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Pd, Renzi crea dipartimento Mamme: polemica sul web. Geloni: “E uno per i babbi?”. Di Salvo: “Sono pregiudizi”

La scelta del segretario viene rivendicata con orgoglio proprio da chi quel settore dovrà dirigerlo: “È una decisione coraggiosa, che conferma un impegno che abbiamo assunto e portato avanti con coerenza nel corso dei mille giorni, e che ora non vogliamo abbandonare”, dice la vicecapogruppo dem

Sui social network, è stata accolta con scetticismo e polemiche. Tweet sarcastici, post indignati. Eppure la scelta di Matteo Renzi di creare un “dipartimento mamme” all’interno della segreteria del Pd viene rivendicata con orgoglio proprio da chi quel dipartimento dovrà dirigerlo. Titti Di Salvo non ha dubbi: “È una decisione coraggiosa, che conferma un impegno che abbiamo assunto e portato avanti con coerenza nel corso dei mille giorni, e che ora non vogliamo abbandonare”. Qual è, quest’impegno? “In Italia maternità e lavoro sono termini spesso in contrapposizione: noi vogliamo superare questa stortura”. Quanto alle critiche delle ultime ore, la deputata del Pd, vicecapogruppo a Montecitorio, le liquida con un sorriso: “Sono figlie del pregiudizio”, dice.

Sta di fatto che è proprio quello guidato da Di Salvo, il più discusso dei 40 dipartimenti creati da Renzi “per affrontare al meglio le sfide dei prossimi mesi”, come si legge in una nota diffusa dal Nazareno. Si tratta, nelle intenzioni dell’ex premier, di strutture che affiancheranno la segreteria, promuovendo proposte e raccogliendo le istanze dei territori sulle tematiche più diverse. Una decisione annunciata da tempo, e che ora diventa operativa. Il tutto nel più assoluto rispetto, almeno formalmente, della parità di genere: saranno 20 donne e 20 uomini a dividersi gli incarichi. “Un ritorno alla centralità dei temi e ad una concezione più solida e strutturata del partito”, commentano i renziani, sottolineando la volontà del segretario di “dare nuova forza all’idea del collettivo”. E anche Di Salvo, su questo, concorda perfettamente.

Ex sindacalista con incarichi nella Segreteria nazionale della Cgil, già deputata per la Sinistra Democratica di Fabio Mussi prima e per Sel di Nichi Vendola poi (nel mezzo l’esperienza fallimentare come esponente della Sinistra Arcobaleno), nel 2014 Di Salvo trasloca nel Pd, accompagnando Gennaro Migliore sulla via che porta al renzismo. Ma resta, sempre, una femminista convinta. “Lo ero e lo sono tuttora”, assicura. E del resto è stata lei, nel 2010, una delle fondatrici di Se non ora quando?. Anche per questo la sua nomina ha fatto parecchio rumore. In tanti, sui social network e non solo, ritengono ancor più grave che proprio chi si è battuto per le pari opportunità ora si renda responsabile di un’operazione che equipara il concetto di donna a quello di mamma. “Ma non c’è alcuna equiparazione, non scherziamo. Noi ribadiamo il valore sociale della maternità, e lo facciamo sulla base di convinzioni profonde”. Se a Di Salvo si legge il tweet di Chiara Geloni, bersaniana di ferro che si chiede perché il Pd non crei anche un “dipartimento babbi” (con riferimento ironico a babbo Renzi), lei risponde con fermezza: “Questo è pregiudizio. Si crede che dietro a quell’etichetta scelta per la nuova struttura non ci sia un pensiero maturo sul ruolo della donna. Per noi la maternità non deve essere né un destino né una rinuncia, ma una libera scelta. E proprio domani lo ribadiremo in un convegno a Palazzo San Macuto”.

Ma quantomeno dal punto di vista lessicale, si potrà dire che la scelta di Renzi appare obiettivamente poco felice? “Assolutamente no”. Provocatoria, allora? “Neppure. Anzi. È una scelta coraggiosa. La parola ‘mamma’ ha una forza molto potente, e questo Renzi lo sa”. In effetti, proprio “mamme” era una delle 3 parole chiave scelte dall’ex premier nella prima assemblea nazionale del nuovo corso del Pd, a maggio, insieme a “casa” e “lavoro”. “Appunto: dov’è la novità?”, rilancia Di Salvo. Che poi insiste: “In questo Paese c’è un desiderio di maternità che viene represso, a causa dell’incompatibilità tra le tutele sindacali e le esigenze che vivono le giovani coppie ansiose di avere un bambino. Bisogna intervenire”. E come? “Proseguendo sulla via intrapresa durante l’esperienza del governo Renzi. Cito due battaglie vinte: quella contro le dimissioni in bianco e quella per l’innalzamento del congedo di paternità da uno a quattro giorni. Questo per dire che è nei fatti che noi dimostriamo cosa pensiamo su questo tema: la maternità, come concetto, riguarda non solo le donne. Parlare di maternità vuol dire anche ribadire che le responsabilità dell’essere genitori vanno condivise equamente tra la mamma e il papà”.

Se però si cerca di capire quale sarà il ruolo effettivo dei responsabili dei vari dipartimenti, Di Salvo si fa più vaga. “A ottobre avremo una conferenza di programma, e sarà il momento per coordinare al meglio il nostro lavoro”. Ovvero? “Avremo il compito di sviluppare l’iniziativa politica del partito, riconnettendo il centro ai territori”. Nella fattispecie del dipartimento mamme, Di Salvo spiega che, tra le altre, la sfida del Pd è soprattutto una: “Dimostrare che modernità e diritti posso stare insieme. Ed è una sfida che investe senz’altro anche il tema della maternità”.