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Uragano Harvey e altre catastrofi, le lezioni di Cuba

Comincia a farsi strada ormai anche nelle menti intorpidite degli italiani e di altri abitanti del pianeta l’idea che siamo di fronte a un periodo di ricorrenti ed assortite calamità, dovute in gran parte al cambiamento climatico, ma anche ad altri fattori tra loro variamente combinati. Tali fenomeni, nonostante i criminali negazionisti al soldo dell’industria petrolifera e di altre lobby, stanno in effetti sconvolgendo molti parametri di riferimento, inducendo fra l’altro siccità e inondazioni, nonché determinando altri eventi di natura catastrofica.

In una situazione del genere, si richiede l’emanazione e il rispetto di norme precise, affermando a chiare lettere il carattere di bene comune di determinate risorse essenziali, a partire dall’acqua. Si richiede inoltre il rafforzamento e la qualificazione di presidi essenziali, a cominciare da quelli operativi, quali soprattutto i vigili del fuoco e la guardia forestale. Insomma, l’esatto contrario di quanto sta facendo il governo Gentiloni, il quale, a imitazione di quelli che lo hanno preceduto, avalla la violazione delle regole, ad esempio in edilizia, tollerando l’abusivismo, privatizza in modo selvaggio le risorse e smantella le capacità di intervento pubblico.

Una, peraltro molto dubbia, consolazione per i nostri guai potrebbe essere costituita dal fatto che neanche altri Paesi occidentali, ricchi e potenti, se la passano molto bene dal punto di vista della preparazione a sostenere l’impatto degli eventi catastrofici. Si veda quanto sta succedendo con l’uragano Harvey negli Stati Uniti e le decine di vittime che si sono avute a Houston e in altre località del Texas e di altri Stati.

In comparazione, risulta importante e da seguire l’esempio di Cuba, dove i danni di eventi del genere sono contenuti, per effetto di una politica di prevenzione che mette al primo posto l’educazione della popolazione e la compattezza delle comunità locali. Come afferma la giornalista specializzata in problematiche sanitarie Gail Reed, a Cuba qualunque tassista è in grado di distinguere il livello di gravità di un uragano e di elencare le varie misure richieste.

Pur disponendo di risorse infinitamente inferiori a quelle in mano al governo degli Stati Uniti, Cuba appare favorita dalla circostanza che i mezzi disponibili sono direttamente indirizzati alla salvaguardia degli esseri umani e dei loro diritti senza filtri inopportuni costituiti dai prezzi di mercato o simili. Strumenti sulla cui efficienza occorre certamente interrogarsi in termini generali, ma che dimostrano in modo evidente la loro assoluta inadeguatezza quando si verifichino degli eventi catastrofici. I due elementi appena indicati, consapevolezza e informazione della popolazione e centralità degli esseri umani nella scala dei valori assunti pubblicamente come meritevoli di tutela, sono alla base dei successi che Cuba registra in fatto di prevenzione e limitazione dei danni degli eventi catastrofici.

Da questo punto di vista, l’uragano Harvey è solo l’ultimo di una serie di esempi. E’ d’altronde noto che quando si verificò il tremendo uragano Katrina, Cuba offrì agli Stati Uniti l’invio di 1.500 medici specializzati, offerta rifiutata da Bush per motivi di carattere politico che assolutamente non tenevano conto delle reali esigenze delle vittime di quella catastrofe. In ultima analisi, per far fronte a questi ed altri eventi che si verificano con crescente frequenza, ma anche, ad esempio alle migrazioni di massa determinate a loro volta da fenomeni di tipo ambientale, contano molto fattori di tipo culturale, ovvero i valori di fondo al cui rispetto e conseguimento una determinata società è o meno orientata, nonché la loro effettiva disseminazione in seno alla popolazione.

Da questo punto di vista la nostra situazione è sicuramente fra le peggiori, dato anche lo scarso contributo dato da una scuola sempre più orientata a fabbricare burattini del capitale e sempre meno capace di formare cittadini informati e consapevoli. Per non parlare del bassissimo livello dei mass media e dei social media nella gran parte dei casi ridotti a megafoni di odio e pregiudizi a vantaggio effimero di deplorevoli parti politiche. Una smobilitazione e debolezza di tipo culturale che è alla radice di fenomeni come abusivismo, cementificazione, incendi boschivi, mancata difesa del territorio, razzismo diffuso e crescente. Tutte premesse di disastri futuri.