Cronaca

Direttori musei, respinto ricorso Mibact per sospensiva dopo la sentenza del Tar

Il tribunale amministrativo aveva deciso l'annullamento della nomina di 5 direttori, sulla quale si pronuncerà il Consiglio di Stato il 15 giugno. Il ricorso del ministero, ha spiegato il giudice, è stato respinto per evitare "un incongruo alternarsi degli organi titolari di funzioni pubbliche"

Il Tar annulla le nomine di 5 superdirettori di musei in Italia e il Ministero dei beni e della attività culturali chiede una sospensiva urgente per “neutralizzare” gli effetti della decisione del tribunale. Ma il ricorso del Mibact è stato respinto dal presidente della sesta sezione del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, che ha fissato per il 15 giugno la camera di consiglio per la trattazione collegiale della vicenda. Nel frattempo è stata lasciata inalterata la situazione che si è creata a seguito delle sentenze del tribunale amministrativo in modo da evitare “un incongruo alternarsi degli organi titolari di funzioni pubbliche”. Per rimediare alla decisione del Tar, che aveva scatenato lo scontro tra Renzi e le togheil relatore del Pd in Commissione Bilancio Mauro Guerra aveva depositato un emendamento alla manovra correttiva che toglieva i limiti contestati dai giudici amministrativi, fornendo un’interpretazione diversa della legge del 2001 sulla base della quale, nel 2014, si è proceduto alle nomine.

Quattro i motivi che avevano spinto il Mibact a presentare la richiesta di sospensiva urgente. Innanzitutto, secondo il ministero, della controversia si dovrebbe occupare il giudice civile e non quello amministrativo. Il Tar, poi, avrebbe dovuto respingere alcuni motivi del ricorso di primo grado, con cui è stata prospettata la presenza di alcuni vizi del procedimento di nomina dei direttori e avrebbe sbagliato nel ritenere illegittimo lo svolgimento della prova “tramite skype” di alcuni partecipanti alla selezione, sia perché non sarebbe stata formulata una formale censura col ricorso di primo grado, sia perché di per sé non si sarebbe verificata in concreto alcuna lesione al principio della trasparenza degli atti del procedimento di nomina. Infine, secondo il Ministero, il tribunale amminstrativo di primo grado avrebbe dovuto respingere alcune censure al procedimento o, in subordine, avrebbe dovuto sollevare una questione pregiudiziale innanzi alla Corte di Giustizia della Unione Europea.