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Catalogna, qualche domanda impertinente a Cercas e Vargas Llosa sulla situazione catalana

Strano destino è quello dei supposti golpisti catalani, vittima a loro volta di un golpe. Chissà cosa avranno adesso da dire al proposito stimatissimi intellettuali e scrittori, come Cercas, o il marchese Vargas Llosa, che settimane fa innalzavano alte grida in difesa della democrazia violata dai malvagi nazional-golpisti catalani. Non hanno nulla, proprio nulla da dire sul fatto che un intero governo, legittimamente eletto, sia stato o stia per essere incarcerato?

Dite che si tratta di difesa dello ‘stato di diritto’? Davvero? Ma lo stato di diritto prevede, a norma di Montesquieu, la separazione dei poteri e proprio così non è in Spagna: il Fiscal general, ad esempio, lo nomina Sua Maestà, su proposta del Governo, non a caso è un certo Señor Maza, tanto inflessibile con i crimini politici dei catalani, quanto disponibile con le malversazioni del Partido Popular.

La Audienza Nazional, poi, è una roba che esiste solo al di là dei Pirenei, niente altro che il travestimento del vecchio Tribunal de Orden Publico dei tempi di Franco, e così può essere ‘il giudice naturale’ per i crimini politici catalani, alla faccia della giurisprudenza internazionale. Insomma, le istituzioni giuridiche spagnole sono quanto di meno riformato dall’autoriforma ‘democratica’ e gattopardesca dei franchisti all’indomani della morte del Caudillo. E dell’eroica Eccellenza Lamela, cosa mi dite? Come descrivere questa donna energica e impeccabile, capace di mandare in galera un intero Governo e due dei più noti leader dei movimenti indipendentisti catalani?

La sua carriera inizia ottimamente. Fu lei ad archiviare come suicidio la morte dell’etarra Lopetegui, trovato, come nella migliore tradizione – da Bresci a Pinelli, diremmo in Italia – impiccato nella sua cella. Da lì in avanti è stata una serie di successi, fino alla Cruz de Plata del Mérito de la Guardia Civil, nel 2016 e nel 2017, le fosse rimasto ancora appetito, le viene conferita, dal Ministro dell’Interno Zoido, anche la medaglia al Mérito Policial. Niente male per una che era stata anche consulente di Zapatero.

La faccenda è così imbarazzante che la manina (certamente castigliana) autrice dell’aggiornatissima voce di Wikipedia che la riguarda non può fare a meno di aggiungere che: no puede considerarse que la recepción de premios afecte a la independencia o imparcialidad de un juez. Che dire? Exusatio non petita, accusatio manifesta? L’aggiunta viene poi opportunamente cancellata nel corso di un frenetico editing che riguarda la sua pagina proprio a partire dal 2 novembre. Che caso…

L’Europa sostiene che si tratta di un problema interno spagnolo, ma non è vero: la democrazia non è mai un problema ‘interno’, è sempre un problema di tutti, ben più che faccende come il tentato referendum greco sull’uscita dall’euro, o le elezioni politiche elleniche, dove più che di ingerenza europea sarebbe giusto parlare di ricatto. E non parliamo del pareggio di bilancio, divenuto nella nostra Italietta valore costituzionalmente stabilito. Che ne pensano certi intellettuali anti-golpisti di Juncker e Tajani, emozionati e riverenti come alunni alla prima recita scolastica, mentre qualche giorno fa ricevevano, direttamente dalle nobili mani di Felipe VI, il Premio Princesa de Asturias, conferito a quell’Europa che ora grata ringrazia e ricambia? O dei falangisti liberi di sfilare a Barcellona, nella città delle loro sacas, protetti dalle bandiere castigliane? E del Señor Albiol, capo del PP catalano, che dice, con grande serenità, che, se il 21D dovessero vincere i separatisti, allora si dovrebbe continuare con l’articolo 155, cioè a commissariare la Catalogna e che meglio ancora sarebbe proibire la loro partecipazione? E del Señor Sanchez, capace con la destra di firmare il 155 e con la sinistra di farsi mentore del ‘dialogo’? A che serve convocare elezioni democratiche e libere, dopo aver imprigionato la gran parte dell’opposizione?

Il Señor Cercas e il Marqués Vargas Llosa sono poi così certi che – in punta di diritto internazionale – un territorio facente parte dell’Ue come regione autonoma di una nazione, ne debba essere forzatamente escluso, se dichiara l’indipendenza da quella nazione, ma non si sottrae agli accordi che sono alla base della nascita dell’Ue? Credono davvero che, in quanto sta succedendo (comprese le strofette omofobe, in puro stile macho de Castilla, che hanno accompagnato il trasferimento di Junqueras alle reali e patrie galere), non ci sia alcun vulnus della democrazia?  E perché mai non hanno sinora detto una sola parola sul fatto che gli indipendentisti catalani
non sono soltanto indipendentisti, ma anche repubblicani e richiedono, cioè, che infine la Spagna moderna abbia il coraggio di tagliare davvero ogni filo che la colleghi ancora con quella franchista, con quella – Señor Cercas, Marqués Vargas Llosa – che assassinò il vostro e mio collega, Federico Garcia Lorca, omosessuale, poeta, e certamente democratico? E di un’Europa nata per superare le nazioni che s’inginocchia a una nazione e non ha il coraggio di difendere la diversità dei suoi territori, della sue diversità, della sua pluralità: che ne pensano?

L’Europa è già esplosa una volta a partire dalla Spagna, in tempi molto diversi, ma molto simili: la storia non si ripete, si sa, ma gli errori degli uomini, invece, quelli sì, tendono a riproporsi costantemente, le loro conseguenze, sovente, ad essere persino peggiori. Diteci la vostra, per favore: perché ora tacete? Illuminateci ancora…