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Banche, la scelta del Pd per una Commissione che nasce morta a ridosso delle elezioni

Il Parlamento non discute invece di come riformare il sistema, dell’eventuale utilità di una procura nazionale specializzata in reati finanziari, dell’opportunità di rivedere la normativa attuale e prevedere ad esempio sequestri patrimoniali sul modello antimafia e revocatorie a carico di chi, come ad esempio Gianni Zonin, ha provocato danni enormi e ha potuto spogliarsi senza problemi del proprio patrimonio per evitare che venisse aggredito da chi è stato truffato

“Già che c’erano potevano mettere direttamente la Boschi, sarebbe stato più divertente”. Questa la battuta che ha iniziato a girare non appena il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato e quello al Senato, Luigi Zanda, hanno diffuso la lista dei nomi degli esponenti del partito candidati a far parte della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche. Fedelissimi di Matteo Renzi per lo più, ma alcuni legati a doppio filo proprio con la sottosegretaria alla presidenza del consiglio, come il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi che – gossip a parte (si è parlato di una sua liason amorosa con l’ex ministra) – è anche socio di Emanuele Boschi, il fratello di Maria Elena.

La lista dei nomi è lunga e comprende campioni di playstation, come il presidente del partito Matteo Orfini, e personaggi come il senatore Andrea Marcucci da Barga, che è passato alla storia non per la sua attività politica, ma per aver trascinato in tribunale un giornalista locale che aveva osato fargli due domande sulla proprietà di un terreno. Le persone giuste da mettere in una Commissione che nasce morta (la Legislatura scade a febbraio e la Commissione non potrà nemmeno presentare la relazione semestrale) e la cui unica utilità sarà quella di fare un po’ di gazzarra per surriscaldare la campagna elettorale. Peccato, perché il tema delle banche è maledettamente serio sia per le migliaia di risparmiatori che hanno perso i loro soldi, sia per tutti i contribuenti che si ritrovano a pagare il conto dei “salvataggi”, a partire da quello di Mps per arrivare a Popolare Vicenza e a tutte le altre.

La politica avrebbe il dovere di dare delle risposte e di cambiare le regole affinché i responsabili dei dissesti inizino finalmente a pagare. Chi sono gli amici degli amici che non hanno restituito i generosi finanziamenti ricevuti? Perché Banca d’Italia e Consob, anziché vigilare, hanno girato la testa dall’altra parte? Com’è che dei bancarottieri sono rimasti al timone per decenni e i numerosi esposti sono stati sistematicamente ignorati da chi di dovere? Perché, anziché perdere tempo a mettere in piedi a fine legislatura un’inutile Commissione bicamerale, il Parlamento non discute invece di come riformare il sistema, dell’eventuale utilità di una procura nazionale specializzata in reati finanziari, dell’opportunità di rivedere la normativa attuale e prevedere ad esempio sequestri patrimoniali sul modello antimafia e revocatorie a carico di chi, come ad esempio Gianni Zonin, ha provocato danni enormi e ha potuto spogliarsi senza problemi del proprio patrimonio per evitare che venisse aggredito da chi è stato truffato. Queste cose dovrebbero essere al centro del dibattito sulle banche. Invece, a riprova della serietà italica, già da oggi è partito il toto nome sul presidente della Commissione d’inchiesta e da domani inizieremo a scommettere se l’ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, verrà davvero convocato o se gli amici di Maria Elena riusciranno ad evitarle quest’onta. Buona campagna elettorale a tutti.