Diritti

L’empowerment femminile passa dalle piazze e dai progetti. Il caso Etiopia

È stato, oltre che emozionante, un dato oggettivo e incredibile vedere le strade di innumerevoli città del mondo piene di migliaia di donne. Da Roma a Milano, passando per molte cittadine e piccoli paesi, dalla Francia all’Argentina, dagli Stati Uniti alla Spagna le donne e le ragazze nel mondo hanno costruito e partecipato allo sciopero globale per l’otto marzo.

Non è un caso che in una ricorrenza così importante, la giornata internazionale della donna, si sia scelto di scioperare; la condizione delle donne nel mondo del lavoro e la situazione del lavoro nell’intero pianeta sono una lunga storia di ingiustizie e violazioni di diritti. Contratti non rispettati, quando ci sono, gap salariale tra uomini e donne, precarietà, negato diritto alla maternità, molestie e violenze. Tutto questo coinvolge le donne in prima persona e avviene ovunque con forme diverse. È anche per questo che si parla tanto di empowerment delle donne in generale e di empowerment economico in particolare. Fare in modo che le donne abbiano accesso al lavoro, possano vedere garantiti e tutelati i loro diritti significa migliorare le loro vite e quelle delle persone con cui vivono, ma anche quelle delle comunità e dei paesi nei quali risiedono.

Con il loro contributo allo sviluppo economico, alla politica rinnovata dal loro ruolo attivo, le donne e le ragazze possono diventare persino fondamentali nel contrastare le migrazioni dovute alla disperazione che attraversa diverse aree del pianeta. Per affrontare quest’ultimo aspetto è certamente fondamentale un dialogo interculturale, ma anche costruire ponti tra comunità migranti e chi resta nei paesi di origine. In tal senso vanno diversi progetti tra cui “Ponti: inclusione sociale ed economica, giovani e donne, innovazione e diaspore”, finanziato dal Ministero dell’Interno e realizzato da un consorzio di Ong con ARCS Culture Solidali capofila; Aidos ne cura una componente importante fornendo assistenza tecnica ai partner etiopi sull’approccio di genere e l’approccio integrato alla creazione d’impresa, basato sui diritti umani e l’accesso a pari opportunità.

L’Etiopia è il paese più popolato dell’Africa con 2 milioni di persone in cerca di occupazione ogni anno e un alto tasso di migrazione interna, in particolare verso la capitale, dove però mancano prospettive di impiego. Nel Tigray, una delle aree di intervento del progetto, difficoltà varie spingono molte persone a emigrare in Europa o nei Paesi del Golfo. Il progetto vuole affrontare le cause alla radice delle migrazioni, promuovendo l’occupazione delle donne e delle giovani generazioni e la valorizzazione del ruolo delle diaspore nello sviluppo dei paesi d’origine.

Ecco come un piccolo incubatore di impresa per le donne, ad Addis Abeba, può assumere una valenza strategica nelle dinamiche migratorie e acquisire significati diversi a seconda della prospettiva dalla quale lo si considera. L’incubatore è un centro per lo sviluppo integrato della micro e piccola imprenditoria femminile che fornisce formazione alle donne per renderle autonome e capaci di creare e sviluppare il lavoro che vogliono e per il quale si sentono più portate. Il progetto è rivolto alle donne più svantaggiate che cercano un’alternativa alla migrazione o a quelle che sono rientrate in Etiopia dopo una devastante esperienza migratoria. Quest’ultime vivono con il peso di gravi traumi e il loro reinserimento nella comunità di provenienza risulta quanto mai difficoltoso.

Con WISE (Women In Self Employment), partner del progetto, decine e decine di donne stanno iniziando ad apprendere i fondamenti della gestione d’impresa e della contabilità e tutte quelle capacità per migliorare la propria condizione socio-economica. Ma anche la consapevolezza del proprio diritto ad avere un lavoro, un’indipendenza economica, scegliere per il proprio futuro. Esattamente quello che ieri rivendicavano tutte le donne nel mondo che hanno deciso di incrociare le braccia per far sentire il loro peso e la loro voce, “Non una di meno” come dicono le donne dell’omonimo movimento femminista che sta attraversando le strade del nostro paese e non solo.

Alle donne è dedicato il decimo numero di MillenniuM, il mensile del Fatto Quotidiano in edicola per tutto il mese di marzo e acquistabile qui.