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Usa, la crisi dei migranti non c’è. Ma per Trump la politica della paura funziona

Dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi, tutti i governi americani hanno perseguito la politica della paura per ottenere il consenso della popolazione. Iniziata con il Maccartismo – quando la parola comunismo bastava per diventare un traditore della patria e finire sulla sedia elettrica – la politica della paura è diventata il cardine della guerra fredda quando l’Unione Sovietica ha prodotto la sua bomba atomica. E da allora si è cementata nel popolo americano l’idea che la nazione sia sotto una minaccia esteriore costante. “Gli americani sono terrorizzati dagli stranieri” mi disse Chomsky diversi anni fa, “è una paura irrazionale, senza fondamento, hanno paura che qualcuno invada il paese e violenti la loro la nonna”. Paure irrazionali, assurde, ma soprattutto paure false, come le notizie che le avvallano.

Donald Trump ha vinto le elezioni usando proprio la leva della paura dei migranti, esattamente come George Bush ha convinto gli americani che Saddam Hussein era in combutta con Osama bin Laden per distruggere il paese. Trump, come Bush, ha riacceso negli americani la diffidenza profonda verso il “resto del mondo”, dove si nascondono i nemici. Trump lo ha fatto traslando i problemi europei relativi alla crisi dei migranti all’America. La stampa, naturalmente, lo ha aiutato trasmettendo ininterrottamente le immagini drammatiche dei rifugiati siriani, quelle dei migranti nei barconi che affondano nel Mediterraneo e quelle dei leader europei che battibeccano sull’apertura o chiusura dei confini nazionali. Il tutto sullo sfondo degli attentati terroristi in Europa.

La verità è che in America il problema dei rifugiati, dei migranti e dei cosiddetti immigrati illegali non esiste. Basta dare un’occhiata ad alcune statistiche. Iniziamo dai rifugiati.

Dal 1980, da quando venne introdotto il Refugee Act (la legge dei rifugiati) che ha creato il programma federale di re-insediamento, fino al 2016 sono entrati negli Stati Uniti appena 3 milioni di rifugiati. Tanto per avere un’idea delle dimensioni microscopiche di queste statistiche, in 27 anni gli Stati Uniti hanno assorbito meno del doppio del numero di rifugiati e migranti entrati in Europa nel 2015, in un singolo anno.

Nel 2016 il numero più alto di rifugiati proveniva dalla Repubblica democratica del Congo, seguivano a ruota la Siria, Myanmar dove i gruppi armati buddisti stanno conducendo una politica di pulizia etnica nei confronti della popolazione mussulmana, l’Iraq e la Somalia. Il 2016 è stato l’anno in cui più alto è stato il numero dei rifugiati musulmani ma a parte la Somalia costoro non provengono dalle nazioni elencate nell’ultimo executive order che vieta l’ingresso negli Stati Uniti.

Passiamo ai migranti ed immigrati illegali. Non esiste negli Stati Uniti un problema di migranti come in Europa per una serie di motivi. In primis, la stragrande maggioranza dei migranti proviene dall’America latina. In secondo luogo il picco delle migrazioni si è verificato nel 2007, da allora è leggermente sceso per poi stabilizzarsi intorno al 2010. In terzo luogo, il più alto numero di emigrati illegali vivono e lavorano negli Stati Uniti da più di dieci anni. E questo spiega perché l’amministrazione Obama ha concesso loro il riconoscimento dello status speciale, che permette loro di lavorare legalmente senza avere diritto alla cittadinanza. Al momento degli 11 milioni di emigrati non autorizzati più di 8 milioni lavorano, pari al 5 per cento del totale della popolazione occupata. Infine, il costo dell’immigrazione illegale e dei rifugiati per il contribuente americani è insignificante.

Ma la paura dello straniero, del nemico è tanta, falsa la realtà ed ecco perché agli americani non piace aprire le proprie frontiere.

Queste statistiche da una parte confermano l’inutilità delle politiche anti immigrazione perseguite da Trump: a che serve un muro con il Messico o la chiusura delle frontiere ad una manciata di nazioni musulmane se la crisi dei migranti non c’è? La risposta è semplice: finché gli americani saranno convinti di essere minacciati, un presidente che li protegge da questi fantasmi conquisterà la loro fiducia. La politica della paura continua a funzionare.

Domenica alle 18 parleremo di questi temi e risponderò alle vostre domande che potete postare qui.