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Diritti tv, nemici su Premium ma uniti per il business del calcio: Berlusconi e Bolloré si sono sfilati così dall’asta della Serie A

Per Mediaset la rinuncia è una scelta “coerente” con la decisione di presentare l'esposto all'authority per la "nuova formulazione del bando”. Più misterioso invece è il dietrofront della Vivendi di Bolloré e soprattutto della sua controllata Tim. Così hanno rimesso il pallone nel campo della Lega

Nemici su Premium, uniti negli affari di calcio. Vincent Bolloré e Piersilvio Berlusconi si sfilano dall’asta per i diritti televisivi della Serie A 2018-2021 mandando all’aria i progetti d’incasso della Lega Calcio e del suo advisor Infront. Il tutto è accaduto dopo che, per ore, Mediaset e Vivendi si sono confrontate alla ricerca di un accordo per un’offerta comune nell’asta per i diritti nel calcio e, più in generale, per una soluzione al caso Premium, la pay-tv promessa sposa dei francesi e ripudiata poco prima delle nozze. Con tanto di strascichi legali su un’intesa che doveva mettere le basi per la nascita di una media company europea grazie ad uno scambio azionario del 3,5% fra Vivendi e Mediaset.

Per il gruppo della famiglia Berlusconi la rinuncia a partecipare all’asta indetta della Lega è una scelta “coerente” con la decisione di presentare un esposto “all’Autorità Garante della Concorrenza al fine di ottenere una nuova formulazione del bando”, come spiega una nota di Cologno Monzese. Mediaset, controllata dai Berlusconi e partecipata da Bolloré, aveva del resto già annunciato di non aver alcuna intenzione di strapagare i diritti del pallone, colpevoli di aver mandato in rosso i conti di Premium.

Più misterioso invece è il dietrofront della Vivendi di Bolloré e soprattutto della sua controllata Tim: il numero uno dell’ex monopolista telefonico, Flavio Cattaneo, aveva infatti chiaramente espresso l’intenzione di partecipare al bando per i diritti del calcio durante un’audizione al Senato lo scorso 28 marzo. In questa mossa, alcuni osservatori avevano persino intravisto il tentativo di Bolloré di mettere nell’angolo Berlusconi: una volta conquistata l’esclusiva sulle partite più redditizie, il finanziere bretone avrebbe avuto in mano un’arma in più per mettere Mediaset con le spalle al muro sul caso Premium.

Da allora però molte cose sono cambiate in casa Tim, che Vivendi controlla con il 24 per cento. Innanzitutto è mutato l’assetto del consiglio che ha visto l’ingresso in scena di un nome di peso come Franco Bernabé. Inoltre i francesi hanno stretto la morsa sul gruppo nominando il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, presidente di Tim in sostituzione di Giuseppe Recchi. Infine, a metà maggio, è maturata una frattura fra Vivendi e l’amministratore delegato Cattaneo, manager scelto da Bolloré e vicino a Silvio Berlusconi. Il pomo della discordia è stato la promessa di Vivendi a Bruxelles di cedere la filiale di Tim Persidera senza aver prima consultato il consiglio di amministrazione dell’ex monopolista della telefonia.

Difficile dire quindi se la decisione di Cattaneo di mollare il colpo sui i diritti del calcio sia dovuta a questioni di opportunità economica o ad una strategia di più ampio respiro ideata da Bollorè o da Berlusconi. Di certo la mossa di Tim ha cambiato le carte in tavola evitando una sanguinosa battaglia al rialzo per conquistare i diritti della serie A. E, del resto, non conviene a nessuno svenarsi per conquistare le nuove esclusive. Meglio far saltare il tavolo in modo che le regole possano essere riscritte e magari il prezzo scenda favorendo Mediaset o magari il suo ingombrante socio Vivendi che ha investito 1,3 miliardi nei titoli del Biscione.

La palla passa ora alla Lega che è davvero l’unica ad aver perso la partita. Intanto, come fa notare Cologno Monzese, “in ogni caso, l’esito dell’asta odierna non avrà alcun effetto sull’offerta calcistica Mediaset della prossima stagione: da agosto 2017 gli abbonati di Premium godranno sempre di tutti i match delle principali squadre della Serie A e soprattutto della Champions League in esclusiva assoluta”. I tifosi possono insomma dormire sogni tranquilli. Non si può dire lo stesso per Vivendi che, entro il 18 giugno, dovrà presentare un piano all’Agcom per mettersi in regola con la legge italiana secondo cui il gruppo francese non può al tempo stesso essere socio di peso in Telecom e Mediaset. Sempre che prima, a sorpresa, Bolloré e Berlusconi non trovino un accordo nell’interesse comune come, in un certo senso, è accaduto per l’asta sui diritti per il calcio.