Giustizia & Impunità

Sorrento, le chat del branco che ha stordito e stuprato la turista inglese: così si vantavano della violenza sessuale

Nell'ordinanza di arresto riportati i messaggi scambiati dopo la notte tra il 6 e il 7 ottobre 2016 da Ciro Francesco D’Antonio, Davide Gennaro Gargiulo e Raffaele Regio, tre dei cinque ex dipendenti dell’Hotel Alimuri di Meta di Sorrento finiti in carcere con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Negli scambi i dileggi alla donna, che davanti al magistrato racconta di come implorò i suoi aguzzini per, parole del gip, "il male minore"

Ci siamo fatti una nonnina… 40/50 anni… m’agg fatt nu tavolone cu na milf… era nu patanone incredibile… quello che ho visto ieri mai visto in vita mia”. Mentre la cinquantenne turista inglese drogata e violentata dal branco tornava sconvolta e disperata in Inghilterra, sulla chat ‘Cattive abitudini’ e in altre conversazioni whatsapp i suoi carnefici ridevano e scherzavano sull’accaduto. E dileggiavano l’età della donna. Messaggi scambiati nei giorni immediatamente successivi alla notte tra il 6 e il 7 ottobre 2016, la notte dello stupro. Chat ritrovate sui cellulari sequestrati a Ciro Francesco D’Antonio, Davide Gennaro Gargiulo e Raffaele Regio, tutti nati nel 1995, tre dei cinque ex dipendenti dell’Hotel Alimuri di Meta di Sorrento (Napoli) finiti in carcere con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.

“Violenza in due tappe”
Sarebbe stata compiuta in due tappe. Secondo la ricostruzione contenuta nelle 24 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Torre Annunziata Emma Aufieri, la prima violenza sarebbe avvenuta nella piscina coperta dell’albergo a quattro stelle, e l’avrebbero compiuta i due barman Antonino Miniero (34 anni) e Fabio De Virgilio (25 anni), che hanno adescato la donna sciogliendole in una bevanda alcolica una z-drug (la droga dello stupro), con l’effetto di stordirla. Poi i giovani, dopo aver abusato di lei, hanno lasciato la donna nelle mani di Gargiulo, riconosciuto dalla vittima per un tatuaggio sul collo a forma di corona e la scritta ‘King’. Questi l’ha portata in una stanza-dormitorio per i dipendenti. C’erano anche gli altri due arrestati. E non solo. Lei ricorda così nella testimonianza resa al pm Mariangela Magariello: “(La stanza) era buia, con solo una luce in fondo. C’erano molti lettini da campeggio e molti uomini seminudi. Erano dai sei agli otto uomini. Ricordo due di mezza età che invece erano completamente vestiti”. La donna viene violentata più volte mentre gli uomini intorno la fotografano e la filmano. La procura guidata da Alessandro Pennasilico e il commissariato di Polizia di Sorrento agli ordini del dirigente Donatella Grassi sono ancora al lavoro per identificare il resto del branco.

Le chat: “Ci siamo fatti una nonnina, abbiamo sclerato”
Su whatsapp alcuni del branco si sono scambiati “due foto di una donna seminuda trattenuta da braccia maschili”. La donna non è riconoscibile. La signora ricorda un’altra foto, peggiore, dove invece è riconoscibile ed ha il “volto atterrito” per la situazione vergognosa in cui la stanno costringendo. Forse altre foto sono state cancellate prima del sequestro. In una chat Gargiulo scrive a un tale ‘Gobby’ (da identificare): “Ieri mi sono fatto un tavolo con i ragazzi della cucina con una Milf canadese…” “Imm sclerat… Fantasticoooo”. Gobby gli chiede una foto, Gargiulo non ce l’ha, se la fa spedire da Regio e la invia a Gobby il giorno dopo. All’amico non piace, ma Gargiulo replica: “Na bella chiavat fidati“. Gargiulo ribadisce il concetto a un altro amico, detto ‘Il calabrese’: “Agg fatt nu tavolone cu na milf”. ‘Tavolone’ è un termine gergale napoletano: il sesso sfrenato su una donna stesa supina su un largo letto o tavolo. Ricorre spesso nelle chat, insieme al termine milf. In altre due chat su Messenger, Regio scrive a un tale Luigi e a un tale Ala: “Fratè mi so fatto una milf ultimamente”, “sempre a tavolone… “ci siamo fatti una nonnina”… “40/50 anni”… “fratè era nu patanone incredibile”, ” …quello che ho visto ieri non l’avevo mai visto in vita mia”.

