Calcio

Ten Talking Points, la Juventus in Italia è come Renzi dentro il Pd e in Europa è come l’ex segretario dem alle elezioni

Anche la Roma perde con tre gol di scarto, ma è una sconfitta diversa. Al netto di fortuna e sfortuna, il fatto che la prima e terza del campionato abbiano perso 1-7 contro prima e terza della Liga, la dice comunque lunga sulla mestizia del nostro calcio quando il gioco si fa duro. Quel pazzo scatenato di Jurgen Klopp che devasta il City di Guardiola e le lodi alla Fiorentina che prova a elaborare il lutto per la morte di Astori a suon di vittorie

Benvenuti a Ten Talking Points, l’unica rubrica che mangia quorn, semi di lino rosso e noci pecan. Altre considerazioni.

1. Ho sbagliato: è vero che quasi tutti i miei pronostici sono fatti per esorcizzare tragedie bibliche, tipo Renzi che vince il 4 dicembre 2016 o Severgnini che domina lo scudetto, ma credevo davvero che la Juve potesse giocarsela con il Real Madrid. Seguo la Liga e mi pareva una squadra – quest’anno – battibile. Non avevo calcolato appieno come il Real Madrid sappia “switchare” in Champions League. Resta da dire di Cristiano Ronaldo, che si è pure permesso di sbagliare due gol già fatti. Ha generato bellezza pura. E il suo secondo gol resterà nei secoli.

2. Allegri dice che, fino al 2-0, la Juve aveva giocato alla pari o quasi. Non ha torto. Resta il fatto che la Champions League fa storia a sé. E di quella storia la Juve non fa quasi mai parte.

2 bis. Per dirla più chiaramente: la Juve in Italia è come Renzi dentro il Pd e in Europa è come Renzi alle elezioni.

3. Anche la Roma perde con tre gol di scarto, ma è una sconfitta diversa. Fino al 2-0, meritava come minimo il pareggio. Ha subito due autoreti, non le hanno dato un rigore, Perotti ha fatto il Fedriga a inizio ripresa sull’1-0 e nulla è girato per il verso giusto. L’unica colpa è stata sfilacciarsi subito dopo il 2-0: lì il Barça ha fatto il terzo e poteva andare sul 4-0. Il gol di Dzeko non sposta nulla in ottica qualificazione, anche perché poi Gonalons si è ispirato a Genny Migliore con Suarez, ma è meritatissimo. Di Francesco non deve avere rimpianti.

4. Al netto di fortuna e sfortuna, il fatto che la prima e terza del campionato abbiano perso 1-7 contro prima e terza della Liga, la dice comunque lunga sulla mestizia del nostro calcio quando il gioco si fa duro. E noi ci facciamo le pippe a mulinello.

5. Jurgen Klopp è un pazzo scatenato, ma quando la sua orchestra gira è uno spettacolo. Il 3-0 al Manchester City di Guardiola, che in Premier League fa scempio di chiunque, ha del clamoroso. In semifinale il Liverpool sarebbe la “meno forte”, ma con la premiata ditta Klopp&Salah tutto è possibile. O quasi.

6. C’è della poesia, e della meraviglia, in questa Fiorentina che dopo la scomparsa del suo Capitano vince tutto. Quasi che l’unica maniera per elaborare un lutto impossibile da elaborare sia consegnarsi al trionfo perpetuo. Lode a Pioli e ai suoi ragazzi.

7. Se ho sbagliato con la Juve, ci ho preso pure troppo col Milan: “Gattuso sta facendo cose incredibili, ma non andrà in Champions League perché ormai è tardi e nel trittico del calvario Juve-Inter-Napoli farà se va bene un punto”. Preciso. Il “se va bene” è stata la doppia fetecchia partorita dal simpaticissimo Icardi a porta vuota: immagini che fanno bene alla vita. Il Milan è stanco, Montolivo ha la velocità dei monologhi di Mattarella e l’Inter meritava di vincere. Gattuso dovrà essere bravo a tenere alta la tensione da qui al martirio in finale di Coppa Italia.

8. Ho scritto tre giorni fa: “Dopo la doppietta al Verona e il gol decisivo nel derby di mercoledì, Sampaoli è un pazzo se non porta Icardi ai Mondiali”. Gliel’ho proprio tirata bene, vero? Daje Maurito. Mille di questi giorni.

9. Belotti è tornato. Si ridesta la Samp, Atalanta un po’ sgonfia. Genoa al fotofinish, Chievo sciagurato, Verona e Crotone ai minimi storici. Onore e gloria all’eretico De Zerbi.

10. Giusto lunedì vi segnalavo il pugnace Cassata (Sassuolo), che contro il Napoli aveva commesso 787 falli in sei secondi battendo il precedente record di Pasquale Bruno. Si capiva che il ragazzo non fosse uno qualsiasi. E infatti. Minuto 95, Chievo avanti 1-0 e Sassuolo in nove. Punizione da 40 metri. Batte Cassata, che tira una sbroscia sommamente inutile. La traiettoria è temibile quanto Sgarbi in ciabatte, ma la difesa – tutta – del Chievo si cristallizza come in un fermo immagine scemo. E la palla entra. Questo Cassata va seguito: secondo me ha poteri soprannaturali. Come l’Iron Fist. O come Nardella. Che poi, si sa, son la stessa persona.