Televisione

Presa Diretta, sterilità in aumento e pene più corto: è la “femminilizzazione del maschio”?

A far luce sui rischi derivanti dall'abuso di alcune sostanze chimica nella produzione di oggetti di uso quotidiano c'ha pensato l'ultima puntata del programma di RaiTre, con una lunga e approfondita inchiesta proprio sulle modificazioni a livello genetico e ormonale

Troppo spesso, quando si parla di “femminilizzazione del maschio” ci si riferisce a depilazione, sopracciglia ad ali di gabbiano, capi di abbigliamento considerati non troppo virili. Sciocchezze culturali, dunque, mentre si ignora completamente la vera femminilizzazione, quella che dovrebbe preoccuparci di più e che nulla ha a che fare con le mode. A far luce sui rischi derivanti dall’abuso di alcune sostanze chimica nella produzione di oggetti di uso quotidiano c’ha pensato l’ultima puntata di Presa Diretta, con una lunga e approfondita inchiesta proprio sulle modificazioni a livello genetico e ormonale che rischiano di provocare danni enormi ai maschi dei giorni nostri.

In Danimarca, per esempio, stanno studiando gli effetti che l’utilizzo di alcune sostanze chimiche provocano sullo sviluppo maschile: dagli estrogeni che portano allo sviluppo del seno ai crescenti casi di intersessualità che potrebbero essere causati da ormoni e sostanze perfettamente legali ma potenzialmente pericolosissime. Il dato più preoccupante, poi, riguarda la fertilità maschile, con lo scienziato danese Nils Jorgensen che ha scoperto che negli ultimi cinquant’anni il numero di spermatozoi è crollato del 50%, con una conseguente riduzione della loro mobilità. I “colpevoli” di tale sterilizzazione di massa sarebbero gli interferenti endocrini, sostanze presenti negli ftalati (tra gli altri pellicole per cibi, vernici, cosmetici) e che “ingannano” l’organismo maschile comportandosi da ormoni e dunque impedendo la crescita regolare.

Gli studi sui topi sono allarmanti, con evidente aumento dell’infertilità. Ma sugli umani mancano dati definitivi e, almeno per il momento, gli ftalati sono ancora perfettamente legali. Il programma di Riccardo Iacona, ricostruendo le ultime ricerche in questo campo, ha precisato che l’obiettivo non è e non deve essere un allarmismo incontrollato, ma una maggiore consapevolezza dei rischi che gli uomini corrono nella loro vita quotidiana, una consapevolezza che può essere agevolata da una informazione più capillare, da etichette chiare.

Il crollo della natalità, dunque, potrebbe non derivare solo da cambiamenti radicali in ambito sociale e culturale ma da veri e propri fenomeni genetici che intervengono in due modi diversi: da un lato, gli uomini adulti che utilizzano prodotti contenenti ftalati rischiano di vedere ridotta la propria capacità riproduttiva, dall’altro le donne in gravidanza, per lo stesso motivo, possono provocare danni irreparabili ai feti maschi.

Sostanze, quelle accusate di provocare questa sorta di “suicidio demografico”, che prese singolarmente sono pressoché innocue, ma che utilizzate tutte insieme per scopi industriali danno vita a un cocktail venefico per l’apparato riproduttivo maschile e per la salute stessa degli uomini (sono in aumento, infatti, anche i casi di tumore ai testicoli). Ma se gli ftalati non sappiamo nemmeno cosa siano, di sicuro conosciamo e utilizziamo quotidianamente gli analgesici, primo tra tutti il paracetamolo. Ebbene, anche l’abuso di questo diffusissimo principio attivo provocherebbe modificazioni a livello genetico e in particolare la diminuzione della distanza tra ano e organo sessuale, che dovrebbe essere più ampia nei maschi. Un dato che potrebbe far preoccupare gli uomini, poi, riguarda la misura media del pene, che a quanto pare è diminuita di circa 2 centimetri. È un problema molto più serio di quanto si possa immaginare, visto che non si tratta solo di difendere le virili virtù ma di salvaguardare la funzionalità dell’apparato riproduttivo.

E, infine, attenti anche ai PFC, sostanze inferenti diffusissime nel cartone della pizza, nel packaging dei fast food, negli indumenti impermeabili e persino nelle capsule del caffè. Pare non ci sia un’alternativa altrettanto performante e finché il loro utilizzo resterà legale, c’è davvero poco da fare. Ecco, dunque, che il problema è più politico che scientifico. Le ricerche condotte in varie parti del mondo parlano chiaro, ora tocca ai legislatori (innanzitutto quelli europei) classificare in maniera coerente queste sostanze e agire di conseguenza, affinché si limitino i danni alla fertilità maschile, uno dei problemi più gravi, e al contempo ignorati, della società contemporanea.