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Scuola, “i dottori di ricerca ammessi ai concorsi riservati Fit”. La sentenza del Tar spaventa il Miur

Il percorso di Formazione iniziale e tirocinio rappresenta l’unico meccanismo di reclutamento nel mondo della scuola. La pronuncia apre le porte ad un principio destinato a far discutere: cioè che il titolo del dottorato sia in qualche modo assimilabile a quello dell’abilitazione all’insegnamento

I dottori di ricerca ammessi al concorso riservato per il Fit. E quindi, di fatto, a un posto fisso nella scuola, visto che la cosiddetta fase transitoria non prevede una selezione fra gli abilitati. L’ultima sentenza del Tar del Lazio arriva proprio nel giorno in cui scade il termine per presentare la domanda al prossimo concorso e apre le porte ad un principio destinato inevitabilmente a far discutere: cioè che il titolo del dottorato sia in qualche modo assimilabile a quello dell’abilitazione all’insegnamento. Per il momento riguarda solo 500 persone, ma se il ricorso creasse un precedente sarebbero guai seri per il Ministero: vacillerebbe l’intera fase transitoria, che col numero di candidati dilatato non sarebbe più sostenibile.

La fase transitoria del Fit – Il condizionale è d’obbligo perché per il momento si tratta solo di un provvedimento cautelare, limitato ad una cerchia ristretta. Parliamo dei concorsi riservati per il Fit, il percorso di Formazione iniziale e tirocinio che come stabilito dall’ultima riforma rappresenta l’unico meccanismo di reclutamento nel mondo della scuola: un corso-concorso, con una prova di selezione a monte, al posto del vecchio Tfa; chi passa fa tre anni di tirocinio (tra lezioni sui banchi e supplenze, più o meno pagate) e poi riceve automaticamente il contratto a tempo indeterminato. Questo meccanismo andrà a regime dopo il 2020. Intanto ci sarà una fase transitoria (inizia quest’anno: in primavera le prove) riservata ai docenti in possesso dell’abilitazione, che non sono riusciti a superare gli ultimi due concorsi (2013 e 2016): loro saranno tutti assunti, prima o dopo a seconda della posizione conquistata in graduatoria (non c’è sbarramento).

La battaglia dei dottori di ricerca – In questo canale preferenziale (varato dal governo per placare le proteste degli esclusi dalle assunzioni della “Buona scuola”) non erano stati compresi i dottori di ricerca. Come del resto anche nell’ultimo concorsone: il Ministero ha riconosciuto al dottorato un punteggio molto alto, ma non il valore abilitante che è il requisito d’accesso a tutte le procedure. Nonostante le rivendicazioni delle associazioni di categoria, l’equiparazione tra abilitazione e Ph.D. è sempre stata negata categoricamente dal Miur. I giudici, però, non sembrano esserne così certi. Già per il concorsone una sentenza del Consiglio di Stato aveva ammesso alle prove suppletive centinaia di ricorsisti. Lo stesso si verifica ora per la fase transitoria del Fit.

La sentenza del Tar – Il dispositivo del Tar ritiene “fondati” i presupposti e stabilisce che il “Miur adotti tutte le misure necessarie ad assicurare la presentazione delle domande e ad ammettere la parte ricorrente a partecipare alla citata prova concorsuale”. Un bel problema per viale Trastevere, dal momento che i non abilitati non possono neanche accedere al portale di iscrizione e oggi scade il termine di presentazione delle domande (probabilmente verranno presentata in via eccezionale in maniera cartacea).

I primi ammessi (circa 500) hanno la caratteristica di essere anche iscritti anche nella 3ᵃ fascia delle graduatorie d’istituto e aver fatto supplenze. È questo uno dei cardini del ricorso: abilitazione e dottorato sono due titoli effettivamente diversi, ma i percorsi (entrambi universitari e basati sull’acquisizione di crediti formativi) possono essere equiparati; il dottorato contiene tutta la parte di lezioni nozionistiche, mentre quella pedagogica e di tirocinio è sostituita dall’esperienza sul campo. Una tesi ardita, che però intanto è stata accolta in via cautelare.

“Il percorso è ancora lungo, ma questi pronunciamenti sembrano aprire un nuovo fronte: noi crediamo che il dottorato sia un titolo apicale e  meriti di essere valorizzato”, spiegano gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che curano il ricorso. “È anche una questione sociale: questi giovani rappresentano l’eccellenza universitaria, ma non potranno mai fare carriera in campo accademico in un sistema così bloccato. Almeno diamo loro uno sbocco nella scuola”. Dipenderà ovviamente dai giudizi di merito: per il concorsone 2016 le udienze sono in calendario in autunno e lì si comincerà a capire l’orientamento dei giudici. Intanto centinaia di dottori di ricerca parteciperanno anche al Fit. E magari ne seguiranno altri.

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