Cronaca

Referendum Lombardia, 24mila tablet e 7mila assistenti digitali. Costi e polemiche: come funziona il voto elettronico

Il voto elettronico è una novità assoluta in Italia, verrà sperimentato per la prima volta il prossimo 22 ottobre in occasione del referendum consultivo indetto in Lombardia. Gli elettori, al posto della tradizionale scheda, si troveranno di fronte ad un tablet. Non mancano dubbi e perplessità su questa innovazione, a partire dai costi: 23 milioni di euro per 8mila "voting machine", fino alla sicurezza dei dati.

Il referendum consultivo sull’autonomia della Regione Lombardia, previsto per il prossimo 22 ottobre 2017, al di là dell’esito scontato, vanta già un primato. Per la prima volta in Italia gli elettori esprimeranno la loro scelta con il voto elettronico. All’interno delle cabine nei seggi elettorali saranno disponibili dei tablet, dotati di schermo touch screen, che consentiranno agli elettori di esprimere con immediatezza la propria preferenza tra le opzioni: Si, No o Scheda bianca. Per l’occasione Regione Lombardia ha acquistato oltre 24 mila dispositivi, che saranno distribuiti negli ottomila seggi lombardi. Il costo dell’operazione si aggira attorno ai 23 milioni di euro. Un ricco appalto andato alla società SmartMatic, azienda che vanta una lunga esperienza nel settore del voto digitale. La regione assicura che “Il dispositivo garantisce la segretezza del voto e consente agli elettori di visualizzare la scelta selezionata, confermare o eventualmente ripetere l’operazione, per una sola volta”.

LE POLEMICHE

Ma non mancano polemiche e timori sulla novità introdotta in Lombardia. Timori tutti legati alla società che si è aggiudicata l’appalto. Secondo una ricostruzione pubblicata sul sito di Possibile, il movimento guidato da Giuseppe Civati “la società SmartMatic, che ha vinto la ricca gara d’appalto è il simbolo di un’opacità (aziendale e di prodotto) di cui solo Maroni sembra non essersi accorto. Stiamo parlando della stessa azienda che nel 2006 è finita nella lista nera degli USA per il fiasco elettorale di Chicago (quando votarono addirittura i morti, come nella migliore tradizione cartacea) e il suo fondatore, Antonio Mugica, è accusato da tempo di essere stato vicino a Chavez e ai suoi eredi e di avere intenzionalmente manipolato le regole elettorali in Venezuela. Forse vale la pena ricordare anche che l’unica volta che Mugica ha concesso un controllo terzo dell’affidabilità dei suoi sistemi di voto (era il 23 novembre del 2005, in Venezuela, in presenza degli osservatori elettorali dell’Unione Europea e dell’OAS) è stato dimostrato come la segretezza del voto fosse gravemente compromessa”. Altre tesi accendono i riflettori sul presidente della SmartMatic, il lord inglese Mark Malloch-Brown, membro della fondazione Open Society di George Soros spesso al centro di tesi complottiste sulle più intricate trame internazionali (di recente è emerso un finanziamento da 27mila dollari a Diplocat, agenzia paradiplomatica catalana).

LE RASSICURAZIONI

Complotti e polemiche a parte, la regolarità del voto dovrebbe essere garantita e comprovata. Il regolamento regionale del referendum consultivo prevede che in un certo numero di seggi-campione (tale da coprire il 5% degli aventi diritto) il tablet elettorale proceda anche alla stampa di una marca di controprova, che cadrà in un’apposita urna collegata direttamente alla stampante. Al fine di garantire il rispetto del diritto alla segretezza del voto, il sistema di voto elettronico non consente di associare l’elettore al voto che ha espresso né di registrare la sequenza temporale con cui i singoli voti sono stati espressi. Le apparecchiature, dotate di batteria e di cavo di alimentazione elettrica non sono collegate all’esterno in nessuna maniera (ovvero non sono collegate alla rete internet). Le operazioni di voto, autorizzate di volta in volta dal presidente della sezione, vengono registrate su due distinte memorie che garantiscono l’integrità e l’inalterabilità dei dati.

Lo scrutinio verrà effettuato direttamente dall’apparecchio elettronico contenente i voti memorizzati, che stamperà il report riepilogativo dei risultati con il numero dei votanti e il numero dei voti espressi per ciascuna preferenza. Il Presidente dell’ufficio elettorale di sezione effettuerà un controllo incrociato tra il numero dei voti riportato sul report riepilogativo e il numero dei votanti riportato sul registro di sezione; se la sezione elettorale è tra quelle sorteggiate per la stampa delle contromarche, il presidente accerterà anche che i risultati del report riepilogativo corrispondano ai risultati delle stampe del voto espresso elettronicamente. Terminate le operazioni di scrutinio, il personale dell’ufficio elettorale di sezione rimuoverà dall’apparecchio elettronico le memorie contenenti i voti in forma criptata che vengono inserite in una busta chiusa da depositare nella segreteria del comune assieme all’apparecchio elettronico. I comuni, appena ricevuta la busta con le memorie, provvederanno a riversare i dati al sistema informativo elettorale regionale.

Il software che permette di esprimere il voto è stato certificato da una società esterna (incaricata da Lombardia Informatica). Si tratta della Emaze. L’assessore Gianni Fava, che ha seguito tutta la faccenda, spiega che l’esito del test effettuato sul software, ha dato esito positivo nel 100% dei casi.

L’ASSISTENTE DIGITALE

Accanto alle tradizionali figure del presidente e degli scrutatori col voto elettronico arriva anche l’assistente digitale. Si tratta di 7mila persone, che verranno assunte per due giorni dalla Diebold Nixdorf (tramite Manpower), società che si occupa della piattaforma digitale dell’E-voting. Da metà agosto Manpower sta cercando, selezionando e formando oltre 7000 Referendum Digital assistant che supporteranno l’attività di voto nelle 12 provincie della regione. “I candidati selezionati – come si legge sul sito di Manpower -, saranno adeguatamente formati per svolgere tutte le attività necessarie per il posizionamento, l’avvio e l’utilizzo del dispositivo “Voting Machine”. Nel corso delle giornate di voto, i Digital assistant supporteranno il personale di seggio, Presidente e scrutatori, per qualsiasi problema relativo all’uso dei dispositivi, e in alcun modo saranno coinvolti nel processo di votazione o potranno influenzarne gli esiti”.

IL MOVIMENTO 5 STELLE

L’introduzione del voto elettronico è rivendicata orgogliosamente dal gruppo regionale del Movimento 5 Stelle che ha chiesto e ottenuto che venisse prevista la sperimentazione. Nel mese di giugno, dopo l’aggiudicazione della gara con cui SmartMatic si è aggiudicata la maxifornitura negli uffici del gruppo pentastellato al Pirellone, i consiglieri hanno testato il materiale, mostrando tutto in una dettagliata diretta facebook.