Politica

Le false partenze della sinistra/1

La sinistra, si sa, ha perso l’anima. Non da oggi, non solo in Italia. Gli anziani ancora ricordano antichi ideali: democrazia, partecipazione, uguaglianza, giustizia sociale, diritti e dignità sul posto di lavoro, il salario, lo Stato sociale (pensioni, sanità, istruzione), il Progresso (scientifico), la piena occupazione… la questione meridionale… Echi lontani del “900 invecchiati male, linguaggi ammuffiti, quasi… offese alla modernità! Già, la “modernità” … chi la definisce?

Nell’Europa continentale i grandi partiti storici, socialdemocratici, e di centrosinistra, hanno avuto una strana involuzione: non attaccano le disuguaglianze bensì i sindacati, le Costituzioni, la partecipazione (va bene… ma solo ogni 5 anni), il lavoro (con la “flessibilità” e l’austerità recessiva), tagliano con fervore scuola, università, ricerca, pensioni, ospedali – facendo calare la produttività -, poi sacrificano l’occupazione per stimolare la “produttività”: senza successo, secondo tradizione liberista. L’involuzione non riguarda solo i grandi partiti socialdemocratici, bensì tutti i partiti in qualche modo di sinistra che vanno al governo: vedi Tsipras.

Se la sinistra non fa più il suo mestiere, non può essere una sorpresa se gli elettori europei non vanno a votare (tanto “sono tutti uguali”), la quota di salari e stipendi nel reddito nazionale cala, l’ingiustizia sociale cresce. E anche in Italia (vedi grafico: dati da Chartbook of Economic inequality) crescono la disuguaglianza generale (Gini), la concentrazione della ricchezza, la povertà; (in un periodo di forte recessione, diventa tragedia); il Mezzogiorno conosce una desertificazione demografica e industriale nient’affatto ineluttabile; e a Roma i quartieri che votano Pd (2016) sono ormai soprattutto i Parioli (quasi il 40%) e il centro storico!

Ma gli effetti della crisi della sinistra investono oltre ai ceti popolari, anche le classi medie: nel grafico sotto, il reddito medio degli italiani (in migliaia di euro l’anno) dal 2007 in poi è sceso. La sinistra è necessaria al paese per affrontare certi passaggi, in particolare quelli attuali; così come la destra lo è in altre circostanze. Dunque ci sarebbe spazio per un’alleanza fra classi popolari e ceto medio, se solo i leader fossero capaci di individuarne i contorni e proporla al paese.

L’illusione fatale, assai diffusa, è che il problema abbia origine nel “tradimento” di alcuni dirigenti, come Renzi. Anche i Romani pensavano al tradimento ogni volta che perdevano una battaglia. Mai a forze storiche, a cause profonde. Solo incidenti di percorso. Perciò rimediare è semplice: “Basta, miei cari, basta… che ci vada il poeta, dietro al banco!” Di qui il pullulare di iniziative, candidature, scissioni, la corsa al partito nuovo, a scavalcare compagni a sinistra, gli appelli all’unità e però a scrivere “il programma dal basso”, dove non manca nessuno dei tradizionali miti della sinistra: il classico libro dei sogni. Osservano al collettivo napoletano Je so’ pazzo: “Come al solito si dice cosa si dovrebbe fare ma non il come, non si danno esempi, non si cerca il metodo … E così tutto non può che ridursi alla solita petizione d’intenti, al conseguente cartello elettorale che nel migliore dei casi potrà esprimere una rappresentanza parlamentare che si limiterà a fare testimonianza”.

Illusi! Stranamente, l’“incidente della Storia” si ripete in tutta l’Europa continentale … Le politiche di Monti le han votate pure gli odierni scissionisti… E il popolo non sembra interessato agli appelli delle vaste classi dirigenti della sinistra. Sentiamo l’on. Carlo Galli: “Il nuovo soggetto politico che si forma a sinistra del Pd è nella condizione di «stato nascente», ovvero è indeterminato e aperto a molte soluzioni. L’altra caratteristica dello stato nascente, ovvero la ricchezza esplosiva d’energia, è invece assente”. Qualcosa non torna! “Dare risposta ai problemi veri del Paese … sotto i vincoli dell’euro … è un’impresa titanica che implica la ripoliticizzazione della società e la riculturalizzazione della politica…”. Già… Ma poi si torna a parlare politichese.

C’è un elefante nella stanza, che tutti fingono di non vedere.

Riusciranno gli inciucioni della sinistra ad accorgersi che un misterioso elefante li calpesta? Scopriranno chi è, come fa? Chiameranno in soccorso l’Uomo Ragno? Lo saprete leggendo la prossima puntata.