Cronaca

Andrea Rocchelli, svolta nell’indagine sulla morte del fotoreporter: arrestato un italo-ucraino. “Fu lui ad aprire il fuoco”

Il gip di Pavia ha disposto l'arresto di un ragazzo italo-ucraino, Vitaly Markiv, che nel 2013 avrebbe partecipato agli scontri di piazza Maidan per poi arruolarsi nei battaglioni alle dipendenze del ministero dell'Interno di Kiev. Il fotoreporter italiano venne ucciso da un colpo di mortaio il 24 maggio 2014. Markiv stato fermato all'aeroporto di Bologna mentre, insieme alla moglie, si apprestava ad andare nelle Marche per far visita alla madre

C’è un arresto per l’omicidio del fotoreporter Andrea Rocchelli, dell’interprete russo Andrej Mironov e del ferimento del reporter francese William Roguelon in Ucraina. I tre si trovavano a Sloviansk, in Ucraina, il 24 maggio di tre anni fa per documentare il conflitto tra forze regolari e milizie separatiste filo-russe della Repubblica Popolare del Donetsk. Rocchelli venne colpito da un colpo di mortaio. Il fermato è un cittadino italo-ucraino, Vitaly Markiv, 28 anni, che aveva partecipato all’insurrezione di piazza Maidan, a Kiev. Markiv tornava ieri in Italia per la prima volta dopo un’ assenza di tre anni e mezzo.  I carabinieri del Ros, insieme ai loro colleghi di Pavia, lo hanno quindi arrestato all’aeroporto di Bologna mentre, insieme alla moglie, si apprestava ad andare a trovare sua madre che vive nella zona di Tolentino, nelle Marche, ed è sposata con un italiano.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita il 30 giugno su ordine del gip del tribunale di Pavia su richiesta del pm Andrea Zanoncelli, che ha seguito le indagini con il coordinamento dell’aggiunto Mario Venditti e l’ausilio prima del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia e poi del Ros di Milano.

Rocchelli stava lavorando per documentare le vittime civili del conflitto. Noto per i molti reportage realizzati sempre in zone di conflitto e sempre tesi a documentare le ripercussioni sulla popolazione, si trovava in Ucraina dall’inizio di maggio. Markiv, invece, alla fine del 2013, era tornato – secondo quanto accertato – in Ucraina per prendere parte agli scontri di piazza Maidan. Dopo si sarebbe arruolato nei quadri dei neo-istituiti Battaglioni di volontari, inseriti nella Guardia Nazionale, alle dirette dipendenze del ministero dell’Interno ucraino. Di stanza sulla collina Karachun, alle porte della cittadina di Sloviansk, il 24 maggio avrebbe aperto il fuoco con armi a ripetizione e colpi di mortaio contro Rocchelli, il suo collega francese e l’interprete russo.

Secondo le autorità ucraine, l’episodio fu un “danno collaterale” della guerra, senza responsabili né motivazioni. Ma a maggio scorso, l’indagine italiana è ripresa su spinta dei famigliari di Rocchelli e del loro avvocato Alessandra Ballerini. E i carabinieri del Ros sono riusciti a ricostruire chi, a loro avviso, quel giorno aprì il fuoco “indiscriminatamente” contro i foto-reporter.