Cronaca

“Un sadico che si divertiva a torturare e uccidere profughi in Libia”, pm Milano chiede ergastolo per 22enne somalo

L'uomo è stato riconosciuto da alcune delle sue vittime davanti alla stazione centrale del capoluogo lombardo. Diciassette profughi hanno testimoniato contro di lui. Il pm Marcello Tatangelo davanti alla Corte d'Assise: "Si è fatto prendere da delirio di onnipotenza per avere nelle sue mani la vita di centinaia di persone"

“È un sadico, uno che si diverte a torturare e a uccidere“. Osman Matammud è stato incastrato dalle sue stesse vittime, incontrate per caso a Milano, nel centro di accoglienza di via Sammartini. Il 22enne di origini somale è accusato di essere uno degli aguzzini del campo di Bani Walid, in Libia, un centro illegale in cui si ammassavano i profughi provenienti da tutto il continente africano che speravano di imbarcarsi verso l’Europa. Per Matammud il pm ha chiesto l’ergastolo. Le accuse nei suoi confronti sono sequestro di persona a scopo di estorsione, omicidio e violenza sessuale.

“Si è fatto prendere dal delirio di onnipotenza ad avere nelle sue mani la vita di centinaia di persone”, ha spiegato il pm Marcello Tatangelo durante la sua requisitoria di fronte alla Corte d’Assise di Milano ieri, 26 settembre. Il 22enne sarebbe stato uno dei trafficanti di uomini che gestivano il centro libico. A sua volta sbarcato in Italia e giunto a Milano, Matammud è stato riconosciuto da alcuni migranti, anche loro ormai arrivati nel capoluogo lombardo, che per pura casualità si sono ritrovati di fronte l’aguzzino che li aveva torturati prima di arrivare in Italia. Diciassette di loro hanno testimoniato nel processo, una decina in sede di incidente probatorio e gli altri in aula. Grazie ai loro racconti Matammud è stato arrestato a settembre dell’anno scorso nei pressi della stazione centrale di Milano.

“Tutti parlano di violenze terribili, molto peggiori di quelle che sarebbero state necessarie per mantenere l’ordine nel campo e per impedire alle persone sequestrate di fuggire”, ha continuato Tatangelo, riferendo di stupri, di omicidi e di sevizie di vario tipo. Violenze perpetrate “sia dentro che fuori dal campo”, ma soprattutto in “un edificio chiamato dai prigionieri stanza delle torture“. “Per quanto sia difficile fare una graduatoria delle schifezze – ha detto il pm – ai primi posti c’è di certo il racconto di un teste, che ha detto di avere visto una ragazza che aveva appena partorito morire dissanguata dopo avere chiesto invano aiuto a Matammud che, per non sentirla urlare, le ha tirato addosso un bastone“.

Secondo Tatangelo le testimonianze delle presunte vittime sono attendibili e non c’è “alcun ragionevole dubbio” sulla loro credibilità. “Non solo dovrebbero essere attori da premio Oscar – ha detto – ma avrebbero dovuto organizzarsi in pochissimo tempo per calunniare Matammud, in quanto l’incontro con il loro aguzzino a Milano è stato del tutto casuale“.

“Quasi ogni notte veniva a prendermi per violentarmi e questo è successo per tutto il periodo in cui sono stata lì”, ha raccontato ad esempio ai magistrati una delle testimoni. Altri hanno riferito che chi non riusciva a pagare le migliaia di dollari chiesti per la traversata veniva torturato con scariche elettriche e botte e a volte ucciso. Nel centro mancavano cibo e cure mediche. Racconti che avevano spinto il procuratore aggiunto della Dda, Ilda Boccassini, a dire che “in 40 anni di carriera non ho mai visto un orrore simile”.