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Migranti, Merkel sta con l’Italia: “Ue non la lasci sola”‘. La carta che Roma è pronta a giocare: bloccare 3 miliardi alla Turchia

Roma ha chiesto alla Commissione Ue risorse sufficienti per il Fondo per l’Africa, usato per i progetti con Tripoli per la gestione dei flussi nel Mediterraneo centrale. Ora l'Italia minaccia di trasformare la riserva posta sul tema in veto. Una mossa per portare Berlino dalla sua parte: se non le arrivassero i fondi promessi per il biennio 2018-2019, Ankara potrebbe riaprire i confini e l'eventuale flusso interesserebbe la Germania

Nella partita che si gioca nell’Unione Europea sulla questione dei flussi migratori, Angela Merkel si schiera al fianco di Roma. “L’Italia per la sua posizione geografica è esposta a un numero grande di profughi e di migranti – ha detto il portavoce della cancelliera Steffen Seibert, rispondendo a una domanda sulla cooperazione lanciata da Sebastian Kurz, stamattina nella capitale tedesca, fra Vienna Roma e Berlino – nessun Paese dovrebbe esser lasciato solo con questo compito. Per questo sosteniamo l’Italia, e la riteniamo un importante partner nella ricerca di una soluzione europea”. Per le vie ufficiali Palazzo Chigi nega, ma c’è una carta che l’Italia intende giocare sul tavolo europeo nel Consiglio Ue del 28 e 29 giugno e il cui possibile utilizzo ha contribuito a convincere la Germania: quella di negoziare la destinazione dei 3 miliardi promessi alla Turchia per il biennio 2018-2019 per fermare gli arrivi provenienti via terra da est per usarli in Libia.

L’indiscrezione pubblicata martedì da El Pais e smentita dal governo italiano è stata amplificata da fonti comunitarie che hanno dettagliato la procedura con cui Roma sta lavorando in questi giorni a Bruxelles. Con una riserva, l’Italia ha chiesto alla Commissione europea garanzie affinché vi siano risorse sufficienti per il Fondo per l’Africa, il recipiente finanziario usato per i progetti con la Libia, per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale. Dal fondo mancano 1,2 miliardi, tra bilancio Ue e contributi dei Paesi. A mettere in allerta l’Italia, che ha posto la sua riserva, è l’intenzione di Bruxelles di cambiare la formula per finanziare la seconda tranche da tre miliardi promessi alla Turchia per continuare a gestire (leggi bloccare) i flussi provenienti dal Medio Oriente, particolarmente intensi durante la guerra che per anni ha sconvolto la Siria. Secondo gli accordi dei leader Ue, la somma deve essere erogata ad Ankara entro fine 2018. La maggioranze dei Paesi spinge affinché la ripartizione sia per due terzi dal bilancio Ue e un terzo dai contributi nazionali. L’Italia ha posto la riserva perché attende conferma che ci siano garanzie sufficienti da destinare al fondo per l’Africa.

Quella che Ankara sta aspettando è la seconda tranche prevista dal controverso accordo siglato dall’Unione con la Turchia nel marzo 2016, nel pieno della crisi migratoria lungo la Rotta Balcanica. Il primo stanziamento erogato era stato equivalente, ma con una diversa ripartizione: un miliardo proveniente dal bilancio Ue, gli altri due da contributi degli Stati membri (all’Italia erano stati chiesti 225 milioni). In seguito all’accordo Ankara aveva chiuso il copioso flusso proveniente soprattutto dalla Siria, accrescendo fino a 3,8 milioni il numero dei profughi presenti sul suo territorio, mettendo fine al passaggio dei migranti attraverso i Paesi dei Balcani e sollevando in particolare la Germania, che a fine 2015 aveva accettato di accogliere un milioni di siriani.

Germania che sulla questione migratoria è da tempo sulla stessa lunghezza d’onda dell’Italia. Anche nella consapevolezza della necessità per l’Europa di mostrare un volpo più solidale, Angela Merkel preme per una linea più morbida sulla ricollocazione dei profughi e nelle ultime settimane ribadisce il proprio appoggio a quello che è diventato uno dei cavalli di battaglia del ministro dell’Interno Matteo Salvini: il rafforzamento delle frontiere esterne. “Ho parlato con il ministro tedesco Horst Seehofer – ha detto oggi il capo del Viminale in un’intervista al Corriere della Sera – e posso dire che credo stia nascendo un asse italo-tedesco basato su una parola d’ordine fondamentale: difendere le frontiere esterne. Che significa difendere il Mediterraneo e anche noi italiani”. Non è un caso che Seehofer abbia invitato l’omologo leghista a Berlino per concordare “la presentazione di una proposta comune” in materia.

L’aumentata vicinanza del governo tedesco alle istanze italiane è almeno in parte spiegabile con la minaccia avanzata dietro le quinte da Roma di trasformare la sua riserva in blocco del pagamento della seconda tranche di finanziamenti alla Turchia, come riporta il Corriere. Se quest’ultima, per ipotesi, dovesse riaprire anche soltanto parzialmente le frontiere l’eventuale flusso interesserebbe principalmente proprio la Germania. E lo farebbe passando attraverso gli Stati dei Balcani, che considerano seriamente la minaccia. Il 7 giugno rappresentanti di Grecia, Macedonia, Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia e Austria si sono riuniti a Sarajevo per mettere a punto strategie necessarie a evitare che si ripeta quanto accaduto nel 2015, anno dell’escalation della crisi migratoria. Per quanto la situazione sia sotto controllo, il numero dei migranti che da novembre arrivano in Slovenia, attraverso la Croazia, la Serbia, l’Albania e la Grecia, è in costante aumento.

In questo contesto arriva anche l’intesa stretta in mattinata tra i ministri dell’Interno di Germania, Austria e Italia. “Sono contento della buona cooperazione che vogliamo costruire fra Roma, Vienna e Berlino” in questo ambito, ha dichiarato il cancelliere austriaco Kurz dopo avere incontrato Seehofer a Berlino. “Penso che si tratti di una cooperazione molto saggia che contribuirà a ridurre l’immigrazione illegale verso l’Europa”, ha proseguito il cancelliere, il cui Paese assumerà dal 1° luglio la presidenza di turno dell’Ue.

Anche la Commissione Ue tiene in considerazione la minaccia dell’Italia: “Abbiamo bisogno di sostenere sia la Turchia che l’Africa del Nord e in particolare la Libia sui migranti”, ha risposto martedì il commissario alla migrazione Dimitri Avramopoulos alla richiesta di un commento sulla scelta italiana di porre un veto al finanziamento della Turchia. Martedì l’esecutivo comunitario ha proposto di mettere sul piatto quasi 35 miliardi nel prossimo budget Ue 2021-2027 per la gestione dei flussi: si tratta del triplo di quanto previsto dall’attuale bilancio, che ammonta a 13 miliardi. Dei 34,9 miliardi, 21,3 sono per il rafforzamento delle frontiere esterne e le agenzie Ue, con 10mila nuovi agenti per Frontex, mentre 10,4 vanno alla gestione dei migranti, col 40% della cifra destinato ai rimpatri.

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