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Il mio inverno ad Aprica, perla della Valtellina tra natura, sport e tradizione gastronomica

Non è cosa facile per chi è nato vicino al mare comprendere e descrivere la montagna, le sue leggi, la sua terminologia e il suo spirito. Ma montagna è stata, questo inverno.

Prima di giungere ad Aprica, perla della Valtellina, i miei piedi avevano calzato gli scarponi da sci solo una volta. I fondamentali – lo spazzaneve, lo spostamento del peso sulle gambe per curvare – sono però stati rispolverati in fretta e non mi ci è voluto molto prima di affrontare una pista azzurra, rischiando solo una mezza derapata.

La ski area di Aprica e Corteno offre 50 chilometri di piste, splittate su un comprensorio suddiviso in tre zone: il Palabione, monte che domina l’Aprica, con le sue nere che partono da 2300 metri e scendono fino ai 1000 del paese, Magnolta, per gli amanti dell’alta quota, e infine Baradello, con le sue piste panoramiche meta di sciatori e snowboardisti di ogni età.

Tutte e tre le aree – servite da impianti di risalita che partono dall’abitato, raggiungibili a piedi dagli hotel – si snodano all’interno del Parco regionale delle Orobie Valtellinesi, una delle aree protette lombarde più grandi: 14 vallate che custodiscono i segreti di una natura ancora oggi aspra e solitaria, punteggiata di tanto in tanto da insediamenti umani. All’interno del Parco è presente l’Osservatorio eco-faunistico alpino, attraversato dalla pista C del Palabione: 25 ettari di boschi che fiancheggiano il paese, attraversati da un itinerario pensato per mostrare ai turisti gli abitanti del posto nel loro ambiente naturale: camosci, rapaci notturni, cince, orsi bruni e galli cedroni.

Poco distante, la Riserva naturale Pian di Gembro, antica torbiera formatasi 10mila anni fa dopo l’ultima glaciazione alpina. A seconda del vostro stato d’animo, potrete decidere di attraversare la riserva a piedi, con le ciaspole o a cavallo dell’adrenalinica fat bike. Questa evoluzione della mountain bike è dotata di ruote belle spesse gonfiate a bassa pressione, che danno grande aderenza su superfici cedevoli come sabbia o neve. A bordo della mia fat bike mi sono lanciato in un fuoripista su un lago ghiacciato prima, poi in una lunga pedalata fino al monte Belvedere, la maggiore elevazione del crinale spartiacque fra il Passo di Aprica e la conca del Pian di Gembro. Un’impresa per me, che non amo particolarmente né la bici né la fatica fisica.

Quei 40 minuti di pedalata sui sentieri ghiacciati mi hanno liberato la testa da pensieri e preoccupazioni. Quando il corpo è a suo agio nella natura, la mente si placa. Vorrei allora dare un consiglio all’amministrazione comunale di Aprica. Considerate le cime non elevate che limitano il livello di competizione tra gli sciatori, potrebbe essere una buona idea unire l’attività fisica con la pratica della meditazione e proporre corsi di sci mindfulness, affidati a istruttori formati in entrambe le “discipline”.

La mindfulness è una tecnica di meditazione che ha come scopo quello di placare la mente – di staccarla dalla rielaborazione viziosa degli eventi del passato e dalla paura di quelli futuri – e di tenerla ben ancorata al momento presente. L’obiettivo è passare dalla modalità del “fare” a quella dell’ “essere”. Le tecniche sono note: controllo del respiro e consapevolezza non giudicante del momento presente, cose facili a dirsi ma complesse da conservare nel tempo. Se però si unisce l’effetto benefico della montagna e degli sport all’aria aperta con la pratica della mindfulness, la sensazione di libertà dalla mente diventerà ancora più forte. È un’esperienza che si può provare sempre, anche con l’arrivo della primavera, quando tra le valli dall’Aprica sarà possibile praticare sport come pesca sportiva, tiro con l’arco e trekking tra i sentieri verdi.

Inutile negare che oltre alla mente non è mai una cattiva idea placare anche lo stomaco. Di specialità tipiche ad Aprica ne ho gustate parecchie: pizzoccheri e bresaola, sciatt, chiscioi, polenta taragna e taroz, da abbinare con formaggi come Bitto e Casera e vini come il Nebbiolo, la base per la produzione dei DOCG Valtellina superiore e Sforzato.

Il collante che ha tenuto insieme testa e stomaco sono state le persone dell’Aprica. Mai mi era capitato di vedere un assessore, armato di drone e telecamera, che si procura da solo la copertura mediatica del viaggio e nel farlo ti trasmette un profondo amore per la sua terra. Una persona su tutte vorrei infine ricordare, un uomo che vi invito ad andare a trovare quando sarete tra queste valli per le vostre vacanze. Si tratta del signor Caio, che vi ospiterà all’interno della sua macelleria-boutique nella contrada di San Pietro: un luogo che non è solo un esercizio commerciale ma un autentico piccolo museo della tradizione gastronomica di Aprica, in cui sono custodite le regole della convivenza tra paesani e quelle dell’accoglienza dei turisti.

Dove mangiare
Baita Le lische: si cena in una sala riscaldata da camino. La scelta non poteva essere migliore, grazie soprattutto alla qualità della carne (ottimi gli tzigoiner, spiedi alla brace) e agli immancabili Bitto e Casera (Aprica, località Lische. Cell. 3409353098)

Cantina Plozza di Tirano: dove degustare lo Sforzato di Valtellina, ottenuto da uve Nebbiolo portate a maturazione sui pendii scoscesi della valle e il Numero 1 I.G.T., vino colore rosso rubino dal carattere forte (Tirano, via dei Cappuccini, 26. Tel. 0342701297)

Ristorante Ambrosini: i migliori pizzoccheri di Aprica (Aprica, corso Roma, 158. Tel. 0342747736)

Macelleria Claudio Negri: oltre a bresaola e britto, troverete il misconosciuto “violino”, prosciutto di capra a forma di violino (Aprica, corso Roma, 228. Tel. 0342746166)

Dove dormire
Hotel residence Serenella: 4 stelle dotato di centro benessere con sauna, bagno turco e idromassaggio, in cui rilassarsi dopo una giornata sulle piste (Aprica, via Europa 142. Tel. 0342746625)