Politica

Governo, dialogo con M5s? Scontro nel Pd. Franceschini: “Non si può dire solo no”. Marcucci: “Ok, ma pessimista”

Alla vigilia dell'incontro con i 5 stelle, si apre il dibattito dentro il Partito democratico. Che è ancora diviso tra chi vuole sedersi al tavolo e chi invece, soprattutto i fedelissimi dell'ex segretario, chiede ai grillini passi indietro "rilevanti". Anzaldi: "Fico faccia autocritica su insulti che abbiamo ricevuto dai suoi"

Alla vigilia delle prime consultazioni con il presidente della Camera Roberto Fico, il Pd continua a essere diviso tra chi è pronto a sedere al tavolo per “dare una mano a Sergio Mattarella” e chi invece difende la linea dell’opposizione. Dopo le parole del ministro uscente Dario Franceschini, che a Repubblica ha rilanciato la tesi del confronto “perché non si può dire solo no”, il renzianissimo Andrea Marcucci ha iniziato a dare qualche debole segnale di mediazione: “La nostra disponibilità al confronto c’è”, ha detto oggi a Radio Anch’io dopo essere stato per settimane il primo fautore della linea “all’opposizione a qualsiasi costo”. E infatti ha subito specificato: “Non sono ottimista, non vedo le condizioni perché i programmi M5s e Pd si possano allineare, ma le sorprese in politica sono sempre dietro l’angolo”. L’appuntamento è alle 14.30, quando il segretario reggente Maurizio Martina, insieme ai due capigruppo Marcucci e Delrio vedrà la terza carica dello Stato. Ed è proprio il primo ad aver rilanciato la provocazione: “E’ Fico il candidato a premier del M5s? E’ lui che potrà far fare passi indietro molto rilevanti su temi su cui il M5s ha speso anni? Mi pare difficile, sarebbe per loro rinnegare gran parte del loro programma elettorale, e perderebbero parlamentari”.

Intanto Martina riunisce la delegazione Pd, in vista dell’incontro con Roberto Fico alla Camera. L’incontro con i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci, il presidente dell’assemblea Matteo Orfini, cui dovrebbe prendere parte anche il coordinatore della segreteria Lorenzo Guerini, è previsto alle 13.30 al Nazareno.

A far discutere dentro il Pd sono state innanzitutto le parole di Dario Franceschini, colui che fin dal giorno dopo il voto del 4 marzo promuove l’apertura ai 5 stelle. Il Pd ha “l’obbligo”, ha detto a Repubblica, “di aprire un confronto senza pregiudiziali” con il M5s, tenendo il partito “unito” a cominciare dal suo leader “più influente”, Matteo Renzi. Per il ministro dei Beni Culturali, con l’incarico a Roberto Fico i dem “devono andare a vedere le carte” del Movimento e verificare nei contenuti la fattibilità di un accordo. Quanto alla possibilità di accettare Di Maio premier, “andiamo per gradi. Vediamo i programmi e anche come si può realizzare un’intesa”. “Questo mandato segna oggettivamente la chiusura della prima fase di consultazioni, quella in cui la direzione del Pd ha correttamente sfidato Lega e M5s”, ha continuato Franceschini. “Se fossero riusciti a fare un governo, sarebbe stato giusto stare all’opposizione”, ma “per fortuna il Paese si è salvato da un governo populista e sovranista”. E adesso “l’incarico a Fico pone una domanda nuova al Pd”. “L’obiettivo di questo incarico è quello di esplorare le possibilità di un’intesa tra noi e il Movimento 5 stelle. In questo mi richiamo proprio al documento approvato all’ultima direzione che ci collocava all’opposizione di un esecutivo centrodestra-M5s. Ma nello stesso tempo garantiva ‘al presidente della Repubblica il proprio apporto nell’interesse generale'”. “Mettiamo in campo le proposte del Pd come ha iniziato a fare Martina. Vediamo se c’è uno spazio di confronto basato sui programmi”, è l’esortazione di Franceschini, secondo cui “il confronto deve cominciare proprio dalle politiche internazionali”, con i grillini che devono offrire garanzie su europeismo e Patto Atlantico. “Siamo chiamati ad una prova di responsabilità”, ha concluso. “E’ una possibilità da esplorare anche se non convenisse elettoralmente. Ci si deve provare, con il Pd tutto unito”. Quanto a Renzi, “Matteo è il leader più influente. Può imboccare questa strada da protagonista”.

Un’apertura che però non piace all’ala più vicina all’ex segretario Matteo Renzi. Marcucci ad esempio, sempre a Radio Anch’io, ha invocato un nuovo confronto in direzione: “Quando ci sarà una proposta chiara, delle condizioni definite, a un certo punto un passaggio per la direzione” del Pd andrà fatto. Per quanto riguarda invece il famoso referendum per la base invocato da una parte dei dem, tra cui Graziano Delrio? “Sentirla è più complicato, ci sono organismi eletti, ma la decisione non spetta a me. Parliamo di iscritti, tesserati o elettori? Forse andrebbe convocata anche l’assemblea: se il segretario e il presidente lo decidessero si potrebbe fare un ragionamento sul fatto di sentire la base”. Addirittura il renzianissimo Michele Anzaldi ha pubblicato su Facebook una lista degli insulti ricevuti dai 5 stelle: “Vista la sostanziale funzione di leadership del Movimento 5 stelle che il presidente Fico ha assunto in queste ore e visto anche il suo stile, certamente diverso da Di Maio e Di Battista, sarà lui finalmente a poter procedere con i necessari passi indietro, come ha detto il capogruppo Pd al Senato Marcucci, a partire da una severa autocritica su come il suo partito ha interpretato i rapporti politici in questi 5 anni: serve una condanna netta della lunga sequela di insulti, calunnie e diffamazioni che abbiamo subito dal Movimento 5 stelle in tutte le sedi pubbliche, a partire dalle aule parlamentari dove siamo stati oggetti continuo di offese per l’intera legislatura passata”.