Politica

Regeni, Di Battista: “Governo riferisca domani e non il 4 settembre. Gentiloni, Renzi, Minniti, Alfano? Gentaglia”

Caso Regeni? Il governo deve riferire domani mattina al Parlamento o comunque in questi giorni e non il 4 settembre, come hanno detto Casini e Cicchitto. In altri Paesi, una vicenda del genere porterebbe alla caduta dl governo“. Così il deputato M5S, Alessandro Di Battista, si esprime sulla tragica vicenda di Giulio Regeni, in una lunga intervista rilasciata a Sonia Martino, su Radio Radicale. Il parlamentare menziona l‘inchiesta del New York Times e il ritorno dell’ambasciatore italiano Cantini in Egitto il 14 agosto: “Il governo Renzi all’epoca aveva Alfano come ministro degli Interni, Minniti come responsabile dei Servizi Segreti e Gentiloni come ministro degli Esteri. Oggi ci ritroviamo Gentiloni come presidente del Consiglio, Alfano che passa dagli Interni agli Esteri, Minniti ministro degli Interni e Renzi come premier-ombra. Quindi, abbiamo lo stesso governo di prima. E io non mi fido di questa gentaglia“. Di Battista cita la mancata promessa di lasciare la politica da parte di Renzi e l’annuncio abortito di Maria Elena Boschi sulla querela a De Bortoli: “La credibilità di tutti questi personaggi è pari a zero. Se Grasso e Boldrini non vogliono recitare la parte dei collaborazionisti di questi traditori della patria, e cioè Gentiloni, Alfano, Renzi e compagnia bella, devono immediatamente convocare le Camere e chiedere una informativa urgente di Gentiloni, che ha il dovere di venire in Parlamento, di metterci la faccia e di rispondere a delle semplici domande: per quale ragione si è deciso di rimandare l’ambasciatore italiano in Egitto? Questo magistrato che dovrebbe accompagnare l’ambasciatore che poteri avrà, se poi non viene riconosciuto dalle autorità egiziane? Quali sono le prove che l’amministrazione Obama aveva fornito al governo Renzi? E queste prove, anche se smentite da palazzo Chigi, sono state trasmesse alla procura di Roma che si occupa della tortura e dell’omicidio di Giulio Regeni?”. E aggiunge: “E’ evidente che vogliono allungare il brodo, sfruttare l’estate per far dimenticare l’ennesimo scandalo che riguarda il governo Renzi-Gentiloni, perché il loro obiettivo fondamentalmente è farci perdere la memoria. Voglio ricordare che le peggiori porcate sono fatte dai governi in prossimità del Ferragosto e di Natale. Ricordo un decreto osceno che noi del M5S bloccammo, minacciando i parlamentari di fargli passare le ferie natalizie in Aula. E con il ritorno dell’ambasciatore in Egitto, di fatto, si riallacciano i rapporti con un regime ditattoriale“. Poi sottolinea: “Ci saranno interessi geopolitici, anche legati alla Libia, ma il problema del terrorismo e drammi come quello dei migranti non possono mai essere superiori a uno Stato di diritto. Se iniziamo a minare il concetto di Stato di diritto, il cittadino smette di credere allo Stato. E questo significa la fine della democrazia. Io mi vergogno totalmente di uno Stato che non vuole e che non prova a cercare la verità sulla morte di un ragazzo. Io non voglio far parte di questo teatrino, che mette continuamente un interesse economico, magari losco, davanti alla vita degli esseri umani. Per me questo non esiste”. E rincara: “Mi domando: se Giulio, torturato e ucciso, fosse stato tedesco o francese o americano, questi Paesi si sarebbero comportati come l’Italia? Avrebbero calpestato la verità? Non credo. Renzi, Alfano, Gentiloni e compagnia bella fanno i “penultimatum” ad Al Sisi, e poi il 14 agosto, col Parlamento chiuso, mandano l’ambasciatore in Egitto, sperando che la notizia passi sott’acqua. E tutto questo senza spiegare nulla e discutere niente in Parlamento? Ma allora a cosa serve il Parlamento? Non basta un comunicato scritto da uno dell’entourage di Gentiloni e spedito alle agenzie di stampa”. Di Battista chiosa: “Io non riesco minimamente a immaginare cosa possano provare i genitori di Giulio. Loro andranno in Egitto il 3 ottobre per cercare la verità in modo assolutamente autonomo. Pensate alla tragedia di due genitori che perdono un figlio e che si sentono abbandonati dallo Stato, ma che hanno la forza di cercare la verità. Ma vi rendete conto? Questo è proprio l’esempio della fine dello Stato di diritto in Italia