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Usa, Trump riapre le porte ai rifugiati. Ma rimangono i controlli per i cittadini di 11 Paesi: “Valuteremo caso per caso”

Ieri sono scaduti i 120 giorni del divieto di ingresso negli Usa per i rifugiati, emanato da Trump a giugno insieme alla seconda versione del "travel ban". Le domande di asilo dei cittadini provenienti da 11 Paesi, che la Casa Bianca non ha voluto specificare, saranno però sottoposte a ulteriori controlli

Gli Usa riaprono le porte ai rifugiati, ma inaspriscono i controlli per i cittadini provenienti da 11 Paesi non ancora specificati. È quanto deciso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. A giugno, infatti, la Casa Bianca aveva deciso di sospendere l’ingresso dei rifugiati nel Paese, fatta eccezione per i casi di ricongiungimento con familiari stretti già residenti in territorio statunitense. Il divieto aveva una durata di 120 giorni, scaduti appunto ieri. Il decreto era stato emanato in tandem con il cosiddetto travel ban (o muslim ban, dato che riguardava solo Paesi musulmani), che vietava per 90 giorni l’entrata negli Usa ai cittadini provenienti da Sudan, Siria, Iran, Libia, Somalia e Yemen.

Da un lato, dunque, i rifugiati possono tornare ad entrare negli Stati Uniti. Dall’altro, però, Trump ha annunciato che le domande di asilo dei cittadini provenienti da 11 specifici Paesi “ad alto rischio” subiranno un rinvio di ulteriori 90 giorni per permettere agli Stati Uniti di valutare caso per caso le loro situazioni e decidere se accoglierli o meno. I funzionari dell’amministrazione Usa hanno detto che non forniranno l’elenco di questi Paesi, ma hanno fatto riferimento ad una lista del 2015, emessa durante la presidenza Obama, che indicava le nazionalità che necessitavano di ulteriori controlli. Secondo le organizzazioni che si occupano di rifugiati, si tratterebbe di Egitto, Iran, Iraq, Libia, Mali, Corea del Nord, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Siria e Yemen. Tutti – tranne la Corea del Nord – sono paesi a maggioranza musulmana, da dove è arrivata quasi la metà dei rifugiati accettati nel 2017: su 53.716 persone, 22.150 provenivano dalla Siria, dall’Iraq, Iran e Somalia. Reuters, che ha visionato documenti riservati della Casa Bianca, conferma che i Paesi ancora sotto controllo si trovano in Medio Oriente e Africa.

Per i rifugiati provenienti da questi Paesi il governo americano prevede quindi criteri di selezione molto più stringenti rispetto al passato. In base alle nuove regole saranno raccolti più dati personali, come i nomi dei membri della famiglia, il luogo di lavoro e le frequentazioni. Saranno anche esaminati i post sui social per vedere se le esternazioni pubbliche dei rifugiati sono coerenti con le storie che raccontano nelle loro richieste. Secondo le prime informazioni, sarà ancora previsto il ricongiungimento familiare anche per i cittadini provenienti da questi Paesi. Una fonte all’interno dell’amministrazione americana – citata da Reuters ha detto che la valutazione delle domande di asilo avverrà caso per caso: “Se sarà ritenuto nell’interesse del Paese e se la persona non costituirà una minaccia” potrà essere accolta.

Il nuovo decreto firmato da Trump è accompagnato da un ulteriore taglio del numero massimo di rifugiati ammessi negli Stati Uniti per il prossimo anno. L’ex presidente Barack Obama aveva fissato il limite a 110mila rifugiati per l’anno fiscale 2017, che si è concluso il 30 settembre. Al suo arrivo alla Casa Bianca, Trump ha abbassato il tetto a 54mila. Per il 2018 il presidente repubblicano ha ulteriormente fatto scendere questo numero a 45mila.