Politica

Regionali Sicilia, una terra in cui i giovani non votano non ha futuro

Altro che “laboratorio politico” italiano! Se l’Italia dovesse specchiarsi in questo voto siciliano per interpretare il proprio futuro prossimo, vedrebbe mostri.

Lo so che non fa “salotto politico”, ma a me in realtà sembra che, consumato l’esito elettorale, in poche ore a nessuno interessi più della Sicilia e del suo voto. Si parla di altro già dopo 5 minuti dopo le prime proiezioni del lunedì mattina. Perfino ai siciliani, che pure non hanno mai brillato per spirito di partecipazione, non interessa più e forse da mesi. Se è vero che il 54 per cento degli aventi diritto non è andato a votare, perché non ci crede più. Una gigantesca prova di diserzione democratica, di fronte alla quale è difficile non ammettere (ma nessuno lo fa) la sconfitta di tutti, vinti e vincitori. Qui, sono pronto a scommettere che l’analisi attenta del voto lo confermerà, non hanno votato i ragazzi perché o già fanno i pizzaioli a Londra o vanno a Milano perché almeno lì c’è qualche speranza di sopravvivere.

Dei giovani siciliani non parla più nessuno e loro neanche sperano più, se vivono lì e non vanno neanche a votare perché sono impegnati a sopravvivere. La metà di loro è senza lavoro e la chiamano disoccupazione giovanile che è l’anticamera della morte civile se hai meno di 30 anni e vivi a Caltanissetta o Enna o a Ragusa, e dintorni. Semmai scegli di dire un bel “vaffa” e voti Cinque stelle e speri che ti vada bene o voti antimafia (ma sei una minoranza) perché i ragazzi – si sa – vivono di emozioni e quelle legate alla storia di Falcone e Borsellino e di tante altre vittime fa breccia e crea emozioni tra alcuni di loro.

Ci sono moltissimi segnali macroscopici in Sicilia che raccontano questo gigantesco dramma siciliano. Andate a Mineo o Grammichele (provincia di Catania), a Caltavuturo (Palermo), a Racalmuto (Agrigento) o a Monterosso Almo (Ragusa). Ecco restiamo a quest’ultimo dov’era nato mio padre e che riassume la condizione di centinaia di altri paesini simili in tutte le nove province isolane. In piazza, non vedete più ragazzi ma solo vecchietti e chiudono i negozi e tutto è “in vendita”. Desertificazione. Perché nessuno può più vivere dignitosamente in quei luoghi, anche bellissimi. Senza lavoro e senza prospettiva. Ci girano, ogni tanto un bel film, e il paesino è diventato un set. Le vecchiette che fanno le comparse sorridendo vi dicono “io lavoro nel cinema”. E sottovoce aggiungono: “La mia pensione non basta a campare i miei nipoti”.

Sopravvivono per “campare” i più giovani, partigiane della battaglia per la sopravvivenza. E poi perché no, visto il panorama e gli esempi pubblici che hanno? In Sicilia la Regione spende circa 600 milioni di euro all’anno solo per la spesa corrente (stipendi, soprattutto) dei propri dipendenti. E il governo regionale (e non solo quello di Crocetta) non presenta progetti per aggiudicarsi e usare le centinaia di milioni di fondi strutturali che l’Unione europea mette a disposizione per lo sviluppo. Se non ci credono loro, pensa e si chiede un ragazzo siciliano e quella vecchietta che fa la comparsa, perché dovrei io?

Certo, se poi vogliamo restare al salotto, tutto il resto è laboratorio e il voto regionale siciliano conferma tutto il resto. Conferma la crisi della leadership renziana nel Pd, laggiù figlia del disastro amministrativo del governo di Rosario Crocetta. Questo voto conferma il fatto che la destra lì è da sempre maggioranza, se è vero che nel 2012 aveva perso solo perché divisa. Conferma la marginalità della sinistra che in Sicilia non ha mai contato molto, dal punto di vista elettorale, se è vero che nella Prima repubblica il vecchio Pci gridava vittoria quando prendeva il 14 per cento a Palermo e il 10 a Catania; dove nel 1972 il Msi fu largamente partito di maggioranza relativa e dove il fascismo (ideologicamente) non ha mai avuto bisogno di passare dogane. Il voto siciliano conferma che quando non si rompono gli schemi politici correnti, il centrosinistra perde. I siciliani sono conservatori e semmai non vanno a votare più, al di sotto dei 30 anni. Una cosa terribile, per il termometro di ogni democrazia che si rispetti: perché se non votano più i ragazzi ma solo i cinquantenni e i vecchi, vuol dire che quella società non vede futuro.

Post scriptum: dimenticavo il voto controllato dalla mafia. Si sa di impresentabili che si sono comunque presentati. Forse alcuni sono stati eletti. Ma siccome, anche in Sicilia, i partiti non sanno fare o non vogliono fare pulizia al loro interno perché i voti non puzzano, sapremo di loro dalle inchieste che alcune procure conducono. “Ma – come diceva lo scrittore di fantascienza Kurt Vonnegut – questa è un’altra storia…”.