Società

Quella volta che, in un delirio di onnipotenza, viaggiai in executive sul Frecciarossa

Come al solito mi ritrovo all’ultimo momento a fare i biglietti del treno, voglio andare a Bologna a vedere un capolavoro dell’arte rinascimentale: il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca, opera che sconvolse Michelangelo e anche D’Annunzio. I biglietti di seconda classe sono esauriti, è rimasto solo un biglietto executive Frecciarossa, il biglietto dei top manager! Io sono un uomo top ma non ho ancora capito top di che cosa, rifletto, tentenno, sono più di 100 euro per 1 ora di viaggio, alla fine mi decido: e vada per l’executive, Cristo si merita questo ed altro, in fondo è morto anche per i miei peccati.

Salgo sul treno e attraverso tutte le carrozze fino ad arrivare alla prima dove regna l’atmosfera top manager. Pochissimi posti a sedere, tutti distanziati tra di loro, poltrone di pelle con cuscino per la testa, pulsanti sui braccioli, poggiapiedi e un delizioso cameriere in guanti bianchi che mi accoglie con un sorriso ultraterreno. Mi accomodo e mi accorgo da subito che il vero lusso è il silenzio, tutto è ovattato, non ci sono insopportabili marmocchi urlanti, non c’è gente che chiacchiera e che ti sbrodola parole addosso. Su uno schermo passano le notizie del giorno, bimbo di 4 anni muore in una roulotte in un campo nomadi, mi viene in mente la frase di un amico: “Come può essere diversa la vita degli uomini”. Nella mia carrozza executive non ci sono nomadi, c’è solo un signore che fissa il suo tablet senza alzare mai gli occhi, ha l’aria di uno che arriva alla fine del mese con molta facilità, di quale mese non so, secondo me di tutti i mesi.

La Frecciarossa sfreccia in un paesaggio innevato, le pulsazioni del mio cuore sono perfette, mi sento bene, il cameriere con i guanti bianchi mi porta su un vassoio un piccolo cornetto al burro, un vasetto di marmellata, una spremuta d’arancia, un caffè macchiato e una rivista in omaggio. Sfoglio la rivista, si parla delle elezioni, nella mia mente c’è un’armonia profonda, forse è l’effetto executive, scopro che c’è anche un partito che si chiama Potere al popolo, mi viene da sorridere, credono nell’uguaglianza sociale, ma quale popolo? mi chiedo, qua non c’è nessuno a parte il signore del tablet, il popolo è nelle altre carrozze, in mezzo al rumore, alle briciole dei panini, allo starnazzare dei cellulari, seduti gomito a gomito, pigiati tra di loro, e senza questo morbido cuscino che accoglie la mia testa pensante. Ormai mi sento un top manager, lontano anni luce dal popolino, da quelli che non arrivano a questa benedetta o maledetta fine del mese. Il tempo, questo mistero filosofico, per il popolino si riduce allo stereotipo “fine del mese”. Che miseria spirituale, i poveri sono anche poveri di spirito… così ragiono tra me e me, ormai in preda a un delirio di onnipotenza da top manager immaginario. E poi i poveri sono rumorosi, urlano, sbraitano, scioperano, che gente maleducata! Che imparino l’educazione da questo signore seduto lontano da me, con il volto fisso al tablet, così silenzioso, così elegante, così enigmatico.

Un attimo! Sono sempre stato un uomo di sinistra, è possibile che un viaggio su una carrozza executive possa influenzare così ferocemente il mio spirito? Sento in me una strana mancanza di pietà, una pericolosa forma di top-imbecillità! Devo riprendermi, devo rinsavire, mi guardo attorno con ansia crescente, il cameriere con i guanti immacolati mi chiede in un sussurro se desidero altro, sto quasi per rispondere che desidero vita, musica, al limite anche del rumore, mi sento di colpo solo, tremendamente solo, perdutamente solo. Niente da fare, sono confinato in una silence area, leggo una targhetta al mio fianco: si prega di evitare conversazioni ad alta voce, telefonate, suonerie e musica. L’area del silenzio nella quale sono imprigionato inizia a soffocarmi, un posto dove la musica è proibita è un inferno muto, senza speranza.

Il mio clima interiore si è capovolto, adesso mi sento parte del popolo, vorrei fuggire verso i vagoni di seconda classe per fare la rivoluzione, ho bisogno di calore umano, di rivolta, ho sete di giustizia, immagino di tagliare la testa all’uomo col tablet che non ha mai guardato fuori dal finestrino, sento nascere in me una voce che grida Potere al popolo! Troppo tardi, siamo già arrivati a destinazione, il mio spirito rivoluzionario s’infrange contro la caramella al lampone che mi porge con delicatezza il cameriere con i guanti bianchi, la scarto, la metto in bocca, si scioglie senza attaccarsi al palato, è squisita, è una top caramella da top manager, l’uomo col tablet mi sorride, sembra dirmi: “Stai tranquillo, va tutto bene, il popolino resterà sempre popolino, noi siamo al top e vivremo sempre al top, alla faccia loro”.

Prendo un taxi, il Compianto sul Cristo morto mi aspetta, chi è senza peccato scagli la prima caramella al lampone.