Scuola

Scuole Belle, nella manovrina la quarta proroga. Che impegna 472 milioni e non risolve il problema dei lavoratori

Il decreto dispone la prosecuzione degli affidamenti in corso per i servizi di pulizia fino all’inizio dell’anno scolastico 2018/2019. Nonostante quegli appalti siano stati oggetto nel 2015 di una multa dell’Antitrust per cartello tra imprese, poi sospese dalla Consip, e nonostante il parere contrario dell'autorità anticorruzione

Pulizia delle scuole, la mangiatoia in deroga continua. Nella “manovrina” il governo inserisce anche la quarta proroga per i mega appalti Consip da 1,6 miliardi scaduti e già oggetto nel 2015 di una multa dell’Antitrust per cartello tra imprese poi sospese dalla stessa Consip. Proroga che arriva a un anno dal parere contrario di Raffaele Cantone e nonostante le proteste dei parlamentari di Alternativa Libera che da tempo chiedono di metter fine alla roulette dei rinvii che rafforza gli stessi operatori, limita la concorrenza e favorisce comportamenti illeciti. All’articolo 64 del testo, ormai definitivo, viene disposta sotto la voce “Servizi per le scuole” la prosecuzione degli affidamenti in corso fino all’inizio dell’anno scolastico 2018/2019, con un impegno aggiuntivo di spesa di 64 milioni di euro e uno (stavolta non scritto nel testo ma desumibile dai riferimenti di legge) che vale almeno altri 408 milioni. Le procedure per la nuova gara, recita il testo, saranno attivate entro l’inizio del nuovo anno scolastico ma nel frattempo, nelle regioni dove è stata risolta la convenzione Consip i servizi continueranno ad essere erogati dalle società che già li forniscono e alle condizioni previste nei vecchi contratti.

Anche questa proroga, dunque, riguarda sia i contratti vecchi di anni siglati autonomamente dagli istituti scolastici, sia quelli messi a bando nel 2012 attraverso la Centrale acquisti della Pa. Il testo fa riferimento alla necessità di garantire “idonee condizioni igienico-sanitarie” e il decoro ma anche alla salvaguardia dei livelli occupazionali. Tutta la vicenda, si ricorderà, incrocia il destino di 12mila ex lavoratori socialmente utili sul quale ogni governo evita attentamente di prendere decisioni per non aprire un capitolo spinoso sul fronte del consenso. E infatti la storia va avanti da anni e il governo Gentiloni non fa eccezione. Inizia nel 2012, quando l’allora ministro Francesco Profumo decise di acquistare i servizi tramite la centrale unica mettendo fine agli affidamenti diretti. Le convenzioni sono partite nel 2013 tranne che in alcune regioni, come la Sicilia o parte della Campania, dove si concentrano la maggior parte degli Lsu.

Ad agosto 2015, con il ddl “Buona Scuola” di Renzi, arriva la prima proroga fino a luglio 2016 i contratti nelle regioni non coperte da Consip. A marzo 2016 il decreto Scuola ha spostato la scadenza a fine anno, così come per il progetto “scuole belle” e le convenzioni che nel frattempo erano scadute. Si arriva così a dicembre 2016, sotto il referendum scatta la terza proroga per altri otto mesi. Nel frattempo la madre di tutti gli appalti in prorogatio è finita nel mirino dell’Antitrust e dell’Anac. L’Authority nel 2015 riconosce che la gara di partenza era stata truccato da un cartello di imprese (Manutencoop Facility Management s.p.a. e RTI costituito da CNS, Kuadra s.p.a., Exitone s.p.a.) cui infligge 110 milioni di euro di multa (Consip, successivamente, provvede alla risoluzione delle convenzioni stipulate con le imprese). In sostanza quella multa certifica che con quel sistema condizionabile da accordi sotto banco lo Stato anziché risparmiare finiva per spendere di più.

Ma nonostante le evidenze viene prorogato ancora. I deputati di Alternativa Libera investono Raffale Cantone che ad aprile 2016 invia al Parlamento e alla Procura di Roma un parere durissimo nel quale chiede espressamente di ricondurre nell’alveo delle ordinarie procedure di affidamento tutti i servizi appaltati, smettendo una volta per tutte la pratica delle proroghe che sono “sistemi derogatori inidonei a risolvere rilevanti problematiche sociali”. Ma la soluzione ai 12mila non si trovò allora né oggi, tanto che nel testo di prorogatio questo aspetto viene rimarcato a più riprese. Così arriva, in forza di una necessità sociale che non viene mai risolta ma solo posposta siamo arrivati a quattro proroghe. Per i deputati Marco Baldassarre e Massimo Artini la soluzione è semplice: “Comprendiamo la necessità di salvaguardare i livelli occupazionali, ma continuare con delle proroghe vietate dal codice degli appalti è assurdo. Questo è un modo per tenere sotto ricatto i lavoratori, le possibilità sono due, o si fanno subito le nuove gare per la pulizia delle scuole o lo Stato assume queste persone visto che tanto ce ne è bisogno e che comunque già li paghiamo da anni”.