Musica

Iron Maiden, ‘The Book Of Souls: Live Chapter’. La riconferma di un gruppo che non ha eredi

Che gli Iron Maiden siano una delle band che dal vivo ha dettato legge è cosa nota pure ai sassi, che riescano – nonostante le stagioni e gli acciacchi – a reggere ancora botta a 16 anni dall’indimenticabile “Rock In Rio” (che pure cadeva nel 2001, non proprio ad inizio carriera) è sì ugualmente un fatto, ma decisamente meno scontato. The Book Of Souls: Live Chapter è l’ultimo capitolo di una lunga serie di pubblicazioni che in questo senso si erano fatte, non da ieri, abbastanza trascurabili quanto prevedibili, e riprende ‘il meglio’ dei concerti tenuti a supporto del relativo album pubblicato nel 2015: uno degli episodi in studio più ispirati dai tempi – almeno – di “Brave New World” (2000) trasformato nei mesi immediatamente successivi in una tournée di successo passata anche per l’Italia con tre appuntamenti andati in scena a Milano, Roma e Trieste.

Il carrozzone degli Iron Maiden viaggia paradossalmente meno affaticato dal vivo che non in sala d’incisione, con la formula delle 3 chitarre che accompagna il gruppo dai tempi – più o meno – del già citato concerto brasileiro e che dal palco restituisce un muro di suono più compatto e convincente di quanto spesso non finisca invece per stuccare applicata, ahinoi, alle ultime produzioni del gruppo.

La potenza degli immancabili classici in scaletta dona alla band lo smalto che per forza di cosa ha lasciato un po’ per strada nel corso della sua già lunghissima vita artistica, e la voce di Bruce Dickinson (che pure come tanti trae linfa vitale dal drop e dai mezzi toni sotto) ne esce sempre vincente: una metafora perfetta dei suoi ultimi anni, nei quali ha lottato contro un tumore alla lingua con la seraficità di chi vedeva nel ritorno dal vivo una ragione di vita più forte di altre. The Book Of Souls: Live Chapter è in sostanza un ornamento, un drappello ma anche la presa di posizione forte di un gruppo che speriamo più in là possibile non mancherà di destabilizzare gli animi (e gli umori) di molti con la sua assenza. 

Le 15 tracce qui raccolte (una delle quali, Powerslave, registrata proprio in terra italica) toccano 39 Paesi attraversati tra il 2016 ed il 2017 raccogliendo quasi 2 milioni di spettatori divisi in 6 continenti: il verbo degli Iron Maiden nel mondo non conosce quindi limiti, ancora oggi, e la loro fanbase chiede e canta a squarciagola i loro testi, i loro assoli, i loro fraseggi in un simposio metal al quale tutti hanno diritto di sentirsi invitati senza troppi fronzoli. Non resta che attenderli nuovamente qui da noi la prossima estate, sicuri che saranno soldi ben spesi.