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Maturità 2017, la versione di Seneca offre uno splendido congedo agli studenti del classico

Scelta felice per la prova di Latino dei licei classici. Seneca è infatti non solo un autore di solito frequentato dagli studenti (molte classi dell’ultimo anno leggono uno dei dialoghi morali più brevi, o almeno una selezione di epistole), ma anche straordinariamente rilevante tanto per lo stile originalissimo della prosa, quanto per l’universalità del messaggio filosofico che permea l’intero corpus di opere a noi pervenute.

Nato a Cordova nel 4 a.C. da una prestigiosa famiglia equestre, dopo aver patito l’esilio in Corsica sotto Claudio, Seneca si troverà ad esercitare il ruolo cruciale di precettore e guida morale del giovanissimo neo-imperatore Nerone. Campione dello Stoicismo romano, Seneca cercò di strutturare l’apprendistato di Nerone secondo i cardini etici della scuola del portico, insistendo sulle nozioni di clemenza, contenimento dell’ira e generosità verso il popolo di Roma. Lungi dal realizzare l’agognato progetto pedagogico, all’inizio degli anni 60 Seneca dovette prendere atto del suo completo fallimento e, come leggiamo nelle pagine dello storico Tacito, tentare il ritiro alla vita privata, lontano dall’efferata arena pubblica ormai completamente dominata dall’imperatore.

Le Epistole morali, dalle quali è tratto il brano sottoposto ai maturandi (Ep. 16,3-5), risalgono proprio a questo periodo della biografia di Seneca e propongono a più riprese l’idea della vita interiore e degli studi filosofici come ultimo baluardo della libertà. Se questa proposta filosofica da una parte riflette le difficoltà politiche degli anni 60 del primo secolo d.C., dall’altra contiene un messaggio di ammonizione ed esortazione destinato ad affrancarsi dalla contingenza storica per assumere la cifra dell’universalità.

Il brano sottoposto ai maturandi insiste proprio sulla necessità di coltivare una vita dedicata alla ricerca del sapere e della virtù: una vita activa, per dirla con Hannah Arendt. La traduzione del testo latino non presenta particolari difficoltà sintattiche, ma richiede uno sviluppato senso per la lingua che permetta di rendere efficacemente la pregnanza dottrinale del protrettico senecano. Eguale abilità necessita la resa dello stile modulare per sententiae che procede attraverso giustapposizioni e variazioni su uno stesso tema. Una cifra tipica della prosa stoica che già Cicerone, nel primo secolo a.C., aveva definito spinosa, piena di aculei che pungono/pungolano senza sosta la mente del lettore.

Questo testo offre uno splendido congedo agli studenti del Liceo Classico che si sono dedicati allo studio del latino e del greco per tanta parte della loro giovane vita, nonostante i continui attacchi dei quali le lingue antiche sono bersaglio. Se avranno voglia, sottopongano questo brano del loro esame a un familiare o a un amico. Senza dubbio, anche chi non conosca il latino, saprà apprezzare la purezza e la semplicità del messaggio senecano, gli attributi dell’eccellenza che è la qualità imperitura del sapere classico.