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Niger, migranti e deportati. La mamma consiglia: ‘Non passare dal mare’

Sua madre glielo ha raccomandato prima di partire per l’Algeria. Puoi andare all’avventura ma non passare sul mare. Balde è ancora studente in Guinea e per paura di un diniego non ha informato suo padre. Con sei figli da nutrire e lui nel mezzo, la famiglia non voleva vietargli il viaggio così ambito. La madre gli ha chiesto solo di non passare il mare perché sa bene come finiscono queste cose. Studente, derubato da coloro che vengono chiamati ribelli appena passato Gao nel Mali. Questo paese è da tempo controllato da trafficanti e da caschi blu che muoiono a coppie saltando sulle mine artigianali appositamente disposte sulla strada . E’ imminente la messa in funzione di un esercito composto da militari di cinque paesi del Sahel, teatro insostituibile per i fabbricanti di guerre. Anche i droni, guidati e armati dagli americani, contribuiranno a rendere questa porzione d’Africa tra le più militarizzate del mondo. Balde, lui, torna a casa prima che sia troppo tardi per l’anno scolastico già iniziato. Un signore attempato e danaroso gli ha chiesto di prostituirsi e lui ha rifiutato perché sa che non è bene. Aveva già visto sul cammino alcune ragazze vendersi per pagarsi il viaggio di andata nel deserto. Lui no, perché sua madre gli aveva detto di non passare sul mare.

Le violenze sono parte del paesaggio migrante perché sono parte integrante del nostro mondo. Mamadou, a sua volta derubato dai ribelli, dai proprietari dei ‘ghetti’, dai passeurs, dai trasportatori, dai capomastri che non pagano e dalla agenzie che speculano sui migranti torna al paese. Falegname per accidente fabbrica tavoli senza niente sopra, sedie volanti e sgabelli per i poveri che si trovano in basso. Per tre mesi lavora in un cantiere senza essere pagato, passano solo il cibo perché, dicono, i Blacks non conoscono le monete e facciamo loro un servizio. Scappa anche perché sulla strada quando possono i bambini gli sputano addosso. Questo è troppo anche per un falegname che non trova legno nel suo paese e cerca di mettere una porta di uscita alla sua vita. Non sa ancora che i droni armati cominceranno a funzionare tra breve e i primi danni collaterali saranno annunciati da un comunicato compunto dello stato maggiore Usa. Un Sahel tutto da inventare, armato, controllato, finanziato e bramato dalle multinazionali che non cercano che il loro tornaconto con la complicità del sistema politico. Mamadou dice di voler commerciare col nulla e cominciare a vendere quello che non possiede ancora. Un commerciante di sabbia portata dal deserto e arricchita di esperienze che mai avrebbe immaginato. Dice che il Maghreb è un inferno di scorta.

Neppure loro hanno passato il mare di mare, solo quello fatto di sabbia. Non è solo Donald Trump che divide e deporta famiglie migranti. C’è anche l’africanissima Algeria, dove la religione principale è costituita dagli interessi di un clan e di una categoria unica. Eppure anche loro, come i connazionali, cavalcano le migrazioni in Francia e altrove. Deportano migliaia di ‘irregolari’, come se la vita fosse regolare come un conto in banca o un versetto del Corano. A migliaia vengono espulsi, manu militari, messi in camion come bestiame, buttati nel deserto e prima ancora spogliati da tutti gli averi accumulati in anni di sfruttamento capitalista. Tornano in Niger dall’Algeria, mescolati alla polvere del vento e alla sabbia crivellata di lacrime, adagiati su pavimenti ben pagati dall’OIM e poi spediti al mittente con tutti gli onori del caso. Gli altri arrivano a centinaia dalla Libia, al centro dell’attenzione mondiale per un paio di settimane. 540 sono arrivati l’altro giorno a Niamey in aereo, loro che hanno preso il deserto come complice, hanno il privilegio della deportazione volante. Il governo del paese, l’Oim che delle Migrazioni fa il suo business dorato e con altri 4000 che dovrebbero tornare, volontariamente beninteso, al paese. L’Europa paga ciò che prima crea e distrugge con le politiche repressive e assassine che l’accompagnano da decenni. Secondo il ministro degli Affari Esteri un altro milione di nigerini anelano il ritorno nella patria che li ha prima ripudiati e che ora li accoglie come figli perduti e tornati. Tutto sarà messo in opera perché non provino a passare sul mare.

Niamey, dicembre 017