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Hockey su prato, serve un responsabile per una procedura: il presidente federale dà l’incarico (pagato) a suo fratello

C’è il nome di Sergio Mignardi, numero uno federale, sotto la delibera che nominerà il geometra Massimo Mignardi come Responsabile unico del procedimento della procedura negoziata che riguarda il PalaTazzoli di Torino. Cifra simbolica: 1.200 euro, ma in Fih scoppia la polemica. Il numero uno federale: "Rispettata la legge, anzi abbiamo risparmiato"

Lo sport italiano è un po’ come una grande famiglia. Lo dimostra la piccola Federazione dell’Hockey su prato (Fih): serviva un responsabile per un appalto, lo ha fatto il fratello del presidente. C’è il nome di Sergio Mignardi, numero uno federale, sotto la delibera che nominerà il geometra Massimo Mignardi come Responsabile unico del procedimento della procedura negoziata che riguarda il PalaTazzoli di Torino, dove nei prossimi tempi andrà posato il manto da hockey in erba sintetica e il sottomanto elastico drenante (costo totale del progetto: 132mila euro). La remunerazione dell’incarico è quasi simbolica: 1.200 euro, pochi spiccioli, abbastanza però per destare qualche polemica per la stretta parentela.

Siamo alle solite: dalla riforma dello sport del ’99, le Federazioni sportive sono enti di diritto privato, e come tali godono di grande autonomia, ad esempio in materia di assunzioni o assegnazioni degli incarichi (Il Fatto.it se ne occupò a proposito del Comitato paralimpico e dei vari dipendenti riconducibili al circolo di bocce dell’ex segretario generale). Sono però pur sempre soggette a controllo pubblico, anche perché su soldi pubblici si regge la maggior parte di esse. È il caso della della FederHockey: poco più di 5mila tesserati, risultati scarsi, (nazionale assente dalle Olimpiadi dal 1960, nel 2018 è arrivata la prima storica qualificazione ai Mondiali), ma quasi 3 milioni di euro incassati ogni anno dallo Stato (che valgono oltre il 90% del bilancio). Insomma, di privato ci sono solo gli interessi e le norme, visto che tutto si regge sui fondi Coni.

Di qui il caso dei fratelli Mignardi: presidente Sergio, consulente Massimo, che per altro non è estraneo al mondo dell’hockey (è delegato provinciale di Frosinone). Tutto regolare, come tiene a sottolineare il n.1: “Abbiamo rispettato rigorosamente la legge, sfido chiunque a dimostrare il contrario”. Anche opportuno? “Di più, vantaggioso: non avrei avuto i soldi per pagare un compenso vero. Trovatemelo voi un altro professionista che viene a prendersi questa responsabilità per mille euro e lo sostituisco subito. Che male c’è se un amico o un parente mi dà una mano: io ho utilizzato un rapporto personale a fin di bene, per far risparmiare la Federazione, invece il sospetto è sempre dietro l’angolo”. Qualcuno, anche all’interno della Fih, avanza qualche dubbio ma la delibera taglia corto: come da prassi è stata inviata la “richiesta agli omologatori federali per acquisire la loro disponibilità” e, “valutato il curriculum” è stata scelta “la persona idonea a ricoprire tale ruolo per collocazione territoriale e disponibilità temporale”. Ovvero: il fratello del presidente.

Twitter: @lVendemiale