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Terremoto, sindaci in rivolta: ‘Esenzioni fiscali? Ci danno solo sconti. E chi non ha danni ma investe qui è favorito’

A dieci giorni dall'anniversario del sisma scoppia la polemica sulle Zone franche urbane. Una circolare del ministero dello Sviluppo chiarisce che l'azzeramento di tasse e contributi per due anni non sarà totale: quest'anno le imprese godranno solo del 39% dello sgravio. Calenda: "E' quel che prevede la legge". Gentiloni: "Se ci sono cose da aggiustare lo faremo"

Esenzione contro “agevolazione”. La polemica corre sul filo delle parole alla vigilia dell’anniversario del terremoto del 2016 e con il premier in visita ad Arquata, ma ad andarci di mezzo è il futuro economico, lavorativo e abitativo delle zone colpite. Da 24 ore contrappone un sindaco simbolo della ricostruzione al governo, in una querelle che potrebbe costare la faccia a molti. Rovente è la linea di Sergio Pirozzi, primo cittadino di Amatrice che accusa l’esecutivo di non aver rispettato l’impegno sull’esenzione da tasse e contributi nei comuni colpiti dal sisma, tanto che “ci ha preso in giro”, dice parlando anche a voce di altri sindaci. Non a caso mercoledì 16 il commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani incontrerà alcuni primi cittadini dei centri terremotati a Rieti.

A chi mette in dubbio le sue critiche, Pirozzi risponde citando un post del ministro Maurizio Martina che l’11 aprile 2016, chiuso il consiglio dei ministri che dava il via libera al decreto che istituiva le Zone Franche urbane nei comuni colpiti, esultava: “Zero tasse e contributi per due anni per le attività d’impresa che daranno futuro alle aree colpite dal sisma”. Una vittoria della politica, si disse. Solo che a distanza di quattro mesi le esenzioni di cui sopra – e cioè l’imposta sui redditi, Irap, Imu e contribuiti previdenziali e assistenziali – sono diventate “agevolazioni”, come precisato da una circolare del Mise del 4 agosto scorso all’origine della contestazione. Nel dettaglio l’articolo 10 fa riferimento ai tetti di spesa autorizzati (194,5 milioni per il 2017, di 167,7 milioni per il 2018 e 141, 7 milioni per il 2019) e modula gli importi della agevolazioni che non sono al 100% – come da entusiastici annunci – ma “per il 39% dell’importo dell’agevolazione concessa nel corso dell’anno 2017, per il 33% nel 2018 e per il 28% nell’anno 2019“.

“Ecco, non erano questi gli accordi: è diverso da dire il 100%”, rimarca Pirozzi che torna a ribadire di aver avuto precise rassicurazioni in proposito. “Questa la linea che era stata stabilita. Ne parlai all’epoca con Martina ma anche con altri, perfino col premier. Mi dissero “tutto a posto”. Da tempo avevo chiesto a Gentiloni la circolare applicativa per capire come concretamente veniva dato corso agli aiuti e così al 4 agosto facciamo la scoperta che non di un’esenzione si tratta ma di uno sconto del 39, 33 e 28%, altro che esenzione del primo e secondo anno. Ma è un punto essenziale perché chi qui vuole riaprire un’attività da queste parti deve contare su risorse certe, non può essere lasciato in balia dell’incertezza o peggio ritrovarsi scoperto perché gli era stata prospettato un regime fiscale e contributivo e poi ne riceve un altro”.

Da qui l’invito a “mettere mano alla circolare come hanno fatto sulla tassa sull’eredità”. Non c’è molto tempo perché il bando per i comuni diventa operativo a settembre e il termine per richiedere le agevolazioni è il 23 ottobre, “e qui la politica si gioca la faccia”. Il premier, da Arquata, ha fatto sapere che il governo non ha atto “nulla di diverso da quanto contenuto nella legge”, ma ha lasciato aperto uno spiraglio: “Se si può fare di più noi siamo disposti a parlare con il sindaco Pirozzi. Se ci sono cose da aggiustare lo faremo. Però abbiamo un buon impianto, le risorse economiche necessarie”.