I verbali della turista inglese: “Vogliamo solo la mamma”
La signora dileggiata come ‘nonnina’ dai suoi aguzzini ha una cinquantina d’anni ed era venuta in vacanza a Meta con la figlia 24enne. “Era la mia prima vacanza dopo la morte improvvisa di mio marito nel 2014”. Ha raccontato la sua versione due volte: l’8 ottobre 2016 al consultorio inglese dove si era recata per sporgere denuncia dopo essere tornata in patria, e il 12 maggio 2017 in procura a Torre Annunziata (Napoli). Prima aveva spedito una mail al consolato britannico a Roma in cui diceva “di temere una vendetta”. La donna spiega che la sera prima della partenza le fu offerto un drink al bancone del bar dell’Hotel Alimuri insieme alla figlia. Nella bevanda i baristi hanno sciolto la z-drugs. “Ad un certo punto mi dissero: ti portiamo nella piscina ma non devi urlare”. I due baristi abusano di lei. La signora poi viene portata nella stanza dormitorio. “Mi sono sentita come un animale trascinato dentro”. Accadono violenze inenarrabili e dolorose, i cui dettagli il Ilfattoquotidiano.it ha deciso di non riportare. Al magistrato italiano la donna aggiunge che dopo aver bevuto il drink uno dei due baristi avrebbe detto all’altro: “Solo la mamma, solo la mamma”.

“Solo tu, ti prego…”
La figlia infatti corre in bagno a vomitare e viene ignorata dal gruppo. La madre, alterata dalle benzodiazepine, perde il controllo di se stessa: “Mi sembrava come se stessi vivendo un sogno, non stesse accadendo a me, mi sentiva smarrita come un bambino ed era la stessa sensazione di quando mio fratello mi veniva a prendere a Roma”. Quando entra nella stanza-dormitorio “era come mi stessero aspettando e a quel punto ho avuto paura e ho capito quello che mi sarebbe successo”. La donna si dispera e pietisce quello che il gip definisce “il male minore”. Si rivolge al ragazzo che in quel momento l’abbracciava e gli dice “only you, only you” (solo tu)”. Almeno, che sia uno solo e non il branco. Lui la rassicura: “Yes, only me” (solo io). Ma ci sarà comunque la violenza di gruppo.

Il mistero degli Iphone. “Dati cancellati da remoto”
Nella sua relazione, il consulente tecnico informatico Lorenzo Laurato ha evidenziato che durante la clonazione degli iPhone dei due baristi De Virgilio e Miniero, i dispositivi sono risultati “inizializzati”, ovvero ripristinati alle condizioni di fabbrica, eliminando di fatto tutti i dati presenti all’interno. L’operazione, sottolinea il perito, sarebbe stata compiuta “da remoto” e dopo il sequestro degli apparecchi da parte della polizia giudiziaria, attraverso il servizio messo a disposizione dalla Apple per chi ha smarrito l’apparecchio o ne ha subito il furto, e teme che finisca nelle mani sbagliate. L’operazione poteva essere compiuta solo da chi possedeva le credenziali di accesso agli iPhone.

Il Gip: “Modalità organizzative non occasionali”
Scrive il giudice: “Va evidenziato che evidentemente non a caso è stata scelta la data dell’ultima notte di soggiorno in Italia della persona offesa. Una volta drogata e stuprata, nella prospettiva dei responsabili, avrebbe fatto immediato ritorno nel Paese d’origine senza avere possibilità di sporgere denuncia in Italia il giorno successivo e, una volta a casa, avrebbe ricordato dunque solo in parte (e soprattutto senza alcuna conseguenza per i predetti)”. E tra le motivazioni del pericolo di reiterazione del reato, che la convincono di ordinare la cattura degli indagati, il gip sottolinea che “le modalità organizzative evidenziano la non occasionalità dell’agire… il ‘sempre a tavolone’ del Regio è ex se indicativo e inquietante”.

La direzione dell’albergo: “Licenziati”
Al momento degli arresti uno degli indagati era ancora in servizio presso l’Hotel Alimuri. È stato licenziato poche ore dopo. Lo rende noto un comunicato della direzione pubbliche relazioni dell’albergo che manifesta “piena vicinanza e profonda solidarietà nei confronti della vittima. A tal fine – si legge nel comunicato – è ferma la determinazione della società, laddove la Procura decidesse di esercitare l’azione penale, di costituirsi parte civile nei confronti degli ex dipendenti al fine di accertare quanto accaduto e tutelare l’immagine e il buon nome di una struttura e di un’organizzazione aziendale che vanta oltre 500 dipendenti e circa trent’anni di lavoro sempre svolto con ampio apprezzamento da parte della clientela e successi sia in ambito nazionale che internazionale”. Anche il sindaco di Meta Giuseppe Tito intende costituire l’amministrazione comunale parte civile nel processo.