazio per far crescere, espandere, connettere e replicare abbastanza velocemente le soluzioni. Dietro il nostro impegno c’è il sogno di un’Italia ispirata a valori democratici, fondata sullo stato di diritto, aperta alle diversità, laboratorio di confronti e scambi. La vicenda dei 629 migranti in mezzo al mare ci parla invece di un Paese confuso, che stenta a guardare al futuro, ma profondamente affamato di speranza.

Il problema della migrazione rappresenta oggi una sfida globale che noi vogliamo accogliere e non accantonare, perché anche al suo interno noi individuiamo la soluzione. Il migrante di oggi può essere il primo, formidabile agente di cambiamento in grado di attivare quei meccanismi di empatia a cui tutti aneliamo e a cui vogliamo educare le generazioni future. Perché questa utopia possa trasformarsi in realtà invochiamo un cambiamento di prospettiva: affrontare con coraggio la questione migratoria, analizzandone le cause più profonde, empatizzando con le comunità coinvolte, creando alleanze trasversali, affrontando gli ostacoli e rileggendoli anche alla luce della prospettiva dell’altro, del diverso da noi.

In quanto donne e uomini impegnati nella difesa dei diritti umani e della giustizia sociale, riteniamo che la mobilità umana debba restare sempre un diritto fondamentale e, oggi più che mai, una ricchezza che dobbiamo custodire con intelligenza e coraggio e governare avendo come stella polare la giustizia sociale. Ciascuno di noi, andando contro innumerevoli ostacoli e lavorando con passione, è riuscito a dare corpo al sogno che un giorno ha assunto come riferimento nella propria esistenza: dai migranti, alle vittime delle mafie, alle diversità di genere, alla dignità del lavoro, alle fragilità umane, tutte. Un sogno individuale ma che oggi, davanti alle vicende che stanno segnando il nostro Paese, chiediamo possa contagiarsi in un sogno collettivo.

Per fare ciò è importante che ogni individuo e ogni gruppo creda e lotti per un’Italia rinnovata, solidale, orgogliosa delle sue radici democratiche, capace di empatizzare con quanti, al di là della loro etnia, religione e lingua, bussano alle porte del nostro Paese. Crediamo infatti che sia per molti giunto il momento della responsabilità, di divenire agenti del cambiamento, e che l’empatia, la creatività e la collaborazione siano forze strategiche per promuoverlo insieme. Non spostare il problema ma creare spazi di interlocuzione tra queste realtà: è questo ciò che siamo abituati a fare e per cui mettiamo a disposizione le nostre professionalità ed esperienze. E’ questa secondo noi l’unica via per aprire realmente “un nuovo fronte” nella promozione di soluzioni efficaci, eque, e sistemiche anche sul tema della migrazione».