Capitoli

  1. Giornata mondiale dell’autismo, oltre i pregiudizi: le storie di chi fa il conservatorio, lavora nell’hi tech o apre una pizzeria
  2. Dottori speciali e comunicazione facilitata
  3. L'autismo e il lavoro. Anche nelle multinazionali
  4. Dall'alternanza scuola/lavoro alle pizzerie
Diritti

Giornata mondiale dell’autismo, oltre i pregiudizi: le storie di chi fa il conservatorio, lavora nell’hi tech o apre una pizzeria

La determinazione di genitori ed educatori riesce a far raggiungere a molti ragazzi traguardi difficili. Pier Carlo Morello è diventato dottore in Scienze umane e pedagogiche. Everis ha appena assunto dieci persone con Asperger o autismo grazie a un progetto nato in Danimarca. Il progetto Atlantide 2 costruirà una rete integrata che accompagni la persona nel passaggio dall’età scolastica a quella adulta

C’è chi studia al conservatorio, chi sogna di gestire una pizzeria, chi si è guadagnato un lavoro a tempo indeterminato per un’azienda che si occupa di tecnologia e chi si è laureato superando difficoltà e pregiudizi. Sono ragazzi autistici. Secondo le indagini dell’Isfol (l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) in Italia oggi solo una persona con autismo su 10 ha un impiego e molto dipende dal percorso avviato dalla nascita all’età adulta, dal supporto della famiglia, degli educatori, del sistema assistenziale che ha ancora molte lacune. Alcune storie mostrano come la determinazione di genitori ed educatori speciali riesca a far raggiungere a questi ragazzi traguardi insperati, altre come qualcosa si stia muovendo. Anche nella lenta Italia, dove spesso questi ragazzi sono abbandonati a loro stessi e dove è più facile ricevere una porta in faccia.

CARLO E LA MUSICA – Il percorso di Carlo De Liso, 26 anni, ne è la prova. Perché è fatto di porte chiuse e portoni aperti. Di determinazione, talento e accoglienza. Carlo non aveva neppure tre anni quando gli fu diagnosticato l’autismo. Ha raccontarlo a ilfattoquotidiano.it è la mamma Liliana. Con orgoglio spiega che quest’anno il figlio si diplomerà al Conservatorio di Matera, dove studia da sette anni. La prima molla è scattata proprio in mamma Liliana quando, durante gli anni di terapia a Roma, ha capito come fare a non arrendersi grazie a un gruppo di supporto composto anche da altri genitori di bambini autistici. E l’occasione le si è presentata quando Carlo frequentava le scuole medie. “L’insegnante di musica si lamentava – dice – perché mentre tutti cantavano, lui passeggiava in aula. Da ex allieva di pianoforte, pensai di insegnargli a suonare uno strumento e, per prima cosa, a leggere le note. Mi accorsi che riusciva a farlo con una capacità sorprendente. Gli rendevo anche il compito più difficile, scegliendo note sotto e sopra il pentagramma, ma lui ce la faceva. Poi gli ho insegnato come collegare quelle note ai tasti del pianoforte e lui andava spedito. Così ho iniziato a cercare qualcuno che avesse già formato bambini autistici, portandoli anche al conservatorio”.

Carlo ha avuto tre insegnanti di piano e oggi è seguito da Isabella Pugliese. La svolta è arrivata quando si è conclusa la formazione scolastica. Carlo avrebbe potuto rintanarsi a casa, come accade a moltissimi ragazzi per i quali viene meno la rete di assistenza garantita a scuola. Tanto finiscono nei centri diurni per disabili. Per Carlo non è stato così. Mamma Liliana ha pensato a una strada alternativa, quella del Conservatorio di Bari, dove però non hanno accettato la possibilità di accogliere un ragazzo autistico. “Non erano pronti – spiega la signora Liliana – e secondo me hanno perso un’opportunità, così mi sono informata e a Matera ho trovato quello che cercavo. Lì avevano organizzato dei corsi di batteria per ragazzi diversamente abili”. Il direttore ha accolto Carlo e ha convocato i docenti di pianoforte per chiedere chi volesse sperimentare un percorso inedito. “A scegliere Carlo – racconta la mamma – è stato Alessandro Marangoni, maestro di fama internazionale. Quando si è fatto avanti proprio lui, sono rimasta di sasso”. Carlo e la mamma vanno ogni settimana a Matera per la lezione: “Ha iniziato con piccoli brani, rispettando il programma ministeriale”. Quel ‘no’ a Bari? “Credo sia stato un bene – spiega la signora Liliana – perché quando si accetta un ragazzo autistico, bisogna accettare non solo le loro capacità, ma anche le stranezze e i limiti. A Matera erano e sono pronti ad accettare questa diversità”. Tutti sanno che mio figlio suona “ma quando racconto che lo fa al conservatorio – spiega la mamma – lo sguardo delle persone cambia completamente”. Oggi Carlo suona la domenica in chiesa, ma si esibisce anche durante concerti, convegni ed eventi. Lo fa da solo o con la sua formazione ‘Carlo & Friends’, dove ad affiancarlo ci sono giovani insegnanti di musica e ad aprile parteciperà al Concorso internazionale musicale Città di Pesaro’, dedicato a Rossini. La strada maestra di Carlo è stata la musica, per altri ragazzi autistici il percorso scolastico prima, universitario poi.