Mondo

Migranti nel Sahel, dimmi dove nasci e ti dirò chi diventi

Si nasce sempre per caso da qualche parte. Questo basta per decidere una vita. La durata compatibile, il numero dei figli, gli anni di scuola, la distanza dal rubinetto d’acqua più vicino, il tipo di malattia che contaminerà la salute, come curarsi se ammalati, il dio da pregare, la lingua da parlare e il mondo da cambiare. Tutto giocato dall’inizio o quasi. Basta nascere in un qualsiasi Sud del mondo e rimane molto meno all’inventiva della mobilità sociale. Si diventa quello che la nascita ha destinato, o poco più a seconda delle circostanze. Si nasce con la guerra, si convive con lei e a lei la morte si rivolge per mancanza di spazio.

Per la miseria, è la stessa filastrocca che cantavano le nonne ai nipoti per farli addormentare sereni e affamati. Si nasce sempre per caso da qualche parte. Tutto o quasi è già stato scritto sulla sabbia. Già, la sabbia. Michael l’ha conosciuta fuori dal suo paese. Nato e condannato dalla guerra civile in Liberia. Era già diventato quello che ci sia aspetta da qualcuno che dalla guerra è stato prodotto e usato.

E allora Michael parte in Mauritania, dove la Guardia Civil spagnola, con la complicità delle autorità locali, controlla la frontiera verso il Marocco. Dopo qualche mese torna indietro e, attraversando il mare di sabbia raggiunge la Libia. La guerra lo sorprende pure lì nel 2011, quando la democratica Nato scelse di liquidare con le armi la dittatura di Gheddafi. Rimane imprigionato per alcune settimane e poi espulso nella sabbia del sud della Libia. Michael non si dà per vinto e raggiunge l’Algeria con le segreta speranza di lasciarsi dietro il luogo di nascita. Senza documenti è arrestato, imprigionato e espulso alla frontiera con Niger.

Si nasce sempre per caso da qualche parte. Da quello ne scaturisce il mestiere, la forma della casa, il modo di vestire e di danzare. A seconda del luogo il palato si adatta al gusto del cibo, ci si sposa e si invecchia, si fa la politica e si diventa grandi. Si impara a dormire e sognare, si conoscono i nomi degli alberi e i suoni del vento, la rabbia e la paura, la solitudine e la sete. Basta nascere in un qualsiasi Sud del mondo e sembra che tutto o quasi sia stato deciso dal destino di sabbia. Passano gli anni e le stagioni, cambiano le nuove generazioni e assomigliano alle precedenti, la siccità, le carestie e poi si ricomincia da capo fino alle prossime elezioni presidenziali. Militari, classe media, élites, intellettuali, commercianti, tutti destinati dalla nascita per via di padre, madre o raccomandazioni divine. Tutto o quasi è già stato scritto sulla sabbia.

C’è chi ricomincia da lei, la sabbia. Il mondo nuovo comincia dalla sabbia dalla quale Michael ha scelto di farsi attraversare. Ogni dissidenza incomincia dalla sabbia, fin dall’inizio del mondo è stato così. Le parole scritte sulla pietra sono state spezzate e solo permangono quelle scritte sulla sabbia dai piedi che la sfidano. Mchael ha lasciato due figli a casa e nel frattempo suo padre è morto. La loro madre è partita in Europa e si è sposata con un bianco.

Michael torna al paese dove è nato e trova il piccolo di nome Nouri, ormai diventato grande. Gli parlerà della sabbia, della Libia, del mare che ha solo sfiorato e dell’Algeria da cui arriva passando dal Niger. Gli dirà che la ribellione al destino incomincia dalla sabbia. Nouri, nome che significa luce, giorno e alba, ascolta e poi giura a suo padre di continuarne il cammino.

Niamey, giugno 2017