“In tempi non sospetti avevo proposto una soluzione al problema che è sempre e solo di coperture”, continua Pirozzi. “Avendo la coperta corta hanno scelto di darla anche a chi ha il raffreddore, mentre io ho suggerito a Gentiloni e al governo di limitare gli interventi ai 55 comuni con la zona rossa perché il decreto di accesso è un indicatore della effettiva devastazione. Proprio per evitare sorprese, il 26 giugno ho richiesto al premier Gentiloni e al capo della sua segreteria politica Antonio Funiciello che venisse emanata la circolare esplicativa delle zone franche urbane. E l’altro giorno, quanto è uscita, ho capito che si è scelto di dare a tutti, senza priorità. Perché? Perché fa comodo, perché c’è il presidente della regione che ti tira per la giacchetta, poi arriva il deputato”.

Il ministero dello Sviluppo Economico non vuole essere tirato in ballo per scelte “politiche”. Il ministro Carlo Calenda ha diramato una nota nella quale risponde alle critiche del sindaco. Circa il “perimetro” della zona franca oltre i 55 comuni del cratere (quelli ricompresi alla fine sono più del doppio), il Mise ribadisce che la circolare riproduce quanto previsto dall’art. 46 della legge cui si riferisce e che “non è nel potere della circolare modificare l’estensione dei comuni disciplinata per legge”. Come dire, la scelta non è nostra e non abbiamo la possibilità di cambiarla. Quanto al credito di imposta in luogo di una esenzione generalizzata di imposte e contributi, specifica che sono sottoposti a tetti sia per motivi di spesa (i 503,9 milioni stanziati per il triennio 2017-2019) che per i regolamenti comunitari “de minimis”, vale a dire il massimale di agevolazioni cumulabili fino a 200mila euro.

“Macché”, ribatte il sindaco. “Nei comuni colpiti il problema proprio non si pone perché non c’è impresa che possa sforare quel tetto”. Per riportare il tema sul binario delle promesse tradite cita un parere del presidente dei tributaristi Riccardo Alemanno. “La scelta di ‘spalmare’ in tre anni l’agevolazione ottenuta, sembra rispondere più ad esigenze di copertura di bilancio e di rispetto di vincoli anche transnazionali, che non a quelle delle imprese interessate. Credo – conclude – che in tal senso si dovrebbero superare i vincoli di copertura, certamente giusti in situazione di normalità, ma assolutamente non comprensibili in situazione di emergenza che va ben oltre il momento contingente del sisma, ma perdurerà per tutto il periodo della ricostruzione”.

Infine sull’anniversario del terremoto aleggia un secondo tema che ilfattoquotidiano.it aveva sollevato con un certo anticipo: l’estensione dei benefici anche alle imprese di nuovo insediamento che risultano addirittura facilitate, non avendo la limitazione (prevista per le sole aziende già basate nella zona e danneggiate) di una riduzione del 25% del fatturato. Il tema era stato lanciato a maggio, la politica non ha colto. “E’ ora – dice Pirozzi – quell’assurdo si verifica davvero: se un investitore viene da fuori e apre un’attività non paga, chi ha perso tutto sì. Ma non è la parola data, avevano detto che se riaprivano non pagavano le tasse. E ora che hanno riaperto arriva la fregatura. Mentre chi non ha perso nulla col terremoto e arriva qui ci guadagna”. Va detto che nel testo definitivo almeno sono state inserite definizioni minime: occorre aver spostato la sede principale o una unità locale all’interno della zona franca urbana e aver avviato le attività entro il dicembre 2017. Ma non c’è nessun requisito sul reale impiego di personale, sulla permanenza in loco o sulla natura dell’investimento che possa arginare il rischio della speculazione.