Donne

Roma, appello a Mattarella contro lo sfratto del Centro antiviolenza. M5S: ‘Necessario un bando’

Una petizione sulla piattaforma di Change.org per bloccare lo sfratto di un Centro antiviolenza a Tor Bella Monaca, nel territorio del Municipio VI di Roma. Stefania Catella presidentessa del Centro di supporto popolare psicologico (Cespp) che ha dato vita al Centro antiviolenza Marie Anne Erize, ha già raccolto  oltre 25mila firme e si appellerà al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il braccio di ferro va avanti da metà marzo da quando il Centro di Tor Bella Monaca venne sfrattato dalla sua sede, inaugurata il 20 marzo 2015. Dedicato a una desaparecida argentina, offre sostegno psicologico e consulenze legali alle donne che subiscono violenza.

Il 16 marzo scorso nel municipio VI, la maggioranza, rappresentata in Campidoglio dalla sindaca pentastellata Virginia Raggi, ha presentato e approvato una mozione per lo sfratto dalla sede assegnata due anni fa con procedura diretta.  Il contratto per l’uso del locale è rinnovato da allora su tacito accordo, di sei mesi in sei mesi.  In quei 70 metri quadri  sono state accolte 2700 donne, è stata realizzata una biblioteca di 8mila volumi riconosciuta nell’anagrafe delle biblioteche nazionali e anche una sartoria solidale, finanziata dalla fondazione francese Up, che permette alle donne di avere una autonomia economica nel momento di maggior bisogno, ossia quando si separano. .

“La mozione che è stata approvata – mi dice la presidentessa Catallo – ci accusa infondatamente di non pagare l’affitto e di non aver titolo per usufruire dei locali perché il contratto è scaduto. Ma nulla di ciò che ci viene imputato è vero. Il giorno dopo aver appreso dello sfratto, ho presentato i documenti che provano pagamenti puntuali e un contratto che scadrà a luglio”. Secondo Stefania, “le problematiche amministrative non c’entrano e, del resto se così fosse stato, non sarebbe stata presentata una mozione, che è un atto politico, bensì una interpellanza“. “Invece, è arrivata una tegola sulla testa – spiega ancora Stefania – saremo sfrattate e il locale, ci è stato detto, sarà messo a bando senza nessun rispetto per il nostro lavoro e per le donne che hanno instaurato una relazione di fiducia con noi. Ci hanno detto che l’amministrazione deve rientrare in possesso di locali che devono essere messi a reddito“.

Tuttavia, secondo le ricerche della presidente, questa decisione va contro quanto stabilito dalla delibera del 2 febbraio 1995 fatta dalla Giunta Rutelli, secondo la quale chi occupa locali  destinati a finalità sociali paga l’affitto con una notevole riduzione, quindi chi subentrerà pagherà lo stesso canone pagato da Erize. “Forse vogliono dare lo spazio a un altro centro antiviolenza?”, si chiede ancora la presidentessa. Durante un incontro avvenuto tra il Centro antiviolenza e la Commissione controllo e garanzia sono volate parole grosse. Secondo quanto racconta Stefania, davanti allo sgomento per lo sfratto delle operatrici del centro, la consigliera M5S del municipio VI Valentina Battistelli avrebbe etichettato come “marchetta politica” la resistenza opposta dalle donne dell’Erize. “Si tratta di una accusa  ignobile, di una mancanza di rispetto inaccettabile”, ha commentato Stefania.

Dal canto suo, l’assessora alle Politiche sociali del Municipio VI, Francesca Filipponi mi dice: “Da parte nostra non c’è nessuna volontà di mettere in discussione il ruolo sociale di Erize, né di sindacare sulla professionalità di chi vi opera e sul valore di quell’esperienza, ma voglio precisare che Erize non è un Centro antiviolenza come impropriamente la stampa scrive da giorni. Sul sito della Regione Lazio non figura nell’elenco delle strutture antiviolenza del territorio disciplinate dalla Legge Regionale del 19 marzo 2014. In riferimento al Municipio VI è citato il Centro comunale antiviolenza Donatella Colasanti e Rosaria Lopez di via Torre Spaccata, ma non il Marie Anne Erize e non risulta che abbia avuto rapporti con i servizi sociali del nostro territorio. Ne consegue che ci sia un uso improprio dei locali che erano stati assegnati direttamente al Cespp in via provvisoria dalla precedente Giunta Marino, il 6 marzo 2014. L’utilizzo della sede infatti era temporaneo, in attesa di indire un bando. Nel frattempo si chiese al Cespp il pagamento di una indennità di 51,63 euro annui che non sono un canone di locazione come si sostiene della mozione approvata lo scorso mese di marzo”.

E’ un fatto però che per sei anni Erize è stato attivo a Tor Bella Monaca ed è diventato un punto di riferimento per le donne e sostituire un luogo che accoglie vittime di violenza con un altro, non è un fatto banale. Non sarebbe auspicabile percorrere la strada del confronto e del dialogo per individuare altre soluzioni e non disperdere l’esperienza di un luogo che ha accolto quasi tremila donne?

“A Roma operano migliaia di associazioni meritevoli – ha spiegato l’assessora Francesca Filipponi e non riusciamo a dare risposte a tutte. Siamo però disponibili a parlare col terzo settore per costruire qualcosa, ma la strada che abbiamo scelto, in nome della trasparenza, non è l’assegnazione diretta delle sedi, ma un bando per aprire un Centro antiviolenza di primo livello sul territorio”.

Il bando si farà ma Stefania Catallo non intende gettare la spugna e insieme alle sostenitrici e ai sostenitori del Centro Erize ha annunciato battaglia l’11 aprile scorso durante una conferenza stampa. Ricorrerà anche al Tar contro la approvazione della mozione. Oggi si appella a chiunque voglia dare sostegno per bloccare lo sfratto e si rivolge anche alle maggiori cariche dello Stato, della Capitale e della Regione Lazio contro, dice, “gli oscuri giochi di potere che si fanno sulla pelle delle donne“.

@nadiesdaa