Mondo

Gaza, quinto venerdì di scontri: tre palestinesi morti e oltre trecento feriti. Amnesty: “Embargo armi a Israele”

Alle proteste hanno partecipato più di 10mila manifestanti. Alcuni hanno "cercato di abbattere i reticolati e di appiccare il fuoco", ha dichiarato il portavoce militare di Israele Jonathan Conricus. Per questo l'esercito è stato costretto a intervenire

Non cala la tensione al confine tra Gaza e Israele. Anche il quinto venerdì di protesta palestinese porta con sé una scia di sangue. Il 30 marzo scorso Hamas aveva lanciato la prima “Marcia per il ritorno“, in occasione del Land Day: 15 i morti e centinaia i feriti. Oggi sono tre i  palestinesi hanno perso la vita e più di trecento sono rimasti feriti. Il Land Day – che coincide con l’avvio della Pasqua ebraica – celebra ogni anno lo sciopero generale e le marce organizzate il 30 marzo del 1976 in protesta per l’esproprio di terre per motivi di sicurezza da parte di Israele. E proprio per mettere un freno all’uso “sproporzionato della forza” dell’esercito della Stella di Davide che Amnesty International ha rivolto un appello ai governi del mondo: “La comunità internazionale deve bloccare le forniture militari a Israele”, ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty per il Medio Oriente.

Alle proteste odierne hanno preso parte più di 10mila palestinesi, che si sono riuniti in cinque punti diversi lungo il confine. E, secondo quanto riferito dal portavoce militare di Israele Jonathan Conricus, una decina di loro ha “cercato di abbattere i reticolati e di appiccare il fuoco, ma sono stati respinti dei militari”. Diversi manifestanti, continua il portavoce, “hanno lanciato ordigni esplosivi, bombe a mano, bottiglie incendiarie e pietre”. Azioni che hanno reso inevitabile la risposta dei soldati. Avvenuta con l’uso di proiettili e lacrimogeni.

“Nelle ultime quattro settimane il mondo ha guardato con orrore mentre i cecchini ed altri militari israeliani, ben equipaggiati e dietro reticolati, hanno attaccato dimostranti palestinesi con proiettili veri e gas lacrimogeni”, ha scritto Mughrabi in un comunicato. “Nonostante le condanne internazionali l’esercito israeliano non ha annullato gli ordini illegali di sparare verso dimostranti disarmati. Il momento della condanne simboliche è passato”. Per questo, Amnesty International fa appello ai governi del mondo per imporre l’embargo alle forniture militari per Israele. Forniture che arrivano dagli Usa e da molti Paesi Ue, conclude Mughrabi, “come Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia”.

Da parte sua l’esercito israeliano ha affermato che “decine di facinorosi armati di ordigni, bombe a mano e bottiglie incendiare” sono quasi riusciti ad aprire una breccia nel valico di Karni e sono stati bloccati in extremis. Mentre i leader di Hamas spiegano che questi confronti settimanali sono solo una fase preliminare in vista di una forte esplosione di collera popolare fissata per il 14 maggio – 70esimo anniversario della nascita di Israele -, l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu e Amnesty International sono tornati separatamente ad accusare i militari israeliani di aver fatto “un uso sproporzionato della forza nei confronti di dimostranti disarmati”. Da parte sua il Centro di informazione sull’intelligence e il terrorismo (Iitc) di Tel Aviv ha pubblicato un’analisi, secondo cui l’80 per cento dei primi 40 palestinesi uccisi sul confine erano “membri attivi o fiancheggiatori di gruppi terroristici”. Proprio il 14 maggio è previsto l’annunciato trasloco dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme e oggi il presidente statunitense Donald Trump nel corso della conferenza stampa con Angela Merkel ha dichiarato che potrebbe “andare all’apertura dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme”.

La giornata era iniziata a Gaza in un clima di mobilitazione, dopo che in nottata nel campo profughi di Jabalya è stato sepolto Fadi al-Batsh, l’ingegnere di Hamas ucciso la settimana scorsa in Malesia in un attentato che la sua organizzazione attribuisce al Mossad israeliano. La bara è stata scortata nella principale moschea di Jabalya da una parata delle Brigate Ezzedin al-Qassam, l’ala militare di Hamas, che si è aperta la strada a fatica fra una folla di migliaia di persone. Nel corso della giornata alcuni dirigenti di Hamas – fra cui Yihia Sinwar e Fathi Hammad – hanno raggiunto migliaia di dimostranti, raccoltisi, come nelle settimane passate, in cinque punti di frizione lungo il confine, e da là hanno esortato la popolazione di Gaza a non desistere dalla lotta elaborata per forzare il blocco e rompere le linee di confine. Da Ramallah un consigliere del presidente Abu Mazen, Muhammad al-Habbash, ha fatto appello agli abitanti di Gaza perché non seguano la politica degli “avventurieri” e “non mandino i figli a morire”. Come nelle settimane precedenti, gruppi di giovani hanno incendiato pneumatici lungo il confine e hanno cercato di trainare verso la Striscia tratti di reticolati. In una di questi azioni, al valico di Karni, sono stati vicini ad aprire un varco e sono stati respinti col fuoco. In serata il ministero della Sanità ha confermato che tre dimostranti sono rimasti uccisi, 233 sono stati colpiti da proiettili veri e altri 70 sono stati intossicati da gas. Fra i feriti vi sono almeno due giornalisti e membri dello staff medico.