Giustizia & Impunità

Ostia, i pm: “Roberto Spada comanda nel suo clan”. Il prefetto: ‘Comitato per la sicurezza con Dda prima del ballottaggio’

Nel decreto di fermo dell'aggressore del giornalista Daniele Piervincenzi, i magistrati riportano i verbali di due collaboratori di giustizia che resero "dichiarazioni convergenti" sull'uomo. Secondo i pentiti il fratello di Romoletto, "ha un ruolo di vertice" all'interno del clan e in passato "è reso responsabile di una estorsione aggravata dal metodo mafioso" per una "partita di sostanza stupefacente". Il prefetto di Roma convoca il tavolo con istituzioni, forze dell'ordine e Procura Antimafia per gestire il sistema di controllo del territorio in vista del turno di ballottaggio

Roberto Spada “comanda” e “può dare ordini” all’interno del suo clan. Così alcuni collaboratori di giustizia descrivono l‘aggressore del giornalista Daniele Piervicenzi, fermato ieri dai carabinieri. Gli stralci dei verbali vengono riportati dai pm della Dda romana Giovanni Musarò e Ilaria Calò nel provvedimento di 20 pagine con il quale hanno motivato il trasferimento dell’uomo nel carcere di Regina Coeli e ricostruito il contesto criminale e mafioso nel quale si è consumata la vicenda. “Dichiarazioni convergenti” di due pentiti, infatti, lo dipingono come un uomo “con un ruolo di vertice” del clan.

Il pestaggio di Piervicenzi ha spinto anche il prefetto di Roma Paola Basilone a convocare a Ostia il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza per modulare, “anche alla luce dei gravi episodi verificatisi nei giorni scorsi, il sistema di controllo del territorio in vista del turno di ballottaggio previsto per domenica 19 per l’elezione del Presidente del Municipio X di Roma Capitale”. Alla presenza della sindaca di Roma, Virginia Raggi, dei vertici delle forze dell’ordine e del rappresentante della Distrettuale Antimafia, martedì 14 si discuterà di quali provvedimenti andranno presi in vista del voto che al primo turno, secondo diverse testimonianze raccolte anche da ilfattoquotidiano.it, ha visto esponenti del clan Spada ‘presidiare’ i seggi.

Un’accusa negata da proprio da Roberto Spada – incensurato e fratello di “Romoletto”, che sta scontando una pena di 10 anni per estorsione aggravata – e protagonista dell’aggressione all’inviato di Nemo. Un’azione per la quale ora è indagato per lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante di aver agito in un contesto mafioso quando ha spaccato il naso all’inviato della trasmissione di Rai2 con una capocciata prima di inseguire il videomaker con un manganello. L’aggravante mafiosa è stata contestata per due motivi: Spada era nel suo contesto giudicato “mafioso” da diverse sentenze e il giornalista gli poneva domande relative alla mafiosità dello stesso contesto. Nel provvedimento di fermo, i magistrati fanno menzione di una “altro soggetto non meglio identificato”, ora ricercato.

Il provvedimento parla di “aggravante del metodo mafioso consistito nell’ostentare in maniera evidente e provocatoria una condotta idonea ad esercitare sui soggetti passivi quella particolare coartazione è quella conseguente intimidazione propria delle organizzazioni mafiose“. Ancora: “Aggravante costituito da aver commesso il fatto in più persone riunite e con l’uso di una arma quale il manganello – scrivono i magistrati – Compiendo l’azione in luogo pubblico e ripreso da una telecamera, rivendicando il diritto di decidere chi poteva stazionare nella zona teatro dei fatti notoriamente frequentata da diversi soggetti appartenenti alla famiglia Spada”.

Un clan, quello degli Spada, che secondo i collaboratori di giustizia citati dai pm, dove Roberto “comanda” e “può dare ordini”. In particolare per definire la figura del fermato, che ha precedenti che risalgono agli anni Novanta per furto e ricettazione, i magistrati citano le “dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Micheal Cardoni e Tamara Ianni” che su Spada hanno reso in passato “dichiarazioni convergenti” affermando che “appartiene all’omonimo clan con un ruolo di vertice“.  Entrambi sostengono che il fermato “coordina il ramo del sodalizio dedito al traffico e alla cessione di sostanze stupefacenti“. Secondo i pentiti il fratello di “Romoletto”, si “è reso responsabile – è scritto nel decreto – di una estorsione aggravata dal metodo mafioso, appropriandosi di una abitazione” di una persona “che non gli aveva pagato una partita di sostanza stupefacente“.