Scuola

Tracc(i)e di (im)maturità istituzionale, quando l’errore è nel metodo

La vicenda dell’errore ortografico nella parola “traccie”, apparso sulla pagina del sito del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), dedicata agli esami di maturità 2017 è nota ormai a tutti e sul web è divenuta subito virale. Come se ciò non bastasse, a distanza di poche ore viene reso noto un altro grave errore grammaticale nella traccia della seconda prova della maturità per l’indirizzo alberghiero ed enogastronomico, in cui è stato riportato in modo errato il singolare di “batteri”. Ma la rete non perdona e quindi via con il pubblico sberleffo, nonostante qualcuno abbia anche accennato un’improbabile difesa, l’evidenza è effettivamente troppo difficile da nascondere.

Che sia chiaro: un errore grammaticale può capitare, ma sul sito del ministero dell’Istruzione, proprio quando si annunciano “le traccie” della maturità, beh, si cerca di evitarlo. Stigmatizzare anche in questa sede l’errore ortografico in sé (seppur molto grave) sarebbe inutile, piuttosto ciò che lascia attoniti è la disinvolta e inconsapevole, nonché – è il caso di dirlo – “immatura” gestione adottata dal ministero dell’Istruzione per l’immissione dei contenuti sul proprio sito istituzionale.  Per le conseguenze di questa vicenda, inevitabilmente, il ministero ne ha certamente perso in termini di immagine e credibilità, ma non solo per la mancanza di cura per la correttezza ortografica dei contenuti. In effetti, il post di scuse del Miur pubblicato sul suo profilo Facebook risulta – se possibile – più imbarazzante dell’errore ortografico: il ministero, infatti, ha pensato di puntare il dito su “il fornitore tecnico che gestisce l’inserimento dei contenuti sul sito del Ministero”.

In poche parole, invece di chiedere scusa a docenti e studenti –  magari anche ironizzando sul grave sbaglio dandosi un bel 4 in pagella – cosa fa il Miur? Un po’ come un qualsiasi Pierino beccato dalla maestra con le mani nella marmellata, decide di addossare tutta la responsabilità sul suo fornitore tecnico. Quasi a dire: non è mia responsabilità, è colpa di altri che sono informatici, Caproni! Innanzitutto, non si può non sottolineare il cattivo esempio che si dà in questo modo, tra l’altro rivolgendosi proprio ai ragazzi. Inoltre, elemento ancora più grave è che questa giustificazione del Miur, di fatto svela un’organizzazione arretrata della pubblica amministrazione nello sviluppo dei servizi web per il cittadino, secondo la quale c’è ancora una differenza tra la gestione documentale in un contesto analogico – dove i contenuti sono controllati e i procedimenti continuano inesorabilmente a subire innumerevoli passaggi burocratici – e la gestione dei dati informatici – in cui la pubblica amministrazione delega tutto, svogliatamente e in modo disattento, a un fornitore esterno (compresa la predisposizione dei contenuti?), senza preoccuparsi nemmeno di effettuare un serio e doveroso controllo.

Il portale istituzionale del Miur, invece, andrebbe inserito nei processi amministrativi dell’ente e sottoposto a un controllo costante e pieno in modo da preservare esattezza e autenticità dei contenuti pubblicati, come richiedono le norme del Codice dell’amministrazione digitale che è norma primaria in materia. Ma nessuno lo conosce e soprattutto lo mette in pratica. Neppure i ministeri che dovrebbero invece essere i primi ad osservarlo. In argomento, poi, occorre ricordare che – come sancito fin dal diritto romano – per questi affidamenti ci sono due responsabilità in capo al committente (anche pubblico): la culpa in eligendo e la culpa in vigilando. In altre parole, il Miur ha scelto bene il suo partner informatico (se addirittura non conosce le più comuni regole grammaticali)? Si evince dal sito istituzionale chi sia il reale autore dei suoi contenuti? Come mai questo fornitore del sito non appare nei credits del portale del Miur? Che fine ha fatto la trasparenza? E ancora, com’è possibile che nessuno nel Miur abbia la responsabilità di predisporre e controllare i contenuti del sito, se quella correzione è avvenuta solo ex-post, quando ormai l’intero web aveva evidenziato l’incredibile fattaccio?

Ci sembra dunque e sinceramente poco serio da parte del Miur archiviare la questione con un post di scuse che non denota affatto delle “tracc(i)e di maturità”. La digitalizzazione dovrebbe essere sinonimo di trasparenza anche in termini di responsabilità, così come previsto dalla normativa vigente. Pensando a queste vicende, che molti ricorderanno in relazione alla maturità 2017, sembrano profetici alcuni versi di Giorgio Caproni, proprio il poeta la cui opera è stata scelta per una delle tracce della prima prova di quest’anno.

Sassate

Ho provato a parlare.
Forse, ignoro la lingua.
Tutte frasi sbagliate.
Le risposte: sassate.