Politica

Salvini contestato a Napoli, sarebbe bastato chiedere scusa

Caro Matteo,

No, non lei Salvini, l’altro, quello padano. Deve proprio perdonarli, i napoletani. Davvero faticano a intender le ragioni di opportunità politica che oggi la distinguono dal Matteo che ebbe a dire, solo quattro anni fa, in un tweet, che: “Napoli… Italia…  Boh”. Ammiccando a decenni di propaganda antimeridionale su cui, ancora in parte, si regge il suo tesoretto elettorale.
Li perdoni ma sa, ormai, la rete internet arriva pure al sud, nonostante l’arretratezza infrastrutturale a cui questo territorio è condannato dai governi di ogni colore che si avvicendano sui romanissimi colli. Compresi quelli sostenuti dal suo partito, che brillarono di fallimentare ispirazione neoliberista. Invero, sarà capitato loro di leggere quel suo tweet (magari anche altro) e un sussulto di dignità deve averli colti. Sa, qui al sud, a certe cose, ci teniamo ancora. E così, una paradossale eterogenesi dei fini ha fatto sì che ieri il “foglio di via” se lo sia beccato lei.

Le dirò, personalmente non sono poi entusiasta del suo allontanamento, perché credo fermamente nella libertà di espressione sancita dall’art. 21 della nostra Costituzione. Ma si insinua in me il fondato dubbio che lei non avesse affatto intenzione di andare da loro per scusarsi per aver scritto quel tweet e per il fatto che il suo partito abbia sostenuto certe perniciose politiche di esclusione sociale di cui oggi paghiamo le conseguenze. Se invece mi sbaglio, son pronto a porgere le mie, di scuse. Anzi le consideri già insite in queste parole.

Nel frattempo, cresce sempre più, anche a queste latitudini, la ferma consapevolezza che l’ultimo ventennio abbia portato il divario nord-sud a livelli postbellici. Questo potrebbe infastidire non solo i napoletani. Cresce la consapevolezza, al Sud, che il federalismo fiscale che avete introdotto abbia favorito la creazione dei presupposti (e non solo quelli) per un trattamento difforme tra cittadini della stessa Repubblica. E, badi bene, qui non parliamo solo di infrastrutture e opportunità di lavoro – anche se basterebbero quegli argomenti – ma anche di sanità: del modo in cui vengono curati i nostri bambini i nostri malati e i nostri anziani. E questo fa male, uccide dentro. Come uccide il fenomeno triste dei “migranti della sanità”. Addolora ogni fibra degli spiriti vivi che ancora si aggirano da queste parti e non hanno abbandonato la nave. Per ora. O perché non possono.

Prendete finalmente consapevolezza del fatto che anche i politici debbano chiedere scusa per gli errori commessi e per le parole sbagliate. Politica deve essere attenzione, non solo diritto di dire ogni cosa che faccia alzare l’asticella dei consensi. Essere politici, ma restando umani. I governi sostenuti dal suo partito hanno fatto male al Sud ma si sono alimentati dei voti di questa gente ingannata da false promesse. E ora non parlo solo a lei.

Oggi ci vogliono chiarezza e onestà. Oggi, far risorgere il Mezzogiorno significa far del bene anche alla sua gente e al suo territorio. Bisogna riconoscere che solo quando il sud cresceva quanto il nord il paese ha avuto il suo boom economico. L’alternativa è frammentare il paese e crollare tutti, prima o dopo. Nessuno si illuda. Personalmente credo che tutti questi elementi  siano più gravi delle proteste di ieri, dalle quali probabilmente lei trarrà più vantaggi e visibilità di quelli che avrà la sana discussione dei problemi di noi italiani. Altri passaggi in tv, altra tribunizia foga. La si butta nei soliti dibattiti polarizzati: nord sud, destra sinistra. E altre banalità.

Ai politici italiani mancano due parole: scusa e grazie. Anche a lei, forse.