Società

La giustizia nel 2018: troppe leggi, pochissimi diritti

Giorni fa Sabino Cassese trattava sul Corriere della sera un tema tanto delicato quanto trascurato, se non del tutto ignorato: l’abnorme produzione legislativa e le conseguenze sulla società, sulla vita quotidiana. Tema a me caro, che ho affrontato molte volte in questi anni. Tema che, ad eccezione del M5S e peraltro in modo sbrigativo, nessuno ha affrontato in questa campagna elettorale. Sono finiti i tempi in cui il leghi-chirurgo-denti-sta Roberto Calderoli esibiva platealmente tutte le leggi da bruciare e poi da abrogare (quali non è dato sapere) come una conquista di civiltà. In realtà esibita solo come una spada muscolare contro il governo centralista. Tanto in Italia più la spari grossa più appari credibile. Non è un tema caro solo ai libertari, come qualcuno potrà pensare, ma oramai è un tema centrale se si vuole salvaguardare la democrazia da una sua patologia. Una vera metastasi.

Ricordo poco fa di essere rimasto incantato dinanzi al Regolamento (esibito) in una metropolitana composto da una cinquantina di articoli che regolamentavano la qualunque. Neppure l’immenso Totò ci sarebbe arrivato. L’eruttare lava incandescente “legislativa” non è affatto privo di gravi e nefaste conseguenze per tutti noi. E vi spiegherò perché. Partiamo dal primo dato: la conoscenza delle fonti “legislative”. Sfatiamo subito un mito, ossia che i magistrati e gli avvocati abbiano piena conoscenza – e dunque padronanza – delle fonti vigenti. Nessuno, e credetemi neppure i più dotati, brillanti e geniali sono in grado di averla. Legiferare è divenuto talmente spropositato, schizofrenico, compulsivo, illogico, irragionevole, bipolare che rende impossibile aggiornarsi in tempo reale e completo.

Occorrono buone banche dati e capacità di usarle, nonché notevoli capacità di destreggiarsi tra le fonti, la giurisprudenza e la prassi, per poter giungere ad una soluzione logica. Nessun cittadino medio – e spesso neppure un operatore del diritto medio – può dirsi capace di risolvere problemi di complessità oltre la media. E, credetemi, tali problemi sono in aumento. Una follia. La frase “la legge non ammette ignoranza”, riferita alla compiuta cogenza di una norma(tiva) ove entrata in vigore a seguito della vacatio legis con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale è dunque surreale.

Secondo dato: chi scrive (il cosiddetto legislatore) è dotato di idonee capacità e conoscenza delle fonti pregresse e soprattutto vigenti, intendendo spesso modificarle? Assolutamente no, poiché ciò pretenderebbe una formazione specifica e una padronanza delle fonti vigenti. Chi scrive dunque spesso ignora. Ma soprattutto non si preoccupa di coordinarsi (e dunque di abrogare in modo esplicito) con le fonti pregresse. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: incertezza, confusione, farraginosità, vuoti, rimandi etc. Terzo dato: quali e quanti sono le fonti legislative? Anche questo è un arcano. Nessuno è in grado di riferirlo. Vuoi perché abbiamo più livelli di fonti (nazionali, comunitarie e internazionali), poste con una diversa gerarchia ed anche confusamente (molti tentano spesso di attribuire valenza di fonti a mere circolari, es. quelle dell’Agenzia delle entrate, ossia di una parte in causa).

Ciò che è certo è che sono troppe. Qual è dunque il nesso tra ipertrofia legislativa, ossia di una vera metastasi del sistema, e democrazia? Il nesso è evidente e si manifesta in una grave incertezza del diritto e dei diritti, secondo cui i diritti (anche fondamentali) divengono liquidi e in tale liquidità si avvantaggia il soggetto più forte, più scaltro. I deboli soccombono. I ricchi si arricchiscono. Si crea ed aumenta la disuguaglianza sociale.

Farò solo alcuni vari esempi, tra i tanti. Vi pare normale che in Italia i consumatori continuino ad essere alla mercè di qualsiasi condotta aberrante calata dall’alto grazie ad una “ingegneria” legislativa, quali le “bollette” a 28 giorni (rivoluzionato il calendario gregoriano) o che la benzina aumenti sempre ancorché il prezzo del petrolio cali, o che la crisi delle banche e di Alitalia l’abbiano pagata i contribuenti? E’ normale avere Leggi di stabilità composte da centinaia di articoli scritte in aramaico e cirillico? E’ normale avere circa 800 normative fiscali che impongono a chiunque il tutor commercialista (sempre più smarrito pure lui) e le insidie che espongono chiunque ad un inadempimento? Potrei fare migliaia di esempi.
La vera rivoluzione sarà dunque quella, non di cancellare 400 leggi, ma di:

1) organizzare un “mese bianco” di riordino (e riscrittura) dell’ordinamento intero (introducendo Testi Unici) e spazzando via migliaia di (ab)norme;

2) rendere comprensibili e chiare le norme a chiunque;

3) legiferare solo se strettamente necessario, rendendo libere le persone e non chiudendole in camicie di forza. Questo è quello che propongo ai prossimi governanti.