Società

Aquarius, sacrificare il consenso sull’altare del buon senso

La logica ha annunciato di volersi ritirare a vita privata, preferendola al quotidiano ed estenuante match con l’ideologia. I social network esultano e ringraziano!

L’indignazione, per quanto legittima, non salva vite umane, ma fa dormire meglio la notte, almeno finché i media non smettono di parlare di quel che ci scuote, ovviamente se lo fanno, l’argomento finisce presto nel dimenticatoio, non esiste più. Quando la potenza dei media incontra la superficialità delle menti, la manipolazione ha vita facile.

Di fronte alla tragicità di alcuni degli eventi di cronaca che hanno invaso i cuori (meno le menti)  di moltissimi italiani, forte è il grido di “noi siamo i Buoni, loro sono i Cattivi” , a quanto pare il Buono non si fa scrupoli ad usare un linguaggio spesso ai limiti dell’offensivo e dell’aggressivo. Quando la causa è giusta, si sa, ogni cosa è lecita, anche usare gli stessi mezzi di chi si va criticando,  quando ad usarli sono i Buoni è tutto lecito e non può essere criticato. Il Buono, per definizione, pensa, dice e fa solo cose buone e il dubbio non è un qualcosa che può albergare in lui. In alcuni casi, assistiamo all’evoluzione del Buono che diventa Giustiziere, sperate che la sua ira non cada su di voi.

Vogliamo parlare dell’aiuto concreto che diamo a risolvere i problemi che affliggono il mondo attraverso i nostri rabbiosi post sui social  e le vigorose conversazioni che imbastiamo,  cercando di convincere l’altro, o forse più che altro noi stessi, di quanto abbiamo ragione? Eviterei, anche se è all’ultima moda.

– “Hai una laurea specifica? Hai studiato l’argomento? Hai letto diversi articoli o libri che lo riguardano? Hai qualche esperienza nel merito?”

– “No, ma sono iscritto a Facebook, colleziono likes, cambio l’immagine profilo con i suggerimenti dello stesso Facebook per perorare le cause più giuste e leggo tantissimi titoli sulle social home, pur non avendo il tempo poi di aprire e leggerne i contenuti. Ah, ovvio che se dovessi leggere qualcosa, leggerei tutto quello che va nella direzione che io ho deciso più giusta, perché il cuore mi dice così e al cuore non si comanda. Non mettere in dubbio l’amore, mai!”

La cultura ai tempi dei social è questa: bombardati di stimoli che sembrano portarci a pensare con più facilità e velocità, in realtà, siamo incappati in un mezzo potentissimo atto a toglierci il pensiero più importante ossia quello critico, non riusciamo più a discernere, a distinguere, a ridimensionarci e collocarci nel contesto reale, quello virtuale è più semplice e sicuro, gratificazione narcisistica massima garantita al minimo sforzo di pochi click.

L’accesso all’informazione è per tutti, la scelta e l’analisi delle informazioni è un’altra cosa ed è per pochi, presuppone formazione, studio ed esperienza. Informarsi non equivale necessariamente a formarsi, essere formati, ad esempio, significa saper distinguere tra emotività e ragione. Le ondate emotive sono probabilmente inevitabili, ma è la ragione che deve essere chiamata in causa per adottare le soluzioni più adeguate. Nulla toglie che emozione e ragione possano condividere le scelte di azione, ma se non ne traccio i confini, posso solo fare una gran confusione.

Restiamo umani” sento dire, ma perché i peggiori crimini della storia li hanno compiuti gli alieni? Umano non significa buono, come alcuni sostengono, ogni volta che nego l’esistenza del lato oscuro dell’uomo, non faccio altro che incitarlo a venire fuori e lo fa, state sicuri che lo fa.

Talvolta è necessario sacrificare il consenso sull’altare del buon senso.

 

Vignetta di Pietro Vanessi

Ps: il post non ha alcuna valenza politica, vuole essere spunto di riflessione rispetto all’ utilità del modo con cui ci approcciamo agli eventi di cronaca che maggiormente, a buon diritto, smuovono gli animi.