Calcio

Napoli da scudetto: dopo la Lazio si può dire. L’arma in più? Anche San Gennaro tifa per Mertens

FATTO FOOTBALL CLUB - Per la prima volta gli azzurri comunicano quella sensazione di strapotere, della corazzata schiacciasassi che passa sopra a qualsiasi avversario, che fino a ieri era stata solo della Juventus

“Momento, quando facciamo quattro gol a ‘sti italiani e vengo subito”. Gli “italiani”, in questo caso, erano quelli della Lazio e non dell’Inter come nel celebre film di Dino Risi, ma i gol sono stati quattro per davvero. Uno più bello ed importante dell’altro. All’Olimpico è partita l’Operazione San Gennaro di questo campionato: un Napoli da scudetto. Nel turno infrasettimanale, a ridosso del giorno del santo patrono di Napoli, la città è in festa: Lazio-Napoli è solo una vittoria di inizio stagione, ma lancia un messaggio chiaro al campionato. Stavolta la squadra di Maurizio Sarri fa sul serio. Anche il presidente Aurelio De Laurentiis ci crede: “Incantato da quello che ho visto stasera”. Perché effettivamente non è stata una serata qualsiasi: dopo cinque giornate il Napoli è ancora a punteggio pieno, primo in classifica. Insieme alla Juventus. Ma proprio come la Juventus. Ecco la differenza col passato.

Per la prima volta gli azzurri comunicano quella sensazione di strapotere, della corazzata schiacciasassi che passa sopra a qualsiasi avversario, che fino a ieri era stata solo dei bianconeri. Ci sono sempre le trame meravigliose, la velocità folle a cui Sarri intende il gioco del pallone che da due anni a questa parte fanno del Napoli una delle 2-3 squadre più belle d’Europa da vedere. Ci sono anche le giocate individuali: il terzo gol di Mertens è un capolavoro assoluto, tanto simile alla rete iconica di Bobo Vieri ai tempi dell’Atletico Madrid. Adesso, però, c’è anche la capacità di superare le difficoltà: di vincere le partite che si mettono male, che sembrano girare storte e che l’anno scorso finivano sempre con un risultato negativo. È successo più di una volta quest’anno: già contro l’Atalanta, bestia nera di Sarri, era arrivata una rimonta perentoria. Ora di nuovo a Roma, sul campo della Lazio, una delle squadre più in forma della Serie A: il Napoli è andato sotto, ha stentato per un’ora, poi con tre gol in una manciata di minuti si è sbarazzato con facilità disarmante di quella che è comunque la quarta/quinta forza del campionato. L’unica stecca, fin qui, è arrivata in Ucraina contro lo Shakthar Donetsk. E forse non per caso: nonostante il prestigio del palcoscenico europeo, con l’obiettivo grosso del campionato a portata di mano e con la certezza di ritornare in coppa l’anno prossimo (con quattro posti a disposizione la qualificazione è praticamente scontata), non sarebbe poi una bestemmia immaginare Sarri che fa turnover proprio in coppa (ma attenzione al rischio di uscire al girone: un’eliminazione troppo prematura potrebbe avere contraccolpi sul morale).

Quella contro la Lazio era la prova del nove: superandola a pieni voti, gli azzurri si sono messi anche in una posizione di leggero vantaggio rispetto alla Juventus, fin qui favorita da un calendario molto agevole, ma che prima della sosta dovrà affrontare due turni complicati con il derby e la trasferta a Bergamo. La sfida è lanciata: i risultati per ora sono solo indicativi, la situazione in classifica è più o meno la stessa degli scorsi anni. Ma le sensazioni sono diverse. Questione di mezzi, e soprattutto di convinzione: poter lottare con la Juventus fino all’ultima giornata. Stavolta per davvero, da pari grado e non da bella perdente designata. Poi per riportare lo scudetto ai piedi del Vesuvio a quasi trent’anni di distanza da Maradona ci vorrebbe comunque qualcosa di speciale. Ma perché non crederci. Come diceva il grande Totò: “Bisogna vedere San Gennaro cosa ne pensa: Armandì, noi a Napoli campiamo solo di miracoli!”.

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