Scienza

La Via Lattea si sta espanendo al ritmo di 500 metri al secondo

Una velocità sufficiente a coprire la distanza tra Roma e Bologna in soli 20 minuti. A questo ritmo, nel giro di quattro miliardi di anni entrerà in rotta di collisione con la sua vicina di casa, la galassia Andromeda. Lo dimostrano nuovi dati presentati alla Settimana Europea dell’Astronomia e della Scienza Spaziale dai ricercatori dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, coordinati da Cristina Martínez-Lombilla

La Via Lattea si sta espandendo al ritmo di 500 metri al secondo, una velocità sufficiente a coprire la distanza tra Roma e Bologna in soli 20 minuti. A questo ritmo, nel giro di quattro miliardi di anni entrerà in rotta di collisione con la sua vicina di casa, la galassia Andromeda. Lo dimostrano nuovi dati presentati alla Settimana Europea dell’Astronomia e della Scienza Spaziale dai ricercatori dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, coordinati da Cristina Martínez-Lombilla.

Considerata la difficoltà di osservare la Via Lattea dal suo interno, i ricercatori hanno studiato altre galassie simili alla nostra, come NGC 4565, che si trova a una distanza compresa tra i 30 e i 50 milioni di anni luce dalla Terra. Le osservazioni sono state fatte con il telescopio terrestre Sloan Digital Sky Survey (Sdss), nell’ambito di un progetto più ampio di mappatura del cielo nato alla fine degli Anni 90, e con i telescopi spaziali della Nasa Galaxy Evolution Explorer (Galex) e Spitzer, che scrutano il cosmo, rispettivamente, nell’ultravioletto e nell’infrarosso. I dati si basano sullo studio della radiazione luminosa e del movimento delle stelle che si trovano sulle braccia periferiche della galassia. Per il momento non sono stati ancora pubblicati e sono quindi in attesa della valutazione della comunità scientifica. “La Via Lattea è già abbastanza grande – ha spiegato Martínez-Lombilla – ma i dati preliminari indicano che si sta espandendo, anche se a un ritmo non molto rapido. La velocità di espansione però – ha concluso – è tale che, se potessimo guardarla tra 3 miliardi di anni, la troveremmo il 5% più grossa di oggi“